Sfoderate le penne, è tornato NaNoWriMo

Gli aspiranti scrittori avranno già sfoderato le penne, perché ormai da qualche giorno ha avuto ufficialmente inizio il National Novel Writing Month, conosciuto più semplicemente con il nome di NaNoWriMo. Un camp alla maniera americana, completamente svolto su Internet, grazie al quale mettere alla prova le proprie abilità creative con un obiettivo ben preciso: terminare un romanzo di 50mila parole in trenta giorni esatti. A partire dalla mezzanotte del primo novembre, fino alle 11:59 del 30 novembre, i partecipanti si impegnano a scrivere e aggiornare costantemente il conteggio delle parole, nella speranza di poter sfornare il capolavoro che hanno sempre sognato, motivati non solo dalla scadenza, ma da quel senso di community che è il vero motore dell’iniziativa.

L’idea di NaNoWriMo vede la luce in un lontano novembre del 1999, quando un gruppo di ventenni si mette in testa di fondare un camp di scrittura creativa che fosse soprattutto motivo di aggregazione. “Abbiamo scoperto”, raccontano i fondatori sul sito ufficiale, “che scrivere romanzi era un po’ come guardare la TV. Ti ritrovi con un pugno di amici, ti riempi di caffeina e cibo spazzatura e fissi uno schermo bianco per qualche ora. In qualche modo la storia prenderà forma sotto ai tuoi occhi”.

La voglia di divertirsi, dunque, al centro di tutto. E ovviamente anche il volersi mettere in gioco: con queste premesse non ci si può aspettare che il risultato alla fine sia eccezionale. Sebbene non manchino i titoli di romanzi campioni di incassi scritti proprio durante il NaNoWriMo (Acqua agli elefanti, di Sara Gruen, da cui è stato tratto un film con Robert Pattinson, ma anche Controvento, di Aura Conte, uno dei tanti esempi italiani), sono ben altri i requisiti che servono per scrivere una storia che valga la pena di essere letta. In altre parole, è necessario un talento enorme per sopperire alle falle di questo progetto, prima fra tutte la scadenza di trenta giorni. Che fine fa, in un contesto come questo, la lenta e ponderata pianificazione della trama e dei personaggi?

Tutto si velocizza e scrivere diventa un mero conteggio. La voglia di raccontare si trasforma in desiderio di aumentare il numero di parole e va a finire che la qualità cede inevitabilmente il posto alla quantità. Sarà anche vero che si tratta semplicemente di una nuova forma di scrittura inventata dal web ma, per cortesia, ridatemi Tolkien e i dodici anni passati a scrivere Il Signore degli Anelli. All’ispirazione, giuro, non si può mettere fretta.

Sull’Autore

Siciliana, appassionata di mille cose diverse, sono una contraddizione a forma di donna. Asociale fino al midollo, diffidente come un gatto. Scrivo perché questa vita non mi basta. Mi chiamano Vanessa, *shrug*

Articoli Collegati