Scienziati uniti per la pace

È stato assegnato lo scorso 6 ottobre 2017 il premio Nobel per la Pace all’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), organizzazione internazionale impegnata “a portare l’attenzione alle conseguenze umanitarie catastrofiche di qualunque uso delle armi nucleari”.
Questo premio sembra tanto più significativo se contestualizzato nel clima di allerta internazionale dei nostri giorni. Un clima a cui abbiamo imparato ad abituarci sin dall’inizio dell’“era atomica”, ovvero da quando, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il Progetto Manhattan, lo sforzo segreto americano per costruire le armi atomiche, rivelò al mondo i prodotti distruttivi del suo lavoro.

J. Robert Oppenheimer, fisico americano a capo del Progetto Manhattan, la cui fama è legata soprattutto alla crisi di coscienza che colpì la maggioranza dei cosiddetti “fisici atomici” dopo la guerra

Lo scienziato a capo del Progetto Manhattan era il fisico J. Robert Oppenheimer: alla fine della guerra il suo nome era il simbolo del potenziale scientifico americano e la sua faccia tormentata divenne il volto dell’era atomica.
Il mondo che abbiamo ereditato dal Progetto Manhattan è un mondo in cui la scienza ci dà il potere di distruggerci da soli, un mondo reso paranoico da segretezza e diffidenza e dalla consapevolezza che ovunque avrebbe potuto verificarsi un attacco nucleare.

Mentre si sollevava il dilemma etico se la scienza fosse a favore dell’uomo o pericolosa per lui, nuove generazioni di scienziati sono cresciute con una nuova sensibilità del proprio ruolo all’interno della società. La comunità scientifica cominciò infatti a mobilitarsi per la pace: era chiaro che il pericolo stava nella chiusura e nell’ignoranza.

Francobollo commemorativo del programma “Atoms for peace”, 1955

Nell’agosto 1955, nel pieno della Guerra Fredda, le Nazioni Unite convocarono una conferenza scientifica internazionale, nota come Atomi per la Pace, con l’intento di promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e impedirne l’uso per scopi militari. 
L’idea centrale era proprio quella di muoversi da un atteggiamento di segretezza a una politica di trasparenza e cooperazione internazionale, verso la causa comune di rendere pubblica la ricerca nucleare.

Il concetto di condivisione della conoscenza è base fondante anche per la IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War), Nobel per la Pace nel 1985. È una federazione nata da un piccolo numero di medici statunitensi e sovietici, convinti che il loro dovere professionale andasse ben al di là delle ideologie che avrebbero potuto dividerli. Vedevano infatti il pericolo atomico allo stesso livello di un’emergenza sanitaria, di cui un’eventuale guerra atomica sarebbe stata l’epidemia conclusiva, incurabile e definitiva, fino alla completa distruzione dell’umanità.

Uno dei simboli più celebri dell’impegno per rilanciare la scienza come promotore della pace è senza dubbio il CERN di Ginevra, laboratorio internazionale in cui la ricerca in fisica delle particelle è condotta all’insegna della collaborazione tra scienziati provenienti da tutto il mondo, rifiutando fondi militari e segretezza, con costanti successi sperimentali e fondamentali contributi alla ricerca.

David Lynch, Twin Peaks, stagione 3, episodio 8 (2017)

La condivisione delle informazioni e la collaborazione mondiale sono strumenti indispensabili per portare luce sulle oscurità della storia e della politica, ma finché il demone della guerra atomica farà ombra sul mondo, l’Orologio dell’Apocalisse sarà sempre a pochi minuti dalla mezzanotte.

Sull’Autore

Sono laureata in fisica teorica e sono affascinata dall'infinitamente grande dell'Universo e dall'infinitamente piccolo del mondo quantistico. Gli oggetti del mondo in media scala mi lasciano in genere abbastanza indifferente, a parte i dischi di David Bowie.

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