Musei e comunicazione digitale: in Italia a che punto siamo?

Nemmeno il museo, tempio della memoria e del passato, può sfuggire alla modernità della tecnologia e alle innovazioni digitali. Non solo percorsi interattivi, ma anche siti web e pagine social, acquisto di biglietti online e persino recensioni su Trip Advisor. Insomma, nel secondo decennio degli anni Duemila, un museo che si rispetti della tecnologia non può fare a meno. Fare affidamento a strategie di marketing museale che corrono sul web e che possano aiutare le istituzioni museali ad uscire dalla crisi che le ha travolte, attirando nuovo pubblico, diventa quasi necessario.

Sebbene non manchino i pareri discordanti, come quello di Ugo Sorani, ex direttore generale dei musei, che dalle pagine dell’Espresso fa sapere che è poca la sostanza dietro il marketing applicato ai musei, che alla promozione dovrebbero preferire gli studi e la ricerca (“La missione del museo è educare e istruire”, afferma), ormai anche i grandi pilastri della cultura nel mondo hanno ceduto agli strumenti del marketing, scegliendo il digitale per valorizzare il loro patrimonio artistico. Un esempio è rappresentato dai musei francesi, come il Louvre, in testa tra i 18 musei più conosciuti nel mondo, e che solo su Twitter conta 1,25 milioni di followers , ma anche dai musei americani. Il LACMA di Los Angeles, il Museum of Fine Arts di Boston, e il Museum of Art di Denver sono solo tre dei luoghi culturali che hanno scelto l’innovativa Snapchat per farsi conoscere dal pubblico.

Il Louvre

Ma a che punto siamo in Italia? Il connubio tra istituzioni museali e la comunicazione digitale non è certamente fra i più idilliaci. Secondo un’analisi a campione effettuata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, solo il 51% dei musei italiani possiede un account su qualche social network, mentre solo il 13% ne ha uno sui tre social più diffusi, ossia Facebook, Twitter e Instagram (fonte: Osservatori.net). Si tratta ancora di una percentuale molto bassa, se si considera inoltre che i musei che utilizzano servizi digitali mirati alla fruizione (come i cataloghi online o le visite virtuali) in Italia sono meno del 20% (fonte: ibidem).

A fare eccezione solo pochissimi musei. Gli Uffizi di Firenze, per esempio, hanno puntato molto sui social media, al punto da aver trasformato il rientro al museo de L’Adorazione dei Magi di Leonardo Da Vinci in un vero e proprio evento social, seguito su Instagram e Twitter tramite l’hashtag #Waiting4Leonardo. Anche il MAXXI di Roma si distingue dalla media dei musei italiani: presente in diverse piattaforme social, sul suo sito web il museo invita i visitatori ad entrare a far parte della community MAXXI, non solo per conoscere le news e i retroscena delle mostre, ma anche per condividere con gli altri utenti foto, video ed altri contenuti creati all’interno del museo.

La Galleria degli Uffizi

E nel frattempo lo stesso MiBACT, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, continua a spingere verso questa direzione, anche attraverso la diffusione di campagne promosse sulle pagine social del Ministero e a cui i musei possono aderire, come per esempio è successo per la campagna L’arte ti somiglia, il cui spot è passato anche nelle tv italiane. Piccoli passi verso il futuro.

Sull’Autore

Siciliana, appassionata di mille cose diverse, sono una contraddizione a forma di donna. Asociale fino al midollo, diffidente come un gatto. Scrivo perché questa vita non mi basta. Mi chiamano Vanessa, *shrug*

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