#IlGiroDelMondo: Station F, Parigi

F come Francia, come founders, come Freyssinet, l’architetto che negli anni ’20 del secolo scorso ideò l’enorme deposito ferroviario nel tredicesimo arrondissment di Parigi – la Halle Freyssinet, appunto – che quasi un secolo dopo è stata trasformata nel più grande incubatore di start-up al mondo. In breve, Station F.

Inaugurata il 29 giugno 2017 al numero 55 di Boulevard Vincent-Auriol, in una zona tranquilla ma dinamica della capitale francese colma di enormi, bellissimi graffiti che occupano intere facciate di alti palazzoni, Station F è una scommessa. Una scommessa iniziata da Xavier Niel, genio delle telecomunicazioni d’Oltralpe (e, di conseguenza, multimiliardario) – già fondatore e finanziatore della prestigiosa scuola di programmazione École 42 -, abbracciata dalla giovanissima direttrice della struttura, l’irano-statunitense Roxanne Varza, e approvatissima da Emmanuel Macron stesso. Il fine ultimo? Non soltanto quello di fare della Francia quella start-up nation che il nuovo Presidente sogna la notte, ma anche di scalzare le vicine Gran Bretagna e Germania come Silicon Valley del Vecchio Continente.

Esteso su 34 000 metri quadrati in un edificio che si presenta con un’elegante, formale facciata in vetro su cui svetta il logo dall’aria vagamente futuristica del progetto, Station F è allo stesso tempo anche un ecosistema imprenditoriale con le proprie regole e i propri equilibri, i propri spazi comuni, i propri abitanti – e le proprie bizzarre opere d’arte contemporanea. A balzare all’occhio del visitatore che entra per la prima volta in questo tempio dell’innovazione è, per esempio, la statua verde e stilizzata di uno stegosauro che troneggia su una sala riunioni denominata Master Stage ma sopratutto, in lontananza, una scultura che non può essere descritta come altro che un enorme, multicolore, indistinguibile ammasso di pongo mischiato senza ritegno da un bambino delle elementari. Un elemento che certo spicca, però, tra grigio traslucido dei pavimenti e il susseguirsi delle piccole sale riunioni dalle pareti in vetro, che danno sul grande vuoto che è la prima stanza della Stazione – quella riservata agli ospiti.

Per entrare davvero nel cuore di questa comunità di menti affini è necessario – sarà forse ovvio – lavorarci davvero, in una delle 3000 stazioni di lavoro (chiamarle uffici sarebbe limitante) che si spartiscono Station F. Oppure, se siete fortunati, trovare una buon’anima che vi faccia avere un badge speciale che vi permetta di addentrarvi oltre la sala degli ospiti, a scoprire i segreti della casa. Vi si aprirebbe così un piccolo microcosmo dinamico di sale riunioni senza sedie o tavoli, ma colme di soffici, giganteschi cuscini, calcio balilla, graziose piantine che scendono dal soffitto a dare un tono all’ambiente e un’altra miriade di piccoli dettagli che rendono Station F un luogo di lavoro piacevole – o per lo meno, incredibilmente instagrammabile.

Secondo la direttrice Roxanne Varza, il modo più corretto per definire la divisione degli spazi qui è “villaggio”. Ogni villaggio conta circa 60 scrivanie; l’obiettivo è quello di incoraggiare la collaborazione tra start-up che, altrimenti, difficilmente saprebbero del lavoro l’una dell’altra. D’altronde, come ci tiene a precisare il sito della stazione, “STATION F is the only startup campus gathering a whole entrepreneurial ecosystem under one roof.” A completare il quadro di creatività e interpretariato 2.0 arrivano i 26 programmi di accelerazione disponibili a quelle fortunate nuove aziende che sono riuscite ad accaparrarsi un angolino nel cuore di Parigi, dopo aver superato un meticoloso processo di selezione. Questi programmi, creati in collaborazione con alcuni dei più conosciuti gruppi mondiali, si basano su una specializzazione: così, Numa attira a sé le start-up internazionali che hanno deciso di puntare sulla Francia per crescere; Facebook, che guida il programma Start-Up Garage, si focalizza sull’utilizzo dei dati in svariati campi della vita quotidiana; Microsoft punta sull’intelligenza artificiale.

3000 postazioni. 60 sale riunioni. 1 ristorante aperto 24 ore al giorno e 3 bar. 1 marketplace. 1 fablab e un auditorium da quasi 400 posti. La leggenda, inoltre, narra che tra le mura di questo vecchio edificio ferroviario, ora Mecca della cosiddetta French Tech – e non si parla, ahimè, di musica elettronica – si possano trovare addirittura dei francesi che non abbiano problemi pratici o etici nel parlare inglese piuttosto che la lingua di Molière. Ma questa ipotesi potrebbe essere azzardata anche per un progetto tanto promettente come si prospetta essere Station F.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

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