#AgendaSetting: Facebook sperimenta, i siti soccombono

A volte ritornano… e in certi casi non ci mettono nemmeno molto. Solo una settimana fa parlavamo di alcune ingerenze perpetrate dall’algoritmo targato Facebook inquadrate in un più ampio quadro di delicato equilibrio tra la lotta alle fake news e il ricorso alla censura.

Restiamo a Cupertino, ma stavolta per parlare di un’iniziativa recente del colosso dei social: il cambio dei posizionamenti nella news feed, dove restano i contenuti sponsorizzati e quelli creati dalla propria rete di amici, a scapito dei contenuti non sponsorizzati.

Andiamo per gradi e facciamo chiarezza, cominciando dal glossario: la news feed è la sezione notizie di Facebook, la bacheca, il luogo più trafficato del social dal quale accediamo ai vari link esterni. Considerando che buona parte del traffico sui media di tutto il mondo passa attraverso la lente del social, la news feed di Facebook è la vera finestra sul mondo per la maggior parte dei lettori. Ergo, un cambio di posizionamento al suo interno può determinare il successo di un canale, o il suo totale adombramento.

Proprio questo è avvenuto, come segnalato in un articolo del Guardian pubblicato il 23 ottobre. Il pezzo di Alex Hern spiega come una nuova fase di sperimentazione stia per farsi strada: in 6 paesi tra cui Slovacchia, Serbia e Sri Lanka, Facebook ha cominciato a testare una news feed composta solo da contenuti sponsorizzati e/o generati dalla propria rete di amici, a scapito di tutte quelle pagine che vedono nella loro esistenza sul social l’unica ragione d’essere.

Questo è bastato perché partissero denunce incessanti al colosso di Zuckerberg, reo di aver praticamente annientato il traffico di queste pagine. Parliamo sia di grandi media dell’informazione generalista, che però possono sempre contare sulle visite del proprio sito (anche se la maggior parte del traffico passa per i social), ma anche e soprattutto di quelle pagine che vivono solo su Facebook.

Stiamo parlando di veri e propri collassi del traffico, tra il 60% e l’80% in meno; praticamente una catastrofe. E questo per quello che a Cupertino hanno definito “un test, senza intenzione di espandere la cosa a tutto il network”.

La considerazione più ovvia è che si tratti, ancora una volta, di un’ingerenza bella e buona. Un esperimento che mortifica il lavoro di molte persone che non hanno fatto altro che seguire le regole del gioco dello stesso Facebook. Allora non è errato sostenere che il social prima stabilisca delle regole che consentano di raggiungere la viralità anche senza contare sulle sponsorizzazioni, poi cambi il diktat in corso d’opera trasformando ciò che prima era gratis in qualcosa che ha un costo. In sintesi: prima eri ben posizionato sulla news feed con i tuoi articoli, ora se vuoi continuare ad essere lì devi usufruire della sponsorizzazione di Facebook.

Ripetiamo per chiarezza: è ancora un esperimento. Ma è sempre materiale su cui riflettere, e questo compito andrebbe preso molto seriamente dai governi, tutti. Gli “esperimenti” del più grande editore mondiale sono materia delicata, si sa. E noi chiudiamo citando una battuta caustica rilasciata al Guardian da Filip Struhàrik, giornalista slovacco, che sia di buon auspicio per il futuro delle nostre bacheche e dell’informazione.

“Una news feed senza news. Solo amici e contenuti sponsorizzati. Le persone scopriranno quanto sono noiosi i loro conoscenti”.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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