Veleno: la prima serie podcast di Pablo Trincia. Impressioni e conseguenze

Lunedì 23 ottobre è partita una nuova serie podcast, un’innovazione in Italia lanciata da Pablo Trincia; una storia che si ascolta a cui il giornalista delle Iene ha lavorato per tre anni. Dietro questo progetto non c’è solo lui, ma anche un team composto da: Alessia Rafanelli, Gipo Gurrado, Marco Boarino, Debora Campanella.

Veleno è il titolo di questa serie audio, che uscirà ogni lunedì su la Repubblica, articolata in 7 puntate settimanali. Rappresenta una novità perché, come dichiara Trincia nella sua pagina Facebook: “Siamo quotidianamente bombardati dai video. E allora, facciamo qualcosa di tanto antico, quanto rivoluzionario. Infiliamoci le cuffie e ricominciamo ad ASCOLTARE, le storie. Il racconto orale fa parte del nostro DNA. Lo hanno fatto tutti i nostri antenati, per millenni.”

Ovviamente, non ho potuto farne a meno e sono andato subito ad ascoltarla. Veleno: il paese dei bambini perduti un titolo che mette i brividi, e incuriosisce… Realizzata dall’ispirazione di Serial, la serie audio americana che ricostruisce l’omicidio di una studentessa di Baltimora. Pablo scrive su la Repubblica: “Pur essendo nato come podcast – e quindi un prodotto di nicchia – scaricabile e ascoltabile da internet, Serial è diventato un incredibile caso editoriale negli Stati Uniti, superando i 50 milioni di download. Serial ci ha spinti a scegliere il microfono al posto della telecamera, perché era il modo migliore per raccontare questa storia e per poterla approfondire, data l’estrema delicatezza del tema e la sua complessità.” 

Un fatto di cronaca nera complesso, metaforicamente appaiato a una cassetta, formata da un lato A e da un lato B.  Nella provincia di Modena in 16 furono tolti ai genitori, che vennero accusati di abusi sessuali e satanismo; la prima puntata infatti si apre così… con la confessione di alcuni bambini che hanno subito molestie sessuali dai propri genitori. Ma alla fine, come aveva già anticipato, Trincia “riavvolge” il nastro e ci parla di un lato B: che i genitori siano innocenti? D’altronde, “TUTTO comincia una sera di fine autunno del 2014, con la telefonata di una madre. È appena stata assolta dall’accusa di aver abusato dei suoi quattro figli, al termine di un processo infinito. Sta piangendo. Chiama dalla cucina di casa sua, in un paesino di poche anime nel sud della Francia, dove si è nascosta diciotto anni fa per poter partorire il suo quinto e ormai unico figlio.” questo il motivo che ha portato il giornalista a indagare. Qual è la verità?

Quando la ascoltai ero su un treno, misi le cuffie e improvvisamente mi ritrovai in quei luoghi, descritti in maniera minuziosa… Audio e suoni sono curati in maniera maniacale, la voce di Pablo che ti entra dentro. Più volte durante l’ascolto ho avuto i brividi. Una storia da prendere assolutamente con le pinze certo, ma strutturata in maniera davvero precisa. Italiano, comodo e portatile, visto che le serie sono scaricabili gratuitamente da: http://lab.gruppoespresso.it/repubblica/2017/veleno, in cui è possibile anche leggere i personaggi di ogni puntata, la trascrizioneapprofondire gli episodi vedendo videoluoghi in cui si sono svolti gli eventi.

“L’abbiamo intitolata Veleno perché: lì per lì non te ne accorgi, poi però, piano piano…”

Una serie che ti entra dentro, le motivazioni? Alcune le ho già elencate ma, fondamentale risulta il ruolo che l’audio può assumere in mancanza di immagini, che magari ci “distraggono”, spesso non riuscendo così ad ascoltare, a cogliere veramente le parole che nella nostra mente mutano, perché non sempre la realtà è quella che si vede… In questo modo i personaggi del racconto subiscono delle trasformazioni, vengono plasmati in base alle nostre esperienze; e non ci sono visi prestabiliti da altri, riuscendo così a penetrare la sensibilità dello spettatore più di un video.

 

 

 

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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