IT: Horror per tutti a tutti i Costi

Non nascondo di aver covato una sincera trepidazione per l’uscita nelle sale di IT, nuova versione cinematografica del capolavoro del maestro Stephen King. Trepidazione che per pochi momenti mi ha spinto a difendere la pellicola, anche se sapevo nel profondo che non era da difendere. IT ripropone in effetti una simpatica carrellata di cliché horror dal Medioevo a oggi: mummie, zombie ripugnanti, donne dalle fattezze demoniache, eccetera, sangue, eccetera, schifo, eccetera. È vero che la paura non è uguale per tutti, però la frase che ho sentito dire di più è stata “non era per niente spaventoso” (come scritto su una delle tre porte rappresentate nel film).

Peccato, perchè io ero entrato in sala col preciso intento di farmela addosso dalla paura, ci speravo sul serio, ero pronto. Invece quello che ho visto era molto più simile ai Goonies che a un film horror. Cliché differenti riproposti sul medesimo schema: suono sinistro + visione spaventosa + “Sorpresa! Sono IT, il pagliaccio dai denti aguzzi”. Non v’è traccia delle sottigliezze raccapriccianti tipiche di King.

Certo non mi aspettavo che la trasposizione fosse fedele (per l’amor di dio), però mi pare, come in molti altri tragici casi, una grossa operazione commerciale. Vuoi per il fatto che IT sia l’icona del terrore, vuoi perché vi è una chilometrica schiera di pagliacci spaventosi amati da tutti, vuoi per i palloncini e le spille; i soldi sicuramente sono arrivati, ma… a quale prezzo?

Il discorso però è più grave e ampio di così, e non è colpa della carenza di idee accusata da tutti quanto dell’ipertrofica presenza di Altro. C’è troppo Altro e poco cinema, c’è troppo marketing dell’attesa, troppa fomentazione in virtù di un prodotto che alla fine dei giochi è fuffa. Un teatrino allestito a misura di cliente modificando a puntino  l’idea originale. Un horror per tutti, a tutti i costi.

In ogni caso non mancano i lati positivi, come le buone interpretazioni dei ragazzini (Sophia Lillis in particolare)  e un Pennywise che, escludendo alcuni effetti un po esagerati, è stato revisionato in modo azzeccato.

Sicuramente IT genera la delusione che un film mediocre causa quando viene venduto come la cosa più spaventosa degli ultimi quindici anni.

Sull’Autore

Classe 1994, vivo a periodi alterni nella magica Bologna. Studio arti visive al Dams, scrivo, suono, canto e disegno. Quando capita faccio anche l'imbianchino.

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