Questo sussidiario è DAVVERO razzista?

La questione è nata recentemente: in un post su Facebook, una donna di Monza ha segnalato che il sussidiario della figlia (5° elementare) avrebbe toni razzisti nel trattare il tema dei profughi.

Il paragrafo incriminato è questo:

Ho dunque deciso di analizzare questo sussidiario per capire se, e dove, può essere davvero discriminatorio nei confronti di alcune categorie di persone.

Cominciamo dalla copertina:

Accusata di sessismo perché rappresenta lavori stereotipati in base al genere. Questa copertina è profondamente sessista al di là di ogni ragionevole dubbio (e anzi mi sembra ben più discriminatoria del paragrafo che ha fatto notizia): i maschi vengono mostrati in posizioni lavorative di prestigio, come lo scienziato e l’ingegnere, mentre la bambina viene mostrata come… ancella con una brocca d’acqua in testa. Non solo viene reiterata l’esistenza di mestieri “di genere” all’interno della società, ma addirittura alla bambina viene presentata come possibile carriera futura niente di più che la schiava. Non solo esistono ruoli di genere, ma addirittura esistono gerarchie di genere, dove la donna occupa il gradino più basso possibile.

Abbiamo nuovamente perso l’occasione di posare un nuovo mattone della società del futuro, dove anche le donne possano essere matematiche, biologhe, ingegneri o più in generale possano ricoprire posizioni di prestigio, o di comando. Questa copertina è frutto di una visione delle cose antiquata e oramai obsoleta che stiamo faticosamente provando a scrollarci di dosso: è vergognoso che questi modelli sociali vengano ancora trasmessi da fonti accademiche e soprattutto che i soggetti di queste trasmissioni siano i bambini, molto più sensibili di quanto non possiamo immaginare.

Passiamo ora al famoso paragrafo:

Credo che il problema sia concentrato, in primis, sul “molti“: nonostante sia vero che molti stranieri vengano accolti nei centri di assistenza per profughi, è falso dire che molti immigrati siano clandestini. Secondo l’ultimo rapporto ISMU sulle immigrazioni, sono 435mila gli immigrati clandestini del 2016, cioè nemmeno l’8% degli stranieri totali in Italia. La percentuale è decisamente troppo esigua per giustificare l’utilizzo del termine “molti”, il quale trasmette un concetto del tutto diverso da quella che è la realtà dei fatti. Sarebbe bastato aggiungere un “alcuni” all’inizio del periodo perché la frase perdesse quella forte componente opinionistica e personale dell’autore, inaccettabile in quello che dovrebbe essere un libro scolastico.

Anche l’uso della parola “dignitose” è particolare: le case in cui vivono gli immigrati non sono degne. Di chi? Di cosa? La dignità è un argomento estremamente delicato e la frase lascia spazio a interpretazioni pericolose: quando entriamo nell’appartamento di qualcun altro e lo troviamo sporco, pensiamo che anche gli inquilini lo siano. Il confronto tra le caratteristiche di un ambiente e le persone che lo abitano è un processo mentale molto elementare, comune anche a un bambino.

Questo sussidiario pecca nel non essere in grado di trasmettere un’idea di società paritaria e quindi progressista. Il libro reitera strutture, idee e ruoli sociali già presenti nella società contemporanea, che stiamo lottando per lasciarci alle spalle. È giusto che un bambino sappia la verità delle cose senza edulcorazioni: l’immigrazione è un fenomeno reale, fonte di opportunità, ma anche pericoli. Ciò che è sbagliato è che vengano trasmesse idee pericolose, come la rappresentazione di una donna in un ruolo estremamente sottomesso, o l’associazione scorretta tra immigrato e clandestino, peculiare di una particolare corrente politica.

È necessario quando si ha a che fare coi bambini di spingerli alla creazione di una società progredita, più giusta e più equa e non di trasmettere messaggi che sappiamo già essere sbagliati.

Sull’Autore

da sempre avido lettore, mi interesso di tutto ciò che riguarda internet, videogiochi e fumetti. qualcuno potrebbe dire "cultura nerd", ma trovo che sia decisamente limitante come definizione. studio Semiotica, che in parole povere può essere definita come la disciplina che studia le attribuzioni di significato.

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