L’ingiusta detenzione dell’avvocato egiziano della famiglia Regeni

Mai più.

È quello che si dice sempre a posteriori, dopo che una tragedia, evitabile o meno, colpisce la nostra società. Ci auguriamo che non si ripeta e allo stesso tempo, mentre pronunciamo queste parole, siamo consapevoli della nostra impotenza. E anche nel caso del sequestro dell’avvocato egiziano della famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore torturato e ucciso ormai quasi due anni fa al Cairo, il pensiero che la storia possa ripetersi è forte, persistente.

I fatti. Ibrahim Metwally, avvocato della famiglia Regeni, padre di uno dei tanti desaparecidos egiziani e impegnato per i diritti umani in Egitto, viene rapito il 10 settembre, mentre si trova in aeroporto. Doveva presentarsi a un congresso a Ginevra, in cui si sarebbe discusso di diritti umani, ed è stato prelevato e sottoposto a interrogatorio. Le accuse sono: danneggiare la sicurezza di Stato tramite la comunicazione con soggetti stranieri, gestire un’organizzazione formata illegalmente contro la legge e la Costituzione egiziana. Sicuramente il suo impegno al fianco della famiglia che da un anno e mezzo si batte per la verità, non ha favorito la sua posizione. Mohammed Lotfy, direttore dell’Egyptian Commission For Rights and Freedom (da sempre nel mirino delle autorità egiziane), dichiara che ECFR si batterà per la sua liberazione, mentre un altro avvocato dell’organizzazione dice:

Non sappiamo dove sarà detenuto dopo questo interrogatorio, ma cerchiamo di seguire attentamente l’evoluzione del suo caso.

Giulio Regeni

Lineadiretta 24

Al momento Metwally è detenuto nel carcere egiziano Scorpion e le ultime notizie sulla sua situazione sono che il fermo gli è stato prolungato per altri 15 giorni dal momento dell’inizio della detenzione. Lofty ha dichiarato che il suo collega è stato torturato tramite elettroshock, si trova in isolamento in una delle prigioni indicate come le più critiche dal punto di vista del rispetto dei diritti umani e non si sa quando sarà scarcerato. Intanto le indagini sul caso Regeni vanno avanti, anche se secondo lo stesso Gentiloni, le informazioni passate all’Italia dai servizi segreti americani che attestavano il coinvolgimento dei servizi egiziani nella sparizione e nell’omicidio del ricercatore, non sono così rilevanti ai fini dell’indagine.

Resta centrale il fatto che l’invio dell’ambasciatore italiano al Cairo possa essere stato visto dalle autorità egiziane come un segnale di distesa da parte delle autorità italiane: il sequestro di Metwally poco tempo dopo il ritorno dell’ambasciatore potrebbe essere sintomatico del fatto che l’Egitto non teme l’Italia sul piano diplomatico, né investigativo, né economico e che anche in vista di un eventuale sfilamento dell’Italia dall’asse dei loro principali partner commerciali, troverebbe comunque finanziatori e compratori altrove. Nella stessa Inghilterra, per esempio, che non ha mai mostrato trasparenza e disponibilità a collaborare per fare luce sulla morte di uno studente formatosi in una sua Università.

Giulio Regeni

Mifacciodicultura

Le indagini continuano, quindi, sia sul fronte dell’arresto dell’avvocato egiziano, che sulla morte del ricercatore: al fine di monitorare la vicenda e tenere la luce dell’informazione sempre accesa, Amnesty International, con la collaborazione della Federazione Nazionale della Stampa e dell’associazione Articolo 21, lanciano una campagna mediatica che si propone di fare il punto della situazione ogni 14 del mese, data che ricorda il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo: mossa strategica per indagare dall’interno per le autorità italiane, smacco imperdonabile e distensione inaccettabile per le associazioni umanitarie.

Sull’Autore

Laureata in Istituzioni di Regia, vivo a Venezia. Per vivere gestisco i soldi della gente, scrivo, ballo e mi occupo di pubbliche relazioni pur mantenendo alta la mia misantropia. Preferisco un'ora di bingewatching ad un'ora d'amore e quando ho bisogno di stare da sola vado a ballare.

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