Wonder Woman: solito film con gli eroi?

***Attenzione: Questo articolo contiene spoiler***

Quando mi hanno proposto di vedere Wonder Woman ero scettica, pensando che si trattasse dell’ennesimo film di supereroi e triti e ritriti dei dell’Olimpo. Tuttavia durante la visione sono rimasta piacevolmente e inaspettatamente colpita da spunti positivi tali da trarne un articolo.

La trama e lo svolgimento del film non si discostano dalle classiche modalità: situazione iniziale tranquilla delle amazzoni sull’isola, equilibrio interrotto dall’arrivo dell’uomo, nel mondo degli uomini le peripezie con il processo di formazione dell’eroe, l’amazzone Diana, la nostra Wonder Woman, che acquisisce piena consapevolezza di sé e del suo ruolo nel mondo, ritorno dell’equilibrio.

A renderlo quindi degno di nota, secondo il mio parere, sono state le tematiche emerse dai dialoghi e da certi dettagli apparentemente privi di significato profondo.

Sicuramente il tema predominante è quello della guerra e della guerra contro la guerra stessa. Soprattutto in questo periodo storico dominato da continue tensioni, dall’affermazione di un’unica volontà di potenza, di un unico ideale assoluto a scapito di tutti gli altri, dal seguire solo l’interesse particolare e non dell’umanità intera. In un momento in cui si perde di vista il bene comune e l’umanità non fa fronte comune contro le difficoltà dell’esistenza, Diana si dichiara ponte di comunicazione fra uomini che non si comprendono più, mostrandosi a conoscenza di tutte le lingue antiche e attuali.

wonder woman

Contro Diana, Ares condanna l’egoismo dell’uomo, la sua debolezza nel ricercare ricchezze, potere e sottomissione del prossimo. Per questo motivo sussurra agli uomini i peggiori strumenti per ottenere tutto ciò in modo da farli distruggere a vicenda fino all’estinzione. Il dio della guerra, paradossalmente, vuole tornare a un’età dell’oro in cui non c’è l’uomo imperfetto pronto a danneggiare se stesso (inteso come umanità) e la terra.

A questo proposito, sempre in un dialogo fra Diana e Ares, emerge il tema del libero arbitrio. Ares infatti sussurra all’uomo strategie e formule per mandare avanti la guerra, sta poi all’uomo scegliere se seguire o meno i suoi suggerimenti. Non è altro che il tema della continua lotta fra il Bene e il Male e la risposta alla domanda “perché se ci sono gli dei, perché c’è il male?”.

Ares condanna l’uomo perché nella sua debolezza sceglie il male, seguendo i suoi interessi particolari senza pensare al prossimo, senza pensare alle sofferenze di un’umanità in guerra (rese perfettamente da scelte di regia come primi piani su soldati feriti e civili in fuga dalle zone vicine ai campi di battaglia). Diana d’altro canto, vivendo tra gli uomini, scopre che l’uomo è molto di più. È proprio questo passaggio dal suo mondo a quello degli uomini che dimostra la coerenza del personaggio, simbolo di pace e di comprensione fra uomini e culture.

L’approccio di Diana al mondo degli uomini dimostra la relatività culturale, dimostra come non ci sia una società giusta e una società sbagliata, bensì punti di vista diversi di interpretare la realtà circostante e viverla: punti di vista che possono comunicare e coesistere. Diana si approccia al mondo degli uomini senza pregiudizi, cerca di comprenderlo offrendo allo spettatore un punto di vista esterno sulla società: in particolare sul ruolo dell’uomo e della donna nella società del tempo della seconda guerra mondiale, di cui alcuni strascichi sono arrivati fino a quest’epoca.

A dimostrare questo ci sono scene molto ironiche se lette in profondità. Quando Diana, ad esempio, si prova i vari abiti, “si prova la moda”, cioè quell’immagine che la società è abituata a vedere della donna. In questa scena è interessante notare come Diana non faccia tanto commenti estetici quanto commenti riguardo a come lei si percepisce all’interno di quei vestiti, ognuno dei quali pone un limite alla donna. Gonna troppo lunga che impedisce di combattere e muoversi facilmente, collo alto soffocante, ecc…

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Diana è senza dubbio una figura rivoluzionaria per l’epoca, dimostra che la donna può essere forte e indipendente senza una figura maschile accanto che non per questo viene rifiutata, tant’è che si innamora della spia Steve Trevor. Non è tuttavia la solita storia d’amore. Così come la guerra non è la guerra in senso stretto ma in senso ampio, come simbolo dell’egoismo e delle volute incomprensioni fra uomini e culture, l’amore ne è l’antagonista. L’amore che nasce fra Diana e Steve è anch’esso da non considerare in senso stretto come amore fra uomo e donna, ma si tratta di quell’amore simbolo dell’armonia che dovrebbe regnare fra gli uomini, garantendo loro di vivere bene. A rendere l’uomo degno di tutto è il gesto finale di Steve Trevor, un gesto di redenzione che riscatta l’umanità dall’egoismo che l’ha dominata finora conducendola in una guerra senza fine. Steve, facendo esplodere l’aereo su cui si trova per distruggere il veleno indirizzato su tutta Londra, sacrifica se stesso, mette da parte il suo egoismo e interesse personale per il bene dell’umanità intera.

Alla luce di queste considerazioni, si può classificare Wonder Woman come il solito film con divinità ed eroi?

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