Economia del referendum italiano e spagnolo

“Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”

Un esempio del voto elettronico che si farà il 22 ottobre, in occasione del referendum

“Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di Repubblica?”

Un’immagine di due manifestanti che portano il fac-simile del quesito referendario. (La Repubblica)

Così recitano i due testi referendari, rispettivamente per la Lombardia e per la Catalogna, in merito alle richieste di maggiore autonomia politica e decisionale, la prima, mentre invocando a una secessione totale, la seconda. A queste va aggiunto il testo della regione Veneto, che allo stesso modo della Lombardia richiede al popolo di esprimersi sulla stessa questionecioè se sia opportuno attribuire più poteri alla regione, diminuendo la sfera d’influenza di Roma.

Iniziando dal referendum Lombardo-Veneto del 22 Ottobre per l’autonomia, la sua natura consultiva non farà ottenere di certo, in caso di esito positivo, una mutazione improvvisa per la quale le regioni potranno gestire il denaro in maniera autonoma. Il modello a cui si ispirano è quello delle 5 cinque regioni a Statuto speciale che sono presenti in Italia, le quali gestiscono in maniera totalmente autonoma le finanze. L’obiettivo? Vincere la consultazione per poi avere la forza contrattuale di trattare con il governo centrale una graduale concessione di maggiori entrate fiscali, rendendo le due regioni più simili a Trentino-Alto-Adige e Sardegna.

Il punto centrale della questione, aldilà della componente politica, riguarda il gettito fiscale. Ogni lombardo infatti, versa all’anno circa 11mila euro al fisco, cifra superiore alla media regionale italiana. Il residuo fiscale della regione, che copre il 21% del Pil, ammonta a 54 miliardi di euro. Secondo il governatore lombardo, se gran parte delle competenze in materia fiscale venisse lasciata al governo locale vi sarebbe una maggiore capacità di investimenti, oltre che a una maggiore autonomia in materia di diverse competenze ad oggi compito dello stato.

Dall’altro lato, il governatore del Veneto si lamenta anch’esso per quanto riguarda la componente fiscale: la regione in particolare è tra quelle col minor peso fiscale locale, addirittura in diminuzione del 13,7% nel 2016, rispetto al 2015, passando da 1.659 a 1.453 euro di prelievo a famiglia. Il tutto, secondo l’opinione della regione, senza la benché minima autonomia di manovra, con un bilancio a destinazione libera quasi azzerato dai tagli delle ultime finanziarie nazionali e senza un euro che torni sul territorio dei molti miliardi di residuo fiscale attivo che mandiamo a Roma.

Un grafico del 2012 che fa capire come da tempo l’economia del nord sia dipendente dal gettito di Roma

L’impressione è che nonostante l’esito del referendum sia alquanto scontato, sarà difficile ottenere dal governo centrale tutte le concessioni richieste, anche perché l’utilizzo di un referendum consultivo sembra più una strategia politica all’approssimarsi della campagna elettorale, più che veramente per smuovere le cose.

E la Catalogna? Se invece in questo caso la questione della secessione è più viva e presente, i dati economici ovviamente vengono commentati a seconda che si parteggi per gli unionisti o gli indipendentisti. Il governo di Madrid ha commentato dicendo che in caso di uscita vi sarebbe un crollo vertiginoso del Pil, almeno del 30%, oltre al raddoppio della disoccupazione, creando seri problemi di ordine sociale. In tutto ciò ci si dimentica che la Catalogna è una regione fortemente indebitata, che si regge sui finanziamenti dello Stato spagnolo, che dal 2012 ha versato circa il 70% del debito, corrispondente a 68 milioni di euro. Oltre a perdere l’euro e i finanziamenti europei, vi sarebbe una fuga delle multinazionali, che avvierebbero le procedure di uscita dalla regione.

Tutto negativo? Non proprio, dal momento che è la terza regione spagnola per reddito pro capite, e contribuisce al 20% del Pil. Quello che contestano fortemente i catalani è il cosiddetto deficit fiscale, ovvero che versano più allo stato di quanto poi non ne ricevano e si attesta all’8% del Pil regionale, almeno secondo i separatisti. Un ulteriore aspetto a favore dell’indipendenza è legato alla globalizzazione: negli ultimi anni il mercato ha consentito nuovi sbocchi, tali per cui anche la Catalogna è riuscita a crearsi una propria nicchia, rendendosi indipendente dal mercato spagnolo. Con l’avvento della crisi poi la regione ha dovuto sobbarcare i costi dello Stato intero, perdendo l’occasione per effettuare nuovi investimenti e servizi.

Dopo aver spiegato parte delle cause derivanti dai moti italo-ispanici, soffermiamoci un istante sui possibili effetti di questi referendum. Se davvero il Lombardo-Veneto e la Catalogna dovessero uscire dalla sfera fiscale dei rispettivi governi centrali, come dovrebbero operare gli Stati nazionali per recuperare le entrate perdute? Innanzitutto, la negoziazione non sarebbe semplice, perché lo Stato centrale potrebbe minacciare di chiudere i confini e istituire nuovamente alte dogane, costringendo le regioni autonome a rivolgersi altrove. Da qui inizierebbe una sorta di blocco economico atto a raggiungere un compromesso, in modo tale che se la materia fiscale, come l’Irpef, viene lasciata in gestione all’autonomia locale, parte degli investimenti dovrebbero essere fatti su tutto il territorio, in modo che vi sia uno scambio non così dannoso per entrambi.

Insomma, la vicenda è complessa, e le tensioni che si stanno susseguendo in questi giorni ne sono la prova. Non mancano gli elementi da una parte e dall’altra, occorre però non fermarsi alla superficie, perchè le differenze identitarie sono secolari. Teniamoci dunque il nostro referendum consultivo del Lombardo-Veneto.

 

 

 

Sull’Autore

Milanese d'adozione, studio Scienze politiche in Cattolica. Mi piace leggere e sono appassionato di storie a fumetti, di mafia, Napoli calcio e cinema.

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