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Cuneo fiscale for dummies

Molto spesso si sente dire che uno dei mali del mercato del lavoro italiano è rappresentato dal famigerato cuneo fiscale. Tutti ne parlano, ma nessuno sembra davvero capire di cosa si tratti e soprattutto perché dovrebbe configurarsi come un forte disincentivo per le imprese all’assunzione di lavoratori subordinati. Partiamo dalla semplice teoria e cerchiamo poi di comprendere, passo dopo passo, quali sono i costi che un ipotetico datore di lavoro dovrebbe sostenere al fine di assumere un lavoratore dipendente.

In termini economici il cuneo fiscale è rappresentato dal rapporto tra tutte le imposte sul lavoro (inclusi i contributi previdenziali) e il costo del lavoro complessivo. Tendenzialmente molti ritengono che il costo di un lavoratore al netto della retribuzione, sia dato solo ed esclusivamente da due variabili: imposte dirette e/o indirette e contributi previdenziali. Tale assunto è fuorviante, in quanto non tiene conto delle molteplici variabili che possono incidere sul costo del lavoro. Se osserviamo, ad esempio, le tabelle ministeriali concernenti la determinazione del costo medio orario del lavoro per il personale dipendente delle imprese dell’industria metalmeccanica, noteremo molteplici voci che compongono la tabella. Per esempio:

  • Trattamento di fine rapporto
  • Assenze retribuite (permessi studio, permessi sindacali, permessi contrattuali, ecc.) che ovviamente incrementando le ore non lavorate diminuiranno la produzione del singolo lavoratore, aumentandone il costo relativo
  • Previdenza complementare
  • Assistenza sanitaria integrativa

Ora, quando parliamo di cuneo fiscale la nostra attenzione si sposta solo su due variabili; contributi previdenziali e imposte sul lavoro e su come queste due variabili incidano sul costo complessivo di un lavoratore subordinato. Questa premessa, a sua volta, ci permette di chiarire un altro aspetto del cuneo fiscale.

Il cuneo fiscale non è altro che la differenza tra quanto un dipendente costa a un’azienda e quanto percepisce in busta paga, al netto delle imposte e dei contributi. Con questo articolo cercheremo di rendere semplice la giungla inestricabile che è la tassazione sul lavoro dipendente in Italia. Immaginiamo di essere un giovane e intraprendente imprenditore di una start-up innovativa nel settore della metalmeccanica robotizzata.

Abbiamo un urgente bisogno di un ingegnere al quale affidare il delicato compito di Responsabile di produzione. Quanto ci costerà un’assunzione a tempo indeterminato? Per una figura di tale responsabilità, il Contratto collettivo metalmeccanica industria che andremo ad applicare, prevede un inquadramento minimo al 7° livello, con una retribuzione lorda minima di euro 2280,84: sarà questa la nostra base imponibile sulla quale calcolare il nostro cuneo fiscale.

 

  1. Contributi INPS

I contributi INPS vengono determinati in base a un’aliquota che varia a seconda del settore di inquadramento dell’azienda, che a sua volta dipende dal tipo di attività svolta dall’azienda stessa e dal numero di dipendenti in forza. Nel nostro esempio il settore di inquadramento sarà quello dell’Industria oltre 15 fino a 50 dipendenti. Quanto incidono i contributi totali sul costo del nostro dipendente? Nel nostro esempio il 41,07%!

Ora, è interessante cercare di comprendere come si arrivi a tale contribuzione totale. L’aliquota totale è data dalla somma di tante piccole aliquote che vanno a finanziare diverse gestioni e provvidenze INPS. Non dobbiamo dimenticare che il rapporto giuridico previdenziale è, in parte, un rapporto caratterizzato dalla sinallagmaticità. Il datore di lavoro e i lavoratori adempiono alle loro obbligazioni contributive e ricevono qualcosa in cambio.

Buona parte dei contributi previdenziali (il 33%) vanno a finanziare il FPLD (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti) cioè de facto sostengono il nostro sistema previdenziale. Una piccola quota (1,61%) finanzia l’indennità di disoccupazione e i fondi interprofessionali, lo 0,20% il Fondo di Garanzia del TFR che interviene a favore dei dipendenti che hanno perso il loro trattamento di fine rapporto, qualora il proprio datore sia stato sottoposto a procedure concorsuali, lo 0,68% gli assegni nucleo familiare, vale a dire un sostegno economico a favore dei lavoratori dipendenti. Abbiamo poi la contribuzione che finanzia gli ammortizzatori sociali ordinari e straordinari come la Cassa Integrazione (CIG), nonché l’indennità di malattia e di maternità. Questo semplice schema ci consente di comprendere che quando si parla di riduzione di cuneo fiscale per i datori di lavoro, questo significa soprattutto ridurre le sopra menzionate aliquote. Ma ciò implica due strade:

  1. Fiscalizzazione degli oneri sociali: vale a dire la  fiscalità generale sostiene parte dei contributi che dovrebbero pagare le imprese.
  2. Rinuncia ad alcune forme di provvidenze e forme di sostegno al reddito finanziate dai contributi previdenziali.

Thats’it my friends!

  • 2 Premi Inail

Il datore di lavoro oltre a dover sostenere i contributi previdenziali, deve assicurare il proprio lavoratore contro gli infortuni sul lavoro. Tale tutela è garantita dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul lavoro (INAIL), che agisce come una vera e propria assicurazione: stabilisce delle voci di tariffa a seconda dell’attività aziendale e del rischio specifico legato all’attività svolta dal lavoratore. Nel nostro caso immaginiamo di avere una voce di tariffa piuttosto bassa del 5%, in quanto il nostro ingegnere non sarà sottoposto a lavorazioni particolarmente pericolose, ma si occuperà di supervisione della produzione con l’ausilio di strumenti informatici.

Siamo ora pronti a determinare il costo a carico del datore di lavoro includendo i contributi INPS (al netto di quelli a carico del dipendente) e i premi INAIL.

 

 

Questa simulazione è una semplificazione, in quanto non abbiamo preso in considerazione altre forme di contribuzione di natura contrattuale, come per esempio le forme di assistenza sanitaria integrativa che molto spesso sono previste dai contratti collettivi nazionali. Ma da questa sinossi è chiaro che i contributi previdenziali incidono complessivamente per un 76% sulla retribuzione lorda di un lavoratore dipendente. Il costo totale per tredici mensilità supererà di poco i 39.000 euro.

Ma a fronte di un investimento così esoso da parte del datore di lavoro, quale sarà il “netto in busta” del nostro ipotetico lavoratore dipendente? Alla sua retribuzione lorda di circa 2.280 euro il nostro ingegnere vedrà applicarsi una trattenuta per contributi di euro 216 circa (aliquota del 9,49%), il suo reddito fiscalmente imponibile subirà un’aliquota progressiva del 27%. Semplifichiamo la nostra simulazione ipotizzando che il lavoratore alla prima assunzione non sostenga trattenute per addizionali comunali e regionali e goda delle sole detrazioni per lavoro dipendente. Il suo netto in busta partendo da un lordo di euro 2.280 sarà di euro 1.716.

 

 

Ecco a voi una rappresentazione plastica del cuneo fiscale: a fronte di un costo mensile per il datore di lavoro di poco superiore ai 2.900 euro, il nostro lavoratore percepirà poco più di 1.700 euro. Il nostro cuneo fiscale nel caso di specie, vale a dire la differenza tra quanto un dipendente costa a un’azienda e quanto percepisce in busta paga, al netto delle imposte e dei contributi, sarà pari a circa 1.200 euro!

Potete ora comprendere meglio alcuni dati elaborati dall’OCSE per il suo report Taxing Wages sul cuneo fiscale:

 

OCSE: Cuneo fiscale Paesi Ocse anno 2016.

 

 

Assolombarda su dati Ocse anno 2016: Composizione nucleo fiscale in                                Germania, Francia, Italia, Spagna.

  

 

 

 

Sull’Autore

Calabrese, Consulente del lavoro, amante del fitness, poeta a tempo perso. "Na mbiscatina" si direbbe dalle mie parti ("una accozzaglia" la traduzione per i Polentoni). Mi contraddistingue lo spettro bipolare acuto. Nei momenti di lucidità la mia professione mi porta ad approfondire le tematiche legate all'economia del lavoro.

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