Memento mori: pro-ana e pro-mia sono il male del web

Tutti dobbiamo morire, allora perché farlo prima? Huston, abbiamo più di un problema.

Ormai anoressia e bulimia sono patologie conclamate: ad esse viene aggiunto vicino il termine “nervose” che sta a identificarne la natura psicologica. Vengono infatti definite anoressiche e/o bulimiche tutte quelle persone che- semplificando di molto il concetto- rifiutano il cibo per paura di ingrassare, che vogliono raggiungere quella che loro definiscono “perfetta forma fisica”.

Queste persone -sia ragazzi che ragazze- sono spinte dalle più svariate motivazioni: bassa autostima, età difficile, genitori troppo presenti o troppo assenti, sovraccarico di stimoli o totale assenza di motivazioni, confronti con gli altri, mancanza di amici e una profonda, spaventosa solitudine. Incappare in disturbi come questi, legati strettamente al cibo e quindi alla salute, e uscirne vivi è sempre difficile. A qualsiasi età. C’è però chi ci riesce, chi -grazie al supporto di amici, familiari e medici competenti- riesce a venirne fuori più forte di prima, assistito da figure e strutture adatte che sono ancora, in realtà, estremamente poco presenti sul territorio.

È nota la Residenza Palazzo Francisi, con sede a Todi, in Umbria, che accoglie persone anche al di sotto dei 14 anni, avvalendosi di un team pediatrico non indifferente. Questa è infatti la prima in Italia a garantire assistenza gratuita e ad ogni fascia di età, offrendo anche la possibilità di risiedere per più giorni all’interno della struttura, ma è anche una delle pochissime (se non l’unica) in cui il ricovero è pubblico, quindi senza costi.

Poi però ci sono loro: figli del loro tempo che, in barba a tutti quelli che vogliono cercare in ogni modo di riprendere in mano la loro vita, si crogiolano in una spettacolarizzazione del disturbo, in un dolore sordo e “finto” a cui non vogliono mettere una fine. “Se non sei magra non sei bella”, “le top model non portano mica una 44” e altre frasi del genere sono pane quotidiano delle agenzie stampa che si occupano di moda e costume.

In psicologia, si parla di “stato alterato della percezione di sé”

Le modelle sono quindi costrette ad indossare una 38, una 40 al massimo. Questa nuova immagine di femminilità va ad influire su tutte noi, ragazzine o un po’ più adulte, ma ha effetti devastanti su chi già di suo tende a voler essere “perfetta”. È così che nascono i siti pro-Ana e pro-Mia, in cui Ana e Mia -modi “affettuosi” di chiamare l’Anoressia e la Bulimia- diventano fidate compagne di vita e personificazioni reali di ciò che gira in testa alle persone affette da disturbi alimentari: “devo-assolutamente-dimagrire”.

Il disturbo alimentare diventa così uno stile di vita da seguire, una filosofia irrinunciabile, un porto sicuro su cui sfogare la propria malattia solo per non ammettere di non avere più il controllo delle proprie vite. In questi siti, il decalogo della “brava anoressica” è agghiacciante: “essere magri è più importante che essere sani” o “non puoi mangiare senza sentirti colpevole”. Non sono da meno le spaventose diete proposte, che si aggirano intorno alle 150 calorie al giorno, dove 150 sono in media i grammi di pasta che una persona di media altezza, magra e che non fa sport mangia a pranzo.

Questi siti sono diventati ben presto gruppi Whatsapp. L’entrata e la permanenza in questi gruppi denotano un forte attaccamento al disturbo, sfogando la propria fame naturale contro la malattia, credendo di combatterla e invece affondando sempre di più: la via d’uscita peggiore in cui si possa sperare, alla fine.

È per questo che, vista l’ovvia impossibilità di controllare il web e le chat di Whatsapp, visto che sembra impossibile arrestare la follia di questi siti pro anoressia/bulimia, l’unica soluzione sembra essere la stessa da un sacco di anni, la stessa di sempre e di moltissimi altri problemi: sensibilizzare, parlare, discutere. Sensibilizzare. Parlare. Discutere. Anche fino alla nausea, se necessario. Almeno, questa sarà una nausea per una buona causa.

Sull’Autore

Classe '96, universitaria per caso e musicista per scelta, scrivo per non sentirmi eccessivamente fuori posto in questo mondo.

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