Quora: la piccola e (forse) felice isola della conoscenza sul web

Adam d’Angelo era il CTO nell’azienda del compagno di studi Mark Zuckerberg, quando nel 2009 decide di lasciare la sua posizione e creare, con il supporto di Charlie Cheever (anche lui ex dipendente di Mr Facebook), la piattaforma Quora.
Quora intercetta quel fiume di interrogazioni con cui ci rivolgiamo alla tecnologia digitale, soprattutto la corrente di domande che è meglio indirizzare a qualcuno che ne sa davvero.

Si tratta infatti di una piattaforma di knowledge sharing il cui obiettivo è quello di far virtualmente incontrare chi ha domande complesse e articolate, con chi sa fornire risposte effettivamente soddisfacenti ed esaustive. L’idea è quella di allontanarsi dal modello di Yahoo Answers e anche da quello di Wikipedia; se qui infatti si trovano più che altro consigli pratici o informazioni impersonali, su Quora gli utenti puntano dritto allo scambio di conoscenze e di esperienze.

D’Angelo prende sul serio il desiderio di contenuti affidabili e di riflessione degli utenti del web e in un certo senso sfida il mare di fake news che girano in rete, usando come chiavi di volta la qualità e la moderazione delle risposte. Per il raggiungimento di questi obiettivi D’Angelo sta contando sull’aiuto di un bel po’ di iscritti illustri, professionisti, scienziati; per dire, se vi chiedete quali saranno le sorti di Wikipedia potrebbe essere Jimmy Wales in persona a rispondervi.

Tutti infatti possono fare domande, ma è poi la piattaforma a sottoporle agli utenti che hanno le competenze per fornire risposte di qualità su quel determinato argomento. I lettori sono inoltre invitati a votare positivamente o negativamente gli interventi: gli utenti competenti faranno presto ad emergere, così come quelli fasulli a essere bloccati.

Il sito conta 200 milioni di visitatori unici al mese e l’azienda è stata valutata per 2 miliardi di dollari e, certo, un pensierino alle quotazioni borsa D’angelo l’ha fatto: ma tempo al tempo. È da poco disponibile anche la versione italiana, che anticipa quella tedesca e quella giapponese; gli utenti che dalla penisola usano Quora in inglese sono un numero considerevole: un buon punto di atterraggio dunque per un social che conta di fare, passo dopo passo, il giro del globo.

I “markettari” già ci ronzano attorno per capire le opportunità di business, ma in Italia ci vorrà ancora un po’ di pazienza per l’advertising; per ora l’obiettivo primario è espandere la community e consolidare la credibilità della piattaforma.

Tuttavia Quora può già essere considerato un interessante osservatorio in cui capire e monitorare gli argomenti che interessano gli utenti. Inoltre, proprio perché le domande vengono rivolte a chi è in grado di dare risposte adeguate, gli utenti che aspirano a emergere come influencer o esperti in un determinato settore, hanno qui la possibilità di rafforzare la propria credibilità sul web e di avere una community al proprio seguito.

Sull’Autore

Filosofa del linguaggio evoluta in copywriter. Mi sveglio prima dei galli e i viaggi sono il mio pensiero felice. Divoro libri e dolci quasi alla stessa velocità.

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