È allarme peste in Madagascar

Alla fine di quest’estate, in Madagascar, è scoppiato l’ennesimo focolaio di peste. Sebbene per i paesi più sviluppati possa sembrare una situazione anacronistica la peste è ancora diffusa, soprattutto in zone dove l’igiene e la prevenzione sanitaria sono insufficienti. Però, ad esempio, è presente anche in alcune zone degli Stati Uniti d’America, quindi in Paesi dove non ci si aspetterebbe questa insorgenza. Il contagio non è poi così difficile, basta essere punti dai vettori del bacillo, ma è possibile ammalarsi anche per contatto tra una ferita cutanea e materiale infetto.

Paesi come il Madagascar, dove gli uomini vivono a contatto con ratti e roditori le cui pulci (Xenopsylla cheopis) sono portatrici del bacillo Yersinia pestis, sviluppano non di rado nuove pestilenze. Le aree mondiali più interessate sono il Sudamerica, l’Asia e l’Africa subsahariana.

Il nuovo caso è scoppiato verso la fine di agosto, l’untore era un uomo di 31 anni che da Taomasina, sita sulla costa orientale, si stava spostando verso la capitale Antananarivo. La criticità della situazione sta nel fatto che questo viaggio veniva affrontato con mezzi di trasporto pubblici su una tratta di più di 300 km, aggiungeteci centinaia di viaggiatori con i quali questo uomo è potenzialmente -e di fatto- entrato in contatto ed il passo da caso isolato ad epidemia è presto fatto.
Le epidemie che di solito si sviluppano sono circoscritte a zone rurali ma in questo caso si è raggiunto il centro nevralgico della nazione, la provincia di Antananarivo, che conta più di cinque milioni di abitanti. Nella capitale omonima la densità di popolazione, al 2005, era di 18333,81 ab./km².

In questo modo in poco tempo l’epidemia ha raggiunto lo stadio di peste polmonare: si tratta della forma critica della malattia che si sviluppa per degenerazione dalla forma bubbonica quando il batterio arriva ad infettare le vie respiratorie. La peste polmonare può essere trasmessa da uomo a uomo per via aerea, quindi attraverso tosse, muco e saliva. Se non curata uccide in meno di una settimana.

Yersinia pestis: bacillo scoperto nel 1894 da Alexandre Émile Jean Yersin.

La carenza di risorse sanitarie nel Paese è stata causa della morte di quasi 50 persone, su oltre 400 infettati, il tutto nel giro di poche settimane. Il conteggio dei morti e dei contagiati continua purtroppo ad aumentare. L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è subito attivata ed il 6 ottobre ha inviato 1,2 milioni di antibiotici per curare gli infetti e per la profilassi.

Certo sarebbe troppo (e stupido) chiedere la debellazione di ogni agente patogeno per l’uomo dalla faccia della terra, ma chiedere adeguata prevenzione sanitaria e strutture efficienti in Paesi sottosviluppati, per definizione più bisognosi, è forse chiedere troppo?

Sull’Autore

Classe 1995. Frequento il corso di Ingegneria Energetica e sono un batterista in erba. Sembra che una delle mie abilità di spicco sia complicarmi la vita. Masochista? Forse, ma di certo non mi annoio.

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