Il problema delle zanzare e come risolverlo

Alle nostre latitudini quello delle zanzare è considerato un fastidio estivo e per fortuna non una vera e propria minaccia per la salute, ma non è così ovunque.

Questo piccolo insetto killer infatti, provoca 830.000 morti all’anno, la maggior parte nell’Africa sub-sahariana, posizionandosi al vertice degli animali più letali per l’essere umano in una speciale classifica stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, davanti all’uomo stesso e ai serpenti.

Fonte: GatesNotes

La Malaria

Uno dei principali motivi di questa impressionante pericolosità è la capacità di diffondere la Malaria, responsabile di oltre la metà dei decessi totali provocati dalle zanzare. Questa infezione parassitaria un tempo era nota come paludismo (poiché si credeva che fosse causata dalle paludi) e provoca brividi, nausea, vomito, ittero (scatenato dai danni al fegato) e febbre, oltre ad altre gravi complicazioni cardiocircolatorie.
La malaria è causata da un gruppo di quattro parassiti, protozoi del genere Plasmodium, di cui il più aggressivo e temibile è il Plasmodium Falciparum.

Il contagio avviene normalmente attraverso la puntura di zanzara femmina del genere Anopheles, che a differenza del maschio, che si nutre solamente di sostanze zuccherine, ha bisogno delle proteine di un “pasto di sangue” per deporre le uova. Per impedire la coagulazione del sangue umano prelevato, la zanzara femmina immette saliva che, oltre a causare irritazione, veicola i microscopici parassiti responsabili della malattia.

Una volta presente nei globuli rossi di una persona infetta, la trasmissione può anche avvenire mediante trasfusione di sangue, trapianti e uso non corretto negli ambienti sanitari di aghi e siringhe contaminati. Può anche verificarsi il contagio madre/figlio prima o durante il parto, dando origine alla malaria congenita.

Una volta nel fegato i parassiti si moltiplicano e in pochi giorni vengono rilasciati nel sangue dove distruggono i globuli rossi, reiterando il processo con cicli di diverse ore. Con appositi farmaci la malaria può solitamente essere curata in due o tre settimane con una buona prognosi, mentre può essere fatale se non riconosciuta oppure in assenza di farmaci, specialmente nel caso di bambini.

Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la malaria è stata endemica in gran parte dell’Europa Meridionale, l’Italia è stata dichiarata dall’Oms Malaria Free nel 1970, mentre l’Europa solo nel 2015 (ultimo caso in Tajikistan nel 2014). Nel vecchio continente il parassita fu ufficialmente debellato già nel 1975, ma la malattia riemerse più recentemente nelle zone del Caucaso, nelle Repubbliche centro-asiatiche, in Russia e in Turchia.

Zika, Chikungunya, Dengue e gli altri virus

Com’è noto – e come il recente blocco di donazioni di sangue a Roma ci ha insegnato – le zanzare oltre alla malaria possono essere una minaccia trasmettendo ulteriori malattie molto serie.

Dal virus Zika alla Febbre Gialla, dalla Chikunhunya alla Dengue, dal virus West Nile all’Elefantiasi, da secoli queste infezioni rappresentano una sfida per la comunità scientifica. Se la mole impressionante di morti nei Paesi tropicali non fosse sufficiente a spingerci a trovare una cura efficace, abbiamo imparato che grazie alla facilità degli spostamenti del mondo globalizzato, le epidemie che si verificano nei Paesi in via di sviluppo, rappresentano un serio problema anche per chi vive dalla parte opposta del pianeta.

A che punto siamo con la ricerca

Buone notizie sul fronte del controllo dei vettori, ovvero semplicemente l’eliminazione delle zanzare.

Una delle innovazioni più promettenti in campo medico è un batterio chiamato Wolbachia, in grado di limitare la popolazione di zanzare e quindi la diffusione di infezioni mortali. Il Wolbachia è presente in circa il 60% delle specie d’insetti, comprese alcune zanzare. Una delle specie dove non compare naturalmente è la zanzara Aedes Aegypti, responsabile della trasmissione di virus come DengueChikungunya, Febbre Gialla e Zika. Promettenti studi hanno mostrato che quando Wolbachia è introdotto in questo tipo di zanzara, è in grado di prevenire l’ulteriore diffusione delle infezioni in questione. Un ulteriore aspetto che prevede l’utilizzo di questo batterio amico, sicuro per l’uomo, l’ambiente e gli animali, è introdurre nelle zone a rischio un grande numero di zanzare portatrici di Wolbachia maschi, di modo che le femmine con cui si accoppieranno saranno incapaci di riprodursi.

Fonte: World Mosquito Program

Un’altra innovazione nel campo è rappresentata da un vaccino chiamato AGS-v, sviluppato dalla compagnia farmaceutica inglese SEEK. Questa molecola è progettata per innescare una risposta immunitaria efficace da parte dell’uomo contro la saliva infetta delle zanzare. Così come per Wolbachia, i ricercatori ritengono che oltre a proteggere la nostra salute, gli anticorpi attivati da AGS-v sono in grado di intaccare la capacità delle zanzare di nutrirsi e deporre le uova, con l’obiettivo finale di ridurne il numero. La Fase 1 del trial clinico del vaccino è cominciata a Febbraio di quest’anno.

Target Malaria

Una soluzione differente ma molto ambiziosa sta per prendere vita dopo lunghi anni di studi e di ricerca grazie a Target Malaria, un progetto globale finanziato anche dalla fondazione di Bill Gates: l’introduzione negli ambienti colpiti dalla malaria di popolazioni di zanzare geneticamente modificate. Grazie alla tecnica del gene-drive, con un’azione mirata sul cromosoma X, queste zanzare daranno vita a progenie esclusivamente di sesso maschile, non vettori di malaria.

L’innovazione di questa tecnica sta anche nella certezza di eredità del gene modificato (aspetto per il quale ricerche simili hanno fallito in passato) che conseguentemente diventerà sempre più frequente, diminuendo così la popolazione di Anopheles gambiaeAnopheles coluzzii e Anopheles arabiensis, gli unici generi che diffondono la malaria e gli unici su cui la modificazione sarà geneticamente possibile. Per il momento le zanzare modificate sono conservate in laboratori situati in Inghilterra (a Londra all’Imperial College) e in Italia (a Terni nei laboratori del Polo GGB in collaborazione con l’Università di Perugia) e sono soggette a studi di adattamento e resistenza alle condizioni presenti negli ambienti sub-sahariani.

Intanto in Burkina Faso, nel villaggio da dove prenderà il via la sperimentazione tra qualche anno, si stanno già preparando e i circa 3 mila abitanti sono già stati informati. Per il momento non gli resta che continuare con la prevenzione più efficace a loro disposizione: tentare di evitare le punture.

Fonti:  targetmalaria.org  ; worldmosquitoprogram.org

 

Sull’Autore

Appassionato di scienza, amo la semplicità, odio i semplicismi