Nobel 2017: Richard Thaler, Nudge, Behavioural Economics

È stato assegnato in questi giorni a Richard H. Thaler, economista americano originario del New Jersey e professore di Scienze Comportamentali e Scienze Economiche alla University of Chicago Booth School of Business, il Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel. L’onorificenza, non originariamente prevista tra quelle volute da Nobel nel suo testamento, gli è stata conferita per “il suo contributo negli studi sull’economia comportamentale”.

Thaler (nato il 12 settembre 1945), pur venendo da una formazione economica più che tradizionale (i Chicago Boys di Milton Friedman) si è ritrovato a non essere d’accordo con uno degli assunti fondamentali della microeconomia che ancora oggi viene insegnato nelle Scuole di Economia. L’assunto in esame sostiene che l’uomo, elemento di studio di ogni scienza sociale, sia Homo Oeconomicus, un individuo dalla perfetta razionalità il cui unico scopo è la cura dei suoi esclusivi interessi individuali e la massimizzazione del suo benessere.

La perfetta razionalità ipotizzata come caratteristica dell’Homo Oeconomicus nella prima lezione di un qualsiasi testo di microeconomia, consiste nell’avere certe preferenze e nel saperle ordinare, nella capacità di massimizzare la propria soddisfazione utilizzando al meglio le risorse di cui dispone e in quella di analizzare e prevedere nel modo migliore la situazione e i fatti del mondo che lo circondano, così da poter operare la scelta più giusta coerentemente con la suddetta massimizzazione della soddisfazione. Richard Thaler critica proprio queste caratteristiche del soggetto dell’economia che viene studiata e insegnata al giorno d’oggi, che considera irrealistiche, e decide di elaborare modelli comportamentali alterativi rispetto a quelli formulati dall’economia mainstream. Egli constata che la perfetta razionalità non è cosa umana e che a causa di questo spesso prendiamo decisioni economiche e finanziarie che si rivelano sconvenienti alla prova dei fatti.

Richard H. Thaler

La limitata razionalità, le preferenze sociali e la mancanza di autocontrollo diventano quindi caratteristiche psicologiche che vanno ad integrare il corpus del soggetto studiato da quella disciplina emergente che è l’economia comportamentale, di cui Thaler può essere considerato uno dei fondatori: queste specifiche caratteristiche psicologiche – poiché siamo Humans, e non Econs – condizionano le decisioni economiche individuali e di conseguenza i risultati del mercato.

Vasto è il contributo di Thaler a questa nuova disciplina. Tra gli altri punti focali dei suoi studi, possiamo citare l’introduzione al concetto di “contabilità mentale”. Secondo la finanza tradizionale, l’Homo Oeconomicus, trovando 100 euro per terra, li spenderebbe allo stesso modo in cui spende il suo stipendio, come se i soldi trovati fossero un’integrazione ad esso. Diversamente, Thaler sostiene che nella nostra mente esistano diversi “cassetti” separati, ognuno contenente denaro per una diversa destinazione (per esempio, 150 euro che devo spendere per pagare il bollo della macchina, 50 per la spesa e via dicendo). Quando trova 100 euro per terra, l’uomo analizzato dall’economia comportamentale tende a vederli come un bonus ed è più incline a spenderli in beni voluttuari che non acquisterebbe col suo stipendio.

Il lavoro più recente di Thaler è però Nudge: Improving Decisions About Health, Wealth, and Happiness, scritto a quattro mani con Cass Sunstein nel 2008 e tradotto in italiano come La spinta gentile – La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute,  felicità.

Edizione italiana di Nudge, edita da Feltrinelli

Nel libro, i due autori sostengono che rinforzi positivi e suggerimenti o aiuti indiretti possano influenzare i motivi e gli incentivi che fanno parte del processo decisionale di gruppi di individui, con efficacia pari -se non maggiore- a quella di istruzioni e legislazioni studiate allo stesso scopo.

L’opera ha influenzato notevolmente il modo di concepire le public policies da parte di molti governi. I casi più eclatanti sono gli otto anni di amministrazione Obama, durante i quali lo stesso Cass Sunstein è stato amministratore dell’Ufficio di Informazione e Affari Normativi, nonché la formazione della cosiddetta “Nudge Unit”, il British Behavioural Insights Team all’interno del Governo Britannico di David Cameron.

Ma cosa è, di preciso, un “nudge”?

Quello che in italiano viene tradotto come “pungolo” va invece inteso come “colpetto” o “spintarella”. Un esempio di nudge può essere quello di un supermercato che decida di mettere in evidenza alcuni prodotti piuttosto che altri, magari scegliendo di posizionare le merendine di una determinata marca sullo scaffale in alto, in bella vista del potenziale cliente, e di posizionare la stessa tipologia di merendine, ma di sottomarca, nello scaffale in basso. Il consumatore razionale teorizzato dall’economia standard andrebbe a cercare con gli occhi l’opzione che a lui costa di meno al fine di massimizzare l’utilità, mentre un consumatore reale potrebbe semplicemente afferrare le prime merendine che vede, magari perché è di fretta, perché non ha notato che nel ripiano in basso ci sono le stesse merendine vendute alla metà del prezzo o perché suo figlio gli ha chiesto proprio quelle di marca.

Il meccanismo della spintarella che gli esperti di marketing conoscono fin troppo bene può e deve, secondo gli autori del libro, essere usato a fin di bene. Per esempio, volendo salvaguardare la salute dei cittadini migliorando la loro alimentazione, si può fare in modo che insalate, verdure e cibi salutari siano posizionate sui ripiani alti, posizionando invece nei ripiani in basso il cibo spazzatura. Thaner pone l’accento su come, per essere una semplice spintarella e non un ordine, l’intervento deve essere facile e poco costoso da evitare (se voglio mangiare cibo spazzatura mi basta abbassare lo sguardo e piegarmi). Mentre proibire il cibo spazzatura non conta, mettere frutta e verdura a livello degli occhi sì. Un nudge è dunque:

“ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici”.

Il suo scopo è quello di migliorare il benessere delle persone orientando le loro decisioni e mantenendo intatta la libertà di scelta, tramite un approccio che il duo chiama Paternalismo libertario.

Vediamo tre esempi di politiche pubbliche che si ispirano a questo genere di approccio iniziando dal caso del programma SMarT, Save More Tomorrow adottato da una grande maggioranza delle aziende statunitensi.

Il problema da affrontare era quello del risparmio in vista del pensionamento: spesso si inizia a pensare alla questione quando si è vicini all’età pensionabile, cioè quando è oramai troppo tardi. La razionalità economica ci consiglierebbe di cominciare a risparmiare quando si è ancora giovani, ed è qui che entra in gioco la spintarella benevola atta ad indirizzarci verso il comportamento razionale: SMarT consiste nell’iscrizione d’ufficio dei lavoratori al fondo pensione dell’impresa, ma con facoltà di uscirne (opt-out). La decisione che deve prendere il lavoratore è qui ribaltata: non deve più scegliere se iscriversi al fondo, bensì se dissociarsi da esso.

Stessa strategia di ribaltamento delle scelte viene utilizzato nei programmi di donazione degli organi in Paesi come Austria e Francia, in cui tutti i cittadini sono iscritti di default agli albi di donazione, con la possibilità di recedere su richiesta. Si mostra una via e la si rende facilmente percorribile (rispetto al dover andare in comune o in un qualche organo preposto ad iscriversi all’albo, non dover fare nulla per donare è più comodo) così che più persone la seguano.

Il successo di questi programmi in cui il policy maker imposta l’opzione di default che massimizza l’utilità sociale si deve a meccanismi psicologici che fan sì che l’individuo, in attesa di motivazioni forti, privilegi la situazione esistente. Se il legislatore quindi, anziché incentivare il risparmio o la donazione tramite riduzione delle imposte o tramite bonus per chi dona, stabilisce uno status quo in cui la norma è essere iscritti al fondo pensioni o all’albo dei donatori, solo una percentuale minoritaria dei cittadini sceglierà di utilizzare il proprio tempo ed energie per ricercare e rendere effettiva l’opzione di opt-out.

Un ultimo esempio, realizzato sempre durante il Governo Obama, è la promozione di uno stile di vita e di abitudini alimentari più salutari (tutti ricordiamo Michelle Obama e il suo orto) al fine di ridurre i costi della sanità nel lungo periodo. Dove l’approccio costi–benefici tradizionale ha miseramente fallito, chissà non riesca la tattica della spintarella, proposta in questo caso dal solito Sunstein e da Peter Orszag.

Ovviamente, l’approccio del neo-premiato Thaler e del suo collega non è esente da critiche. In fondo, per quanto libertario lo si voglia definire, si tratta pur sempre di paternalismo: per quale ragione lo Stato dovrebbe anteporre il proprio punto di vista nell’impostare le scelte di default? Questa è, per esempio, la domanda che si facevano la destra liberale e i detrattori di questo tipo di policies nell’era Obama. Di fatto, grazie a Thaler e Sunstein, veri e propri pionieri, da oggi la Behavioural Economics non è una voce fuori dal coro ma entra di diritto nel quadro dell’economia ortodossa sotto forma di approccio critico alla materia.

Sull’Autore

Classe 1996, studente della Scuola di Economia Management e Statistica a Bologna (corso di laurea triennale in Economia Mercati e Istituzioni), mi interesso anche di politica e filosofia.

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