Il Parlamento dei trasformisti: la XVII legislatura vanta 524 cambi di partito

Una transumanza lunga 4 anni, che conta 296 cambi alla Camera e 228 al Senato

Ribattezzata “legislatura dei voltagabbana”, quella in corso si presenta come la più instabile della storia repubblicana. Con i suoi oltre 500 cambi di partito, si colloca ben distante dalle granitiche e radicate fazioni della Prima Repubblica, in cui fece scalpore -proprio in virtù della singolarità del caso- il voltafaccia dell’ex ministro Fiorentino Sullo che, nel 1975 a seguito di contrasti con il segretario Amintore Fanfani, “abbandonò” la Democrazia Cristiana e si unì al PSDI, per poi ritornare su suoi passi solo nel 1983.

A poco o a nulla sono serviti gli sforzi intimidatori del Movimento 5 Stelle per far desistere gli indecisi dell’ultimo minuto, così come si è rivelato vano il tentativo, promosso unitamente alla Lega, di introdurre il vincolo di mandato. I trasformisti, infatti, agiscono sotto l’egida della Costituzione, la quale, nell’articolo 67, esclude categoricamente il mandato imperativo, tutelando da qualsiasi ingerenza esterna chiunque venga democraticamente scelto, affinché possa agire in totale libertà di coscienza.

Libertà a cui molti si sono appellati e continuano ad appellarsi. Secondo uno studio di Openpolis, infatti, dal 2013 ad oggi, la XVII legislatura vanta 524 cambi di partito (235 in particolare nei governi Letta e Renzi), di cui 296 alla Camera e 228 al Senato. Una media di 10 cambi di gruppo al mese, che interessa circa 337 parlamentari (il 35,4% degli eletti). Numeri preoccupanti se confrontati con il periodo Berlusconi-Monti, in cui in media si sono calcolati 4 cambi di partito al mese.

Per quanto concerne poi le destinazioni dei transfughi, il PD, che pur ha guadagnato deputati da destra e sinistra nei primi mesi del governo Renzi, ha recentemente dovuto fare i conti con la scissione dei bersaniani di Articolo 1, perdendo 22 deputati. In casa dem, inoltre, sono confluiti ex Sel (Sinistra Ecologia Libertà), primo fra tutti Gennaro Migliore, esponenti di Scelta Civica e anche un ristretto numero di grillini, fra cui Tommaso Currò, Sebastiano Barbanti e Gessica Rostellato. Il Movimento 5 Stelle, invece, reduce dalle “luiginarie” e in perenne campagna elettorale, è l’unico partito ad aver perso oltre 20 deputati, poi raccoltisi nel Misto, senza acquisirne alcuno. Tuttavia, se è pur vero che il Gruppo Misto esercita una forte attrattiva sui parlamentari, all’apice della piramide si colloca Forza Italia. Infatti, soprattutto in previsione delle tanto invocate elezioni del 2018, il partito del Cavaliere attende paziente l’imminente controesodo dei figlioli prodighi.

Fonti:
Openpolis

Sull’Autore

Aspirante giornalista e scrittrice in erba. Vivo a Bologna, dove studio Lettere Moderne all’Università. Amo la politica, i complotti e gli animali. Ho pochi obiettivi sicuri nella vita, primo fra tutti vincere il Pulitzer

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