Nessuno sentiva il bisogno di “Senso Comune”

Da anni ho una profonda attrazione verso Un posto al sole: quando posso non ne perdo una puntata.

Quanto invecchia bene Franco Boschi, uno personaggi principali di UPAS

UPAS – così lo chiamiamo noi fan – inizia verso le 20:45, ma quelli di Rai 3 solitamente non sono precisissimi: il più delle volte iniziano in ritardo, ma talvolta anche in anticipo. Perciò da anni, dopo il Tg La7, cambio canale e metto su Rai 3. Questo mi ha portato ad avere una certa conoscenza anche dei pre-serali della Terza Rete, e alcuni si sono rivelati molto interessanti. Tra i meglio riusciti Caro Marziano di Pif. È vero che Pif da anni fa sempre la stessa cosa dandogli nomi diversi, però la fa sempre molto bene.

Questa estate ho guardato poco UPAS. Non perché sia uscito tantissimo, ma piuttosto perché a quell’ora i miei volevano guardare altro o ero troppo impegnato a giocare con i gatti – Gino, Alda, Paolino e Giacomino. Ne consegue che mi sia perso anche il pre-serale. Tornato, i primi di settembre, a Bologna e alla mia solita vita, ho ripreso anche la mia routine televisiva. C’è però stata una novità: dall’11 Settembre, prima di UPAS, Rai 3 manda in onda un nuovo programma dal titolo Senso Comune. 

Un frame del programma Senso Comune

Su questo programma l’ufficio stampa della Rai dice:

“In ogni puntata le telecamere, attraverso la tecnica del fixed rig, cattureranno le reazioni e i commenti sulle notizie più calde di 16 gruppi di protagonisti, entrando nei loro uffici, nelle loro case, seguendoli nei negozi, nei supermercati e nelle palestre, scoprendo anche le dinamiche, i rapporti e le storie personali. Ascolteremo così l’attualità direttamente da chi la vive nel momento in cui una notizia arriva al cuore delle persone e le fa emozionare, arrabbiare, ridere, riflettere, discutere. In montaggio alternato scopriremo come la stessa notizia muove diversamente le coscienze di colleghi, amici e familiari.”

Avete presente Gogglebox? Quello di Rai 3 è un programma abbastanza simile, costituito da opinioni di gente “comune”. A differenza del format Mediaset, però, queste persone non stazionano davanti alla tv e commentano non i programmi, bensì l’attualità. La sostanza però è praticamente la stessa: il popolo, ritratto dando la parola a persone molto diverse tra loro, esprime le sue opinioni sulle tematiche attuali. Un tentativo di dare una voce e un volto alla fantomatica “opinione pubblica”.

Io stavo benissimo anche senza Senso Comune. Mi sedevo, consumavo la cena e aspettavo l’inizio di UPAS. Ora invece devo sorbirmi le opinioni di ‘sta gente, devo sentire questi che mettono bocca su tutto. In questo preciso momento storico c’era davvero bisogno di questo populismo addolcito? Perché Senso Comune non è solo brutto, è anche televisivamente furbo: dà agli spettatori il simulacro del loro parlare a vanvera su tutto, dei loro giudizi su argomenti di cui non sanno nulla, delle loro sentenze su persone che neanche conoscono. Nella migliore delle ipotesi lo spettatore si rende conto delle sciocchezze che tutti i giorni diciamo, nella peggiore si sentirà ulteriormente autorizzato a sentenziare su ogni cosa. Quello che ne viene fuori, a mio avviso, è un mappazzone di opinioni che non hanno una cornice ben definita se non quella del “tutti abbiamo un’opinione sulle cose del Mondo”. È un gettare nell’etere i pareri delle persone comuni, come se fare informazione e opinione fosse diritto/dovere di tutti e non anche una responsabilità – e poi ‘sti programmi con la gente comune, dai, anche basta: erano una novità dieci anni fa ma ora non più. A me Senso Comune non piace, forse perché la penso così:

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.

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