La Fratellanza, o come passare da cinque punti in meno sulla patente all’ergastolo

Nel giro di due ore, la vita di Jacob Harlon passa da brillante uomo d’affari, con il mento rasato e le camicie inamidate, a una condanna a vita da scontare in un carcere di massima sicurezza, in cui tutti lo rispettano perché durante il percorso “camicie inamidate-ergastolo” ha ammazzato anche delle persone a mani nude. In più diventa pure il leader di una banda di criminali di stampo neonazista, sotto il nome piuttosto comico di “Money“. Si potrebbe riassumere così La Fratellanza, film di freschissima uscita che vanta la presenza dell’attore di Game of Thrones Nikolaj Coster-Waldau, dell’ex villain di The Walking Dead Jon Bernthal e di poco altro; si tratta infatti di un film godibile, abbastanza violento da esaltare gli amanti del cinema per duri e puri, con qualche cliché da prigione e qualche panorama di pettorali del protagonista, ma nulla di più. A tratti ridondante (poteva tranquillamente durare almeno una ventina di minuti in meno, dando più peso ai restanti), pieno dei soliti stereotipi da jail-movie, scarno di approfondimento psicologico, non dice molto su di sé e sicuramente non di più di altri film.

La Fratellanza

Insomma, di certo non un prodotto eccelso: il che è un peccato, visto soprattutto il livello medio degli interpreti, tutto meno che deludenti. Interpreti che danno però l’impressione di non essere stati “sfruttati” abbastanza, di non essere riusciti a fare quel “miglio in più” nel calarsi nei panni dei loro personaggi. Colpa sicuramente da imputarsi alla regia che, per quanto lineare e coerente, pecca di incisività in alcuni punti (come nella scena dello scontro finale tra Jacob-Money e La Bestia, durato veramente troppo poco e per niente coinvolgente).

Un punto a mio avviso imperdonabile è la mancanza di empatia, aspetto che La Fratellanza non riesce a evocare fino in fondo per il protagonista. Soffriamo quasi di più per il ragazzo di colore brutalizzato alla sua prima sera in cella e mai più rivisto che per Jacob, che perde la sua famiglia, i suoi amici e vede trasformarsi la condanna per un’infrazione che in Italia verrebbe a costare al massimo 5 punti in meno sulla patente (ovviamente senza il bonus del morto, si capisce), in un ergastolo senza possibilità di condizionale, ovvero una sepoltura a vita in carcere. Aspetto, questo dell’empatia, cruciale in qualsiasi film e qui non approfondito a dovere: sembra quasi che il sentimento si fermi da qualche parte tra la recitazione e lo schermo del cinema, ma non riesca in alcun modo ad attraversarlo per insinuarsi nella nostra mente. Le ragioni possono essere una scrittura fin troppo prevedibile del personaggio, una scarsa attenzione alle dinamiche tra i protagonisti (per niente indagato il rapporto tra Jacob e la moglie, che vengono dipinti come la classica famiglia felice e nulla di più), una saltuaria inadeguatezza di Nikolaj in questo ruolo: sebbene dal punto di vista recitativo  abbia dei momenti davvero belli e gradevoli (come la scena in cui Jacob accoltella per la prima volta un uomo), non lo vediamo altrettanto incisivo come nei panni di un personaggio non meno tormentato e in evoluzione come il suo Jaime di Game of Thrones.

La Fratellanza

Dovendo tracciare un bilancio, sicuramente La Fratellanza è un film che solleva più interrogativi delle risposte che dà; aspetto, questo, che sarebbe lodevole se, come in altri grandi film sul tema della prigione, ponesse interrogativi sull’etica, sulla possibilità di scelta, sul senso del carcere e sul sistema rieducativo fallato. Per non parlare dell’interessantissimo aspetto del neonazismo in America e della costituzione di bande criminali che scelgono questa particolare forma di aggregazione. Insomma, La Fratellanza solleva tematiche gravide di retroscena e vogliose di approfondimento e ci si aspetta che il film li fornisca. Ma così non è, e le domande che affiorano dopo i titoli di coda interessano aspetti della trama, incoerenze della sceneggiatura e un senso altalenante di pesantezza (lo ripetiamo, due ore per un film del genere sono davvero troppe). Non ha nemmeno senso paragonarlo a grandi pilastri del genere jail-movie come Il Miglio Verde o Le Ali della Libertà, classici inarrivabili e film capaci di creare immedesimazione con i protagonisti con una singola inquadratura; La Fratellanza va visto per quello che è, un film gradevole con cui impiegare un sabato sera, per vedere se la star di Game of Thrones sa recitare al di fuori del suo set. La critica sociale, la condanna, il pugno nello stomaco, sono aspetti che sorvolano questo film e che La Fratellanza sfiora appena senza coglierli davvero: un’occasione sprecata, soprattutto avendo a disposizione della “materia prima” attoriale e registica di finissima fattura.

Sull’Autore

Laureata in Istituzioni di Regia, vivo a Venezia. Per vivere gestisco i soldi della gente, scrivo, ballo e mi occupo di pubbliche relazioni pur mantenendo alta la mia misantropia. Preferisco un'ora di bingewatching ad un'ora d'amore e quando ho bisogno di stare da sola vado a ballare.

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