Un passo (timido?) verso il disarmo nucleare

Un totale di circa 14.900 armi nucleari, di cui 4.150 schierate.

È quanto risulta dalla stima operata dal SIPRI a inizio anno. Sebbene il numero complessivo sia in diminuzione rispetto al passato, i nove Stati possessori al mondo (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Nord Corea) hanno dato avvio a un pericoloso processo di modernizzazione.

Mappa della distribuzione delle armi nucleari, secondo la stima degli esperti (agosto 2017).

In un simile clima di tensione, arriva quella che è stata definita (forse un po’ troppo entusiasticamente) una “svolta storica”: l’adozione, in data 7 luglio 2017, del Trattato sul divieto di armi nucleari.
I 122 voti favorevoli potrebbero ben far sperare, se non fosse per una nota stonata: l’
assenza delle Grandi Eccellenze detentrici di armi nucleari!

Facciamo un passo indietro. Era il 6 agosto 1945 quando la comunità internazionale iniziò a fare i conti con la potenza distruttrice delle armi nucleari. Quella stessa mattina, la città giapponese di Hiroshima venne devastata da una bomba atomica. Tre giorni dopo, lo stesso triste destino verrà condiviso dalla città di Nagasaki. Quel “male necessario” (dal nome del Boeing che partecipò al primo sgancio) si stima causò circa 200.000 vittime, per la maggior parte civili.
Solo sei settimane prima trovava adozione lo Statuto delle Nazioni Unite, ma le basi per la costruzione di un mondo libero da armi di distruzione di massa verranno gettate solo anni dopo con l’adozione dei tre principali trattati in materia: il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP, 1968), la Convenzione sulle armi batteriologiche (1972) e la Convenzione sulle armi chimiche (1992).

Primo test di successo di bomba a idrogeno, condotto dagli Stati Uniti nel 1952 (The Official CTBTO Photostream [CC/Flickr])

Il TNP (sulla cui attuazione vigila l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) è il compromesso raggiunto da potenze nucleari e non in vista di un uso esclusivamente pacifico dell’energia nucleare. A fronte dell’impegno delle prime di procedere al disarmo, le seconde rinunciano all’acquisizione di ogni tipo di arma nucleare.
A oggi, gli unici Stati non aderenti sono: India, Israele, Nord Corea e Pakistan. Tuttavia, è chiaro che il TNP presenta “qualche debolezza” (diciamolo: le cinque potenze nucleari aderenti non hanno ben colto il concetto di “disarmo”). Da qui il problema di rafforzamento della sua struttura che si ripresenta, ogni 5 anni, in sede di riesame.

New York – Conferenza per il Trattato sul divieto di armi nucleari (UN Photo/Manuel Elias)

Il nuovo Trattato sul divieto di armi nucleari solleva molte perplessità, come ribadito dal Governo Italiano a chiarimento dell’assenza della delegazione italiana ai negoziati. Riconosciuta l’innegabile importanza di un impegno globale che coinvolga anche (e soprattutto) le potenze nucleari, l’Italia ha più di qualche dubbio sulla validità del Trattato come strumento di disarmo nucleare irreversibile, trasparente e verificabile. E non le si può certo dare torto…
Pur vietando categoricamente lo sviluppo, il test, l’acquisizione, il possesso e l’uso di armi nucleari in qualsiasi circostanza, il rischio paventato è quello di un indebolimento dell’attuale regime di non-proliferazione. Prevedendo il TNP controlli più stringenti, il timore è che uno Stato sia lasciato libero di recedervi per aderire al nuovo Trattato. Quest’ultimo, inoltre, in merito al divieto di esperimenti nucleari, non prevede un sistema di controllo analogo a quello del non-ancora-vigente Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari (diminuendone così le prospettive di entrata in vigore).

Sebbene non possa negarsi la lodevole ottica in cui tale Trattato si pone, il processo di modernizzazione in atto rende difficile pensare che le potenze nucleari possano rinunciarvi così facilmente. Eppure, si sa, il tempo è rivelatore: solo questo potrà svelarne la concreta portata storica.

Sull’Autore

Laureanda in Giurisprudenza a Messina, amo la mia terra natia ("a bedda Sicilia"), la musica, il tè e il mare. Appassionata di diritto internazionale e penale e politica internazionale, racconto il mondo che ci circonda in tutte le sue sfaccettature. Già redattrice per l'Antro di Chirone, attualmente scrivo per Mangiatori di Cervello e Cronache dei Figli Cambiati.

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