#AgendaSetting: Vegano o non vegano? Più numeri, meno meme

Da diete a veri e propri stili di vita, è sempre accesa la disputa sul senso dell’essere o non essere vegano, ancor più vibrante la diatriba su “vegano per etica o vegano per glamour?” Vibrante, certo, e stantia allo stesso tempo considerata l’importanza del tema e i termini con cui viene affrontato.

Su questa scia segnaliamo l’articolo “Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano” curato da Matteo Lenardon per la testata The Vision che, come si evince già dal titolo, riprende i toni aggressivi di cui sopra, ma vale la pena di leggere grazie all’utilizzo sapiente dei numeri. Un vero e proprio pezzo di data journalism, insomma.

Nel mirino ci finiscono tutte quelle materie prime esotiche che hanno da poco preso posizione nei banchi frigo dei nostri supermercati: soia, avocado, anacardi… L’invito è rivolto ad una riflessione più oculata che vada oltre il valore energetico del tofu e si interroghi sui processi che ne consentono la produzione. Innalzamento spropositato dei prezzi, sfruttamento del suolo e delle popolazioni locali, drammatico cambiamento di interi ecosistemi. Basta questo passaggio sulla coltivazione della quinoa, re delle tavole vegane e non, che ha visto il suo prezzo triplicarsi in tempi recenti.

Per questo motivo in Bolivia, un Paese in cui il 45% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno, gli agricoltori hanno cambiato la loro dieta, immutata per oltre 5mila anni. La quinoa, ormai troppo preziosa per essere consumata localmente, viene quasi interamente venduta o scambiata per Coca-Cola, dolciumi industriali e altri prodotti della dieta occidentale.

Passiamo invece sul versante ludico per celebrare un’importante ricorrenza: i 30 anni dalla nascita delle gif. Divenute una vera e propria forma di comunicazione aggiunta, un registro composto da sequenze d’immagini ripetute in un loop infinito, le gif nascono grazie a Steve Wilhite che pensò ad un formato adattabile alle diverse piattaforme disponibili nel 1987, un formato transmediale si direbbe oggi. L’unico difetto, all’epoca, è che Wilhite creò sì un contenuto adatto sia ai device Apple come IBM, ma ogni frame aveva bisogno di un tempo spropositato per caricarsi! Storie del Mediaevo, il tempo è stato galantuomo con le GIF, ed oggi è tempo di festeggiarle.

 

Chiudiamo con un paio di eventi all’insegna del made in Italy: il primo è il progetto Open Data 200, uno studio sistematico sullo stato delle imprese italiane in merito all’utilizzo dei dati aperti per il miglioramento della produzione. Lo studio sarà monitorato dalla Fondazione Bruno Kessler in collaborazione con la New York University e per prendervi parte basterà la semplice compilazione del questionario on-line; il 24 ottobre invece ci sarà a Milano un incontro sul collaborative mapping nell’ambito dell’ICity Lab 2017. Abbiamo già affrontato il tema della cartografia 2.0 con TerromotoCentroItalia, spazio creato a poche ore dal sisma che ha funestato il centro della nostra penisola per diffondere informazioni utili, generando poi una vera e propria “mappa dell’emergenza” completa di foto e video dal posto.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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