Tra Puntland e Somaliland potrebbe vincere al Shabaab

“Siamo consapevoli del fatto che il Somaliland stia cercando di portare delle urne elettorali nelle regioni di Sool e Sanaag; se non interromperà il proprio intervento, troverà una risposta adeguata”: sono le parole del Ministro dell’Informazione del Puntland, Abdi Hersi Ali Qarjab, rilasciate qualche settimana fa a Radio Daljir. Sembrerebbe un ultimatum cui far seguire una dichiarazione di guerra, ma prima di proseguire sorge un quesito: cos’è esattamente il Puntland e cosa sta accadendo?

Il Puntland (a destra) e il Somaliland (a sinistra), con al centro il territorio conteso dai due Stati (Credits: Wikipedia)

Siamo in Somalia, più precisamente nel punto più estremo del Corno d’Africa: il Puntland è la regione-stato che discende verso sud, tra l’Oceano Indiano e l’Etiopia, fino allo Stato di Galmudug. Una lunga striscia verticale che un tempo si chiamava (in gran parte) Migiurtinia – dal nome di uno dei clan tribali più presenti nella zona, quello dei Majeerteen Darod – e che oggi, invece, trae il proprio nome dal leggendario Paese di Punt, citato nella Bibbia e meta di spedizioni commerciali degli antichi Egizi per la sua enorme ricchezza. Il presente, però, non ha niente a che vedere con queste radici “mitiche”.

Dichiaratosi autonomo nel 1998, quando nel resto del Paese imperversava ancora la guerra civile, non ha però seguito la strada del vicino Somaliland, indipendente de facto e che a novembre sarà chiamato ad eleggere il suo nuovo Presidente (contestualizzando così le dichiarazioni del Ministro). Il Puntland invece ha sempre riconosciuto il potere centrale di Mogadiscio. Torniamo così alle prime righe di questo pezzo, che hanno anticipato il perno su cui ruotano i rapporti tra l’ex Somalia britannica e il Puntland: la controversia sul loro confine, poiché entrambe rivendicano le regioni già citate di Sool e Sannag e il distretto di Buuhoodle, ossia il territorio dell’autoproclamato Stato autonomo di Khatumo, non riconosciuto da nessuno.

Come si può ben capire, la peculiarità della situazione politica somala fa sì che questa sia molto più di una banale controversia territoriale. Il governo di Garowe rivendica queste zone perché i suoi abitanti appartengono allo stesso clan che ha fondato il Puntland dicianove anni fa, gli Harti Darod, ci racconta il giornalista somalo Mohamed Abdullahi del giornale online Harseed Media; dall’altra parte, prosegue Abdullahi, Hargeisa sostiene che le stesse facevano parte dell’ex Somalia britannica e sotto la sua bandiera vivono i clan Isaaq (di cui fa parte la maggioranza della popolazione) e Samaroon.

Deserto del Puntland (Credits: g@schei/ Flickr)

Non si tratta però di una vera e propria guerra quanto di un confronto dai toni accesi. Lo scontro armato è invece contro i terroristi di al-Shabaab, tra le montagne di Galgala nella regione di Bari, nel Puntland: queste fanno parte della catena montuosa del Golis, che si estende oltre i confini dei due Stati. Qui la questione si complica, perché Garowe accusa Hargeisa di fornire aiuti ai terroristi presenti sul suo territorio: “Si suppone che Somaliland e al Shabaab – prosegue ancora il nostro interlocutore – adottino la filosofia del “vivi e lascia vivere”. Ciò potrebbe trovare fondamento nel fatto che molti giovani jihadisti che combattono nel Puntland e nelle regioni meridionali della Somalia appartengono al clan Isaaq (quello predominante nel Somaliland, NdR).

Senza prove concrete si parla, ovviamente, solo di ipotesi. In mezzo, però, ci sono tanti “piccoli” indizi: ad esempio lo stesso movimento politico-militare somalilandese che combattè per l’indipendenza fin dal 1981 contro il governo centrale, il Somali National Movement (SNM), che accoglieva al suo interno “separatisti e fondamentalisti, liberali di scuola anglo-sassone e passatisti legati alle monarchie arabe più restrittive”, ha scritto Pietro Petrucci nel suo libro “Mogadiscio” (Nuova Eri, 1993). Secondo alcuni, inoltre, Hargeisa sfrutterebbe la presenza di al Shabaab per tenere impegnato il fragile governo somalo, in modo da continuare la propria attività diplomatica per raggiungere l’indipendenza.

Sul piano internazionale, l’unico Paese che ha un ruolo nella disputa è l’Etiopia, per ragioni evidenti, dato che confina con entrambe le parti. Mogadiscio invece appoggia il Puntland, nonostante quest’ultimo rivendichi una propria autonomia, per contrastare l’indipendentismo del Somaliland; gli altri Stati della regione sembrano invece non interessarsi alla vicenda, almeno per ora, limitandosi a fornire aiuti umanitari ad entrambi i contendenti contro fame e malattie.

Sull’Autore

Nato in Friuli nel 1995, vivo e studio a Gorizia, dove seguo il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste. La passione per il giornalismo nasce al liceo, subito dopo quella per il calcio mi porta a diventare arbitro. Collaboro anche con Sconfinare e Messaggero Veneto.

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