Persona o Personaggio? La storia di Heath Ledger

“Mi sono immerso a tal punto nella parte di Joker e nella sua follia, che non riesco più a togliermelo di dosso, come se ne fossi posseduto. Il Joker mi tiene sveglio di notte, è il pagliaccio degenerato che mi sta rodendo dentro”. – Heath Ledger

Heath Ledger muore martedì 22 gennaio 2008.

Il suo corpo senza vita e completamente nudo fu trovato dalla domestica e da una fisioterapista con la quale l’attore aveva un appuntamento nel suo appartamento di SoHo a New York da lui occupato nel primo pomeriggio. Pare infatti che alle 13:00 (ora locale) fosse ancora vivo e il decesso sarebbe avvenuto tra quest’ora e le 14:45.

A pochi minuti dal primo annuncio delle agenzie stampa una folla di spettatori increduli e di telecamere circonda l’edificio, mentre ancora si aspetta o si spera in una smentita, ma una sequenza che ha fatto il giro del mondo conferma definitivamente la drammatica notizia: i paramedici trasportano il corpo coperto sull’ambulanza immersi tra i flash dei giornalisti. Nelle ore e nei giorni seguenti il marciapiede davanti all’edificio viene riempito di fiori, biglietti e omaggi all’attore; nel frattempo si avviano le indagini per capire cosa abbia causato la morte di una persona così giovane, tanto più che non vengono trovate droghe nell’appartamento.

Non ci sono indizi che facciano pensare a un suicidio, ma solo bottigliette di medicinali regolarmente prescritti. Viene effettuata un’autopsia per capire le cause della morte che però non riesce a dare risposte certe, rendendo necessario attendere i risultati di analisi più approfondite. Il 6 febbraio 2008 sono stati resi pubblici i risultati e la polizia ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Mr. Heath Ledger è morto per una intossicazione acuta provocata dagli effetti combinati di ossicodone, idrocodone, diazepam, temazepam, alprazolam e doxilamina.»

Viene così confermato che la morte è avvenuta per avvelenamento causato dagli effetti combinati di sonniferi, ansiolitici e analgesici che l’attore stava prendendo dietro normale prescrizione medica.
Il 31 gennaio gli show televisivi Entertainment Tonight e The Insider hanno annunciato la messa in onda di un video vecchio di due anni in cui Ledger partecipa a un droga party al Chateau Marmont Hotel, lo stesso albergo nel quale morì l’attore John Belushi nel 1982. In seguito a una campagna dell’agenzia di Ledger, la ID-PR, rivolta all’intera Hollywood, le emittenti televisive hanno deciso di non mandare in onda il video “per rispetto alla famiglia di Heath Ledger”. Nel video non si vede Ledger che fa uso di droghe ma si sente la sua voce ammettere di aver fumato marijuana in passato. (Wikipedia)

In oltre settant’anni di carriera fatta di sperimentazioni narrative alla ricerca costante di innovazione, si può affermare che il Joker che più risalta, rispetto al classico è quello del compianto di Heath Ledger, ne Il Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan (2008). La sua interpretazione, quella del villain perfetto, è entrata di diritto fra i pilastri di Hollywood, sia per meriti personali, sia per la prematura scomparsa dell’attore. Ledger ha lasciato al pubblico un personaggio diverso dal solito, nuovo sotto molti punti di vista. Dalla costumistica essendo l’unico Joker a truccarsi e tingersi i capelli alla caratterizzazione essendo l’unico a presentare tic nervosi.

Il personaggio perde gran parte dei connotati comici usuali, accentuando quello della pulsione verso la morte, la follia e l’astrattezza delle cose. Ne uscirà fuori un Joker meno umoristico (nel senso pirandelliano del termine) e molto più realistico, proprio per questo tremendamente più inquietante, più vicino a noi. Un’altra caratteristica che tiene incollati allo schermo gli spettatori del film di Nolan sono le cicatrici del suo antagonista, diventate iconiche grazie agli aneddoti raccontati dal Joker. Ma quale sia l’origine di questi tagli nessuno lo sa; d’altronde il Joker racconta sempre una versione totalmente diversa ogni volta. Non è, in effetti, difficile pensare che neanche lui conosca più la realtà di quelle ferite e che qualche inconscio meccanismo di autodifesa abbia rimosso dal suo cervello la serie di eventi che l’ha reso ciò che è.

La preparazione del ruolo della vita

Al momento della sua prematura scomparsa Heath Ledger era all’apice del suo successo. Dopo il boom de I segreti di Brokeback Mountain (2005)era universalmente considerato uno degli attori più promettenti, prossimo a diventare una stella di Hollywood. L’attore australiano era noto anche per la meticolosa preparazione dei suoi personaggi e per la passione che metteva nell’indagare a fondo la loro personalità.

Per il ruolo di Joker nel film di Christopher Nolan The Dark Knight – Il Cavaliere Oscuro, Ledger si preparò in maniera maniacale, compilando persino un quaderno (soprannominato il “Diario del Joker”) in cui aveva raccolto materiali e appunti per interpretare al meglio il clown più odiato da Batman. Il diario conteneva i classici di Batman, immagini tratte dal film Arancia Meccanica, carte da gioco con i Joker (Jolly) e vecchie immagini di clown da circo e di iene dai sorrisi inquietanti; fra le pagine del diario spunta anche la parola “chaos”. Secondo le stesse dichiarazioni fatte allora da Ledger, l’attore «trascorse settimane di preparazione isolato in una stanza d’albergo tenendo un diario in cui annotava il suo lavoro e sperimentando con le voci – era importante trovare una voce e una risata iconiche».

Il risultato fu «uno psicopatico senza coscienza delle sue azioni, un sociopatico assoluto, un assassino di massa a sangue freddo». Un Joker  senza empatia che non si vedeva dai tempi di Burton e gli valse agli Oscar del 2009 il premio postumo come migliore attore non protagonista.

L’avvertimento di Jack Nicholson

La ricorrenza della scomparsa di Heath Ledger ha rispolverato il caso della vicenda della sua morte, portando alla luce dei dettagli inquietanti e sconvolgenti. All’epoca della produzione del film, Jack Nicholson (ultimo attore ad aver interpretato Joker nel “Batman” di Tim Burton1989) aveva avvisato Ledger della pesantezza del ruolo (uomo avvisato mezzo salvato? non quando si tratta del misterioso “giocherellone”). Quando poi, in un’intervista successiva gli fu chiesta un’opinione riguardante il tragico evento del giovane attore, Nicholson rispose semplicemente solo con un “io gliel’avevo detto”.

Infatti, durante un’intervista al New York Times – fatta mentre venivano girate le riprese di The Dark Knight– Ledger descrisse l’interpretazione di Joker come un evento estenuante, fisicamente e mentalmente, che lo stava rendendo incapace di riposare (o di intendere?). È quindi forse a questo che va ricondotto l’abuso di pillole per dormire, da cui il sospetto di morte per overdose. A conferma di ciò vi è il fatto che al momento del suo ritrovamento furono rinvenute vicino al corpo nudo ed esanime delle pillole di ansiolitici e sonniferi, inoltre la famiglia Ledger abbia fin dall’inizio negato l’ipotesi del suicidio, contrastando le accuse dei giornalisti.

Non distinguere la realtà dalla finzione

Parliamo di leggende e film cult, questa volta non per il ruolo del buono (Christian Bale), nei panni del pipistrello che si aggira per Gotham City a caccia dei cattivi, bensì per l’interpretazione di Heath Ledger, ovvero The Joker: il folle pagliaccio con il volto pesantemente truccato.
Rimane nella memoria il passato di questo personaggio, ma a Hollywood si mormora che stavolta Heath abbia superato ogni prova di recitazione. Tanto da non distinguere più la realtà con la finzione.

Batman è tormentato quanto Joker e il film fa riflettere sul vero senso della giustizia. Joker è disumano, folle, ma merita di morire? Da attenzionare il discorso sulla verità. Tutti credono di volere la verità, ma poi sono disposti a sacrificarla in nome di un mondo quantomeno accettabile, perché la verità fa male. E se alla fine -paradossalmente- il più cattivo fosse anche il più sincero di tutti, proprio perché indossa quel famoso berretto pirandelliano?

“Il berretto a sonagli è una commedia in due atti dello scrittore e autore teatrale italiano Luigi Pirandello. Il titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti.” (Wikipedia)
Perché l’unica verità è che siamo fatti tutti della stessa mistura di terra e cielo, cambiano le proporzioni di questi elementi ma nessuno è immune dall’errore, dall’odio, dalla malvagità, dalla menzogna.

La follia, come dice Joker al cavaliere oscuro, è simile alla forza di gravità: basta una spinta per farti cadere. O si diventa folli o si scrive, aggiungerebbe Pirandello. “La realtà è inafferrabile, scorre in una bobina: si srotola di fronte agli occhi di uno spettatore che si trova ad esserne, simultaneamente, il disincantato protagonista”.
Distaccandosi dalla propria volontà, dal proprio corpo come se fossimo in terza persona, ci si guarda vivere assaporando il gusto dell’assurdo, il gusto paradossale di riuscire a comprendere la maschera di tutti quegli intrusi con cui si è costretti a condividere momenti di vita.
Cosa sarebbe l’uomo se non fosse obbligato a rimanere nei confini dei legami sociali e personali soggiogando il proprio Eros? Quale sarebbe la sua realtà?
“Si gira” è il soprannome di Serafino Gubbio ne I quaderni di Serafino Gubbio operatore (1925). L’ambientazione è quella dello strabiliante mondo del cinema che, nel periodo antecedente allo scoppio della prima guerra mondiale, è già il luogo preferito del divismo: questi giochi di eros e thanatos di attori e attrici diventano simbolo di un paradiso artificiale. Lo scorrere delle bobine su cui si lavora restituisce un’impressione di realtà apatica: questo è ciò che Serafino scrive nei propri diari. La sua scrittura evidenzia quella che è l’impossibilità dell’uomo di controllare ciò che egli vede e incontra osservando impotente una “finta realtà” in cui dominano le macchine (tanto esaltate dal futurismo) che però non sono in grado di restituirla adeguatamente. Questa realtà artificiale dei meccanismi industriali rende incapaci di distinguere la realtà dalla finzione.
Questo quaderno può essere comparato con il “Diario del Joker”

“Uno, nessuno e centomila” Joker e Moscarda

Conoscete il Vitangelo Moscarda di Pirandello (Uno, nessuno e centomila)? I due personaggi sono incredibilmente simili.

Essere coscienti per l’autore significa raggiungere l’annullamento di sè stesso (sembra paradossale, lo so) per vivere soltanto in funzione di quello che si è. Moscarda diventa “albero, nuvola, domani, libro o vento”, Joker diventa un folle criminale. È la sua indole e non può essere cambiata, non si può far altro che sospendere ogni giudizio morale…

A proposito di Pirandello e di maschere: una delle versioni a fumetti del folle clown è senza faccia. Ciò sta a indicare una spersonalizzazione completa dell’individuo, come abbiamo già citato sopra.

Ledger è morto. La sua persona sarà per sempre associata a quella di uno dei personaggi più affascinanti di sempre: Il Joker. E se fu lui ad ucciderlo, è anche lui che lo tiene in vita, rendendolo immortale.

Sull’Autore

Appassionato di cinema, letteratura, musica e tutto ciò che è cultura. Affamato di sapere. Cerco la precisione in ogni dove, sono i dettagli che fanno la differenza. Spero di scrivere per lavoro un giorno, nel frattempo, scrivo per passione.

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