La Battaglia per EMA

EMA è oggetto di desideri e di ambizioni di un po’ tutti i Paesi europei. Ma cos’è l’EMA? L’Agenzia Europea per i Medicinali (European Medicines  Agency) è una delle tante agenzie europee sparpagliate per tutto il territorio dell’Unione; questa ha attualmente sede a Londra, ma con l’uscita degli inglesi dall’UE occorre trovare, necessariamente, una nuova sede per tale agenzia.

Ecco dunque che quasi tutti i Paesi europei propongono le proprie città come sede dell’EMA. Il Governo Italiano, a tal proposito, sembra essere deciso nel seguire una strada chiara: proporre Milano. Si potrebbe già obiettare la scelta chiedendosi perché Milano e non Roma, ma senza dubbio è il capoluogo lombardo ad avere maggiori chance. Roma al momento non se la passa benissimo e questo è ben noto alla commissione che dovrà valutare dove trasferire l’EMA (con tutto il suo personale, ovviamente). Milano, in realtà, parte piuttosto avvantaggiata: l’EMA verrebbe trasferita al Pirellone, simbolo della città; dispone di un sistema di trasporto pubblico molto più avanzato ed efficiente di quello romano, senza contare la grande presenza di scuole internazionali (i figli dei dipendenti dovranno pur studiare, no?); la facilità di raggiungere importanti altre mete (anche turistiche) in pochissimo tempo; l’ambiente milanese viene infine dato per altamente internazionale e internazionalizzato.

Milano (qui il video) quindi ha tutte le carte in regola per farcela, ma ben più di qualche voce (tra cui quella del Presidente del Consiglio italiano) è preoccupata che le valutazioni di merito su quale sia la città candidata “migliore” passino in secondo piano rispetto a considerazioni strettamente più geopolitiche. Secondo questo secondo punto di vista, è più probabile che la sede dell’EMA venga spostata in uno dei Paesi dell’Est di più recente entrata nell’UE e che, complessivamente, non ospitano ancora nessuna agenzia europea. Sotto questo aspetto Bratislava, capitale della Slovacchia, viene data per favorita anche grazie alla brevissima distanza da Vienna. Certo, Bratislava non può competere con i servizi offerti da Milano, ma per l’appunto qui si stanno tralasciando tutte le valutazioni di merito. Giusto? Sbagliato? La verità sta nel mezzo. È giusto, anche in un’ottica di solidarietà europea (che negli ultimi tempi latita), che anche i Paesi più piccoli abbiano la loro “fetta di torta”. L’EMA porterà sicuramente importanti benefici all’economia grazie al grande indotto garantito dai circa 900 funzionari trasferiti e dai loro collaboratori; come si può negare a un Paese “minore” possibilità di sviluppo? Dall’altro lato, tuttavia, anche l’Italia merita attenzioni particolari; oltre infatti a candidare una città nettamente superiore per servizi, la concessione dell’UE sulla sede EMA potrebbe essere anche un buon segno di riconoscimento per gli sforzi che l’Italia ha fatto, in questi anni, non solo per la questione migranti ma anche in campo economico/finanziario.

Questo ultimissimo aspetto è tuttavia controverso. I detrattori del Governo Gentiloni pensano che proprio sulla questione EMA, il Governo dimostrerà non tanto la sua forza, ma piuttosto la sua debolezza. L’idea è che il Governo sia disposto a fare di tutto per ottenere la sede dell’EMA, anche tacere sulla questione migranti (leggasi: “Smettendo di lamentarsi”). Qualora simile eventualità si verificasse, l’immagine del Governo risulterebbe ancor più attaccabile, a tutto vantaggio di quelle forze politiche che sempre più chiedono fermezza sulla gestione dei flussi migratori (e non vi è solo la Lega, badate bene).

Sull’Autore

Nato in uno sperduto comune della provincia pavese nel 1991, ho terminato gli studi magistrali in Economia, Politica ed Istituzioni Internazionali all'Università di Pavia. Mi occupo principalmente di Politica Internazionale e tematiche legate alla Sicurezza internazionale con attenzione particolare al contesto dell'estremo oriente.

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