La (mia) depressione è una bella merda

La depressione è una bella merda. Non ha importanza che tu sia ricco o povero, bello o brutto. La depressione ti prende e basta. Quando sono in uno dei miei momenti di lucidità e la depressione è solo un ricordo (e per fortuna non succede raramente) mi chiedo che motivo ho avuto fino a quel momento per stare così male. L’unica risposta plausibile è nessuno. Non c’è un motivo per essere depressi, si è depressi e basta. Per questo motivo questa grande troia è difficile da sconfiggere. Non ci sono appigli o ancore, niente può risultare consolatorio. C’è soltanto sofferenza, dolore e buio.

Ora, non volevo scrivere un altro inutile pezzo sul male oscuro: Internet ne sarà pieno, dopotutto. Non voglio nemmeno raccontarvi la mia esperienza personale perché sono sicura che sarà uguale alla maggior parte delle persone che ne soffrono, né più né meno. Io vorrei solo dedicare quattro parole su quanto mi faccia schifo la depressione.

Io odio essere depressa perché perdo lucidità. In altre parole, non so più analizzare in maniera chiara la realtà che mi circonda. Che può voler dire tante cose, per esempio paranoia: un amico che non risponde ad un messaggio non è una persona che ha da fare, è qualcuno che mi trova ripugnante, che ce l’ha con me e non sapeva come farmelo capire. Un errore compiuto al lavoro non vuol dire inesperienza, vuol dire inettitudine bella e buona, mi licenzio domani come prima cosa al mattino. E scusa, oggi non hai voglia di uscire o non hai voglia di uscire con me?

Spesso non riesco a comprendere il comportamento delle persone e ho bisogno che qualcuno di fidato me lo spieghi, altrimenti perdo la testa. A volte va pure peggio: tutti mi sono nemici e devo spegnere il telefono e non parlare con nessuno per evitare di litigarci a morte. Quindi, sì, io odio essere depressa perché inavvertitamente faccio soffrire gli altri. Io davvero non biasimo chi mi sta accanto e ogni giorno ringrazio il cielo che ci sia ancora, nonostante tutto, perché nei miei momenti bui sono la donna più insopportabile della terra. Okay, li ringrazio ogni giorno, tranne quando precipito di nuovo in una crisi depressiva che non mi lascia scampo e allora vaffanculo, è anche colpa vostra se sono così, mi avete rovinato la vita t u t t i.

È una fortuna che io abbia imparato a gestire i miei momenti di follia; l’ho fatto pure per non dover vedere l’espressione ferita di mia sorella tutte le volte che non avevo la forza di parlare e lei quasi pensava fosse colpa sua, ma anche per non dover chiedere scusa ad un’interminabile lista di amici che avevo trattato di merda mentre stavo male.

Io odio essere depressa perché è una malattia pesante, fisicamente pesante, che mi schiaccia più o meno tra la pancia e il petto, in quel punto che il mio primo psicologo ha chiamato “plesso solare”. Dio mio, com’è pesante. Mi fa fatica respirare, manco avessi corso chissà quale maratona. Io c’ho il sangue che bolle, e mi prenderei a pugni, a morsi, a schiaffi, e pur di non cedere alle mie manie di autodistruzione provo a respirare e non riesco, perché lei schiaccia, porca troia. Ed è un dolore, un dolore fisico, ma non passa con un analgesico e non passa con niente, e non è nemmeno uno di quei dolori belli, tipo che ne so, quelli che vengono dopo un allenamento, o i dolori di un parto. No, è un dolore del cazzo.

Io odio essere depressa perché non riesco a distrarmi. Esco di casa, vedo gente, magari intavolo pure conversazioni, ma in realtà vado in automatico. Una forma di dissociazione, la definisco, che mi fa tornare a casa doppiamente stanca. Mi stanca pure quando invece voglio sottrarmi a questo strazio e devo inventare mille scuse che risultino convincenti, oltre a “oggi voglio solo morire”, che poi è l’unica, straziante verità. Infatti io odio essere depressa anche perché penso alla morte di continuo, sogno la morte, la elaboro, la pianifico, fino a quando il pensiero non diventa così reale che sì, magari dalla depressione esco, ma solo per entrare in uno stato di panico tale che soltanto i calmanti riescono a farmi riprendere. Più la bramo e più la temo, questa maledetta morte che a volte mi pare l’unica via d’uscita.

La scorsa settimana s’è ammazzato Chester Bennington. C’aveva sei figli, milioni di fan, una carriera invidiabile. Che cazzo di motivo aveva? Nessuno. Non c’è un motivo per essere depressi, si è depressi e basta.

chester bennington

Sull’Autore

Siciliana, appassionata di mille cose diverse, sono una contraddizione a forma di donna. Asociale fino al midollo, diffidente come un gatto. Scrivo perché questa vita non mi basta. Mi chiamano Vanessa, *shrug*

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