Ashkali, una minoranza che arriva dall’antico Oriente

La sigla RAE non suonerà familiare a molti in Italia e nel resto dell’Europa Occidentale; nei Balcani, tuttavia, e in Kosovo in particolare, questa ha un significato ben preciso: è infatti l’acronimo delle minoranze Rom, Ashkali, Egyptians. Si tratta di tre comunità che non godono di buona fama nei Paesi in cui sono stanziate e che lottano quotidianamente per i propri diritti e contro gli stereotipi di cui sono bersaglio.

Presenza di Ashkali in Kosovo, mappa del 2011 realizzata da Luan Zeqiri (Credits: Wikipedia)

Presenza di Ashkali in Kosovo, mappa del 2011 realizzata da Luan Zeqiri (Credits: Wikipedia)

In particolare, è il popolo ashkalo uno di quelli che più di tutti soffre la marginalizzazione. Originario dell’antica Persia, l’attuale Iran, nel IV secolo d.C. questo popolo emigrò verso ovest, fino ad arrivare nella penisola balcanica. Ancora oggi si contano nei Paesi dell’ex-Jugoslavia e in Albania le sue comunità più numerose (nel frattempo, gli ashkali sono diventati anche profughi durante le guerre degli anni ‘90), dove spesso vengono confuse con quelle Rom. A distinguerle fu la Serbia nel 2002, inserendo gli ashkali nell’elenco delle minoranze nazionali, nonostante, nell’ultimo censimento nazionale, soltanto mille persone abbiano dichiarato la propria appartenenza a questa minoranza.

Il perché è presto detto: moltissimi vivono in condizione di estrema miseria e lottano quotidianamente per sopravvivere, come ha documentato East Journal nel 2013. Ciononostante, questo popolo vanta una propria cultura che si distingue da quella degli altri balcanici, a partire dalla propria lingua che conserva ancora oggi termini e inflessioni arabe. In comune con albanesi e kosovari hanno la religione musulmana; poiché vivono a stretto contatto con i Rom, però, anche queste peculiarità mutano nel tempo, in favore di un’assimilazione con i gitani.

Come per il resto delle minoranze RAE, anche quella ashkali ha difficoltà ad integrarsi. Alcuni suoi membri hanno accusato perfino la United Nations Interim Administration Mission in Kosovo, ossia la Missione delle Nazioni Unite per l’Amministrazione Provvisoria del Kosovo (UNMIK), di violenze: il caso “N.M. e altri”, citato nel rapporto annuale 2015-2016 dello UN Human Rights Advisory Panel (HRAP), riguarda infatti “le accuse di avvelenamento da piombo e altri gravissimi problemi di salute, che ricadono ancora nella responsabilità dell’UNMIK, avendo quest’ultima dislocato alcuni membri della comunità R.A.E. (…) in alcuni campi – diffusamente contaminati – nel Nord del Kosovo per diversi anni”, ha riportato l’agenzia di stampa Pressenza.

L'attrice Alyssa Milano con bambini della comunità rom, ashkala ed egiziana a Gjakove, Kosovo (Credits: UNICEF Kosovo / Atdhe Mulla / Flickr/ 2010)

L’attrice Alyssa Milano con bambini della comunità rom, ashkala ed egiziana a Gjakove, Kosovo (Credits: UNICEF Kosovo / Atdhe Mulla / Flickr/ 2010)

Questi problemi si riflettono sulle condizioni di vita della popolazione. Non è un caso se nel biennio 2014-15, secondo i dati riportati dall’Osservatorio Balcani-Caucaso, “2867 membri delle tre minoranze del Kosovo se ne sono andati negli ultimi 8 mesi, una cifra che corrisponde all’8% di loro”. Numeri che forniscono la “soluzione” trovata a un tasso di disoccupazione per le loro comunità incredibile, pari al 99% secondo le stime ufficiali! I numerosi diritti a loro riservati dalla Costituzione del neonato Stato Balcanico spesso rimangono sulla carta, contribuendo così alla loro fuga.

Chi rimane a casa deve arrangiarsi in qualche modo per sopravvivere: alcuni lo fanno grazie alla raccolta dei rifiuti, come ha documentato l’inchiesta “Guadagnandosi il pane quotidiano” dei giornalisti kosovari Leonida Molliqaj e Besnik Boletini, pubblicata nel 2015 da Preportr e insignita del Premio Europeo per Giovani Giornalisti l’anno scorso. In cambio di pochi centesimi rom, ashkali ed egiziani sono costretti a correre numerosi rischi.

In Serbia, le tradizioni dei discendenti di questo popolo arrivato dall’Oriente dovrebbero essere supportate dalla Matica Aškalija, ossia la Società Letteraria degli ashkali supportata dal governo di Belgrado. A causa di problemi interni nati nel 2011 per motivi di leadership, la Società si è però divisa al proprio interno; nonostante ciò, “raccoglie fondi e li spedisce ovunque vi siano Ashkali in difficoltà” riporta East Journal. Uno sforzo destinato a ripetersi fino a quando rimarranno ashkali rifugiati nei Paesi balcanici e non solo.

Sull’Autore

Nato in Friuli nel 1995, vivo e studio a Gorizia, dove seguo il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste. La passione per il giornalismo nasce al liceo, subito dopo quella per il calcio mi porta a diventare arbitro. Collaboro anche con Sconfinare e Messaggero Veneto, per MdC sono il Caporedattore della sezione Società e Diritti.

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