#AgendaSetting: ogni rivoluzione tecnologica ha il suo bivio

Rieccoci ad Agenda Setting, la rubrica con un occhio sui libri e l’altro rivolta al mare; una rubrica strabica, insomma.

È stata una settimana interessante e votata a riflessioni in ambito tecnologico, e di applicazione pratica della tecnologia, ispirate da cronache e recenti sviluppi. In primis un’invenzione che potrebbe valere il premio Nobel presentata alla Conferenza Internazionale sulle Tecnologie Quantistiche (ICQT) di Mosca. Su La Stampa Andrea Nepori racconta come per l’occasione gli occhi fossero tutti puntati su John Martinis, fisico pluripremiato, responsabile del laboratorio di ricerca quantistica di Google.

Si parla di computer quantistici che hanno come unità di base del loro calcolo il qubit. A differenza del tradizionale bit, che può avere solo valore 1 e 0, il qubit può avere due valori allo stesso tempo. Quindi associando svariati qubit si ottiene una potenza di calcolo infinitamente superiore a quella di un computer tradizionale. E mentre Martinis era lì a spiegare che entro il 2018 Google avrebbe messo a punto un computer quantico da 49/50 qubit ecco il colpo di scena: un russo ne ha già costruito uno da 51 qubit.

Mikhail Lukin

Mikhail Lukin

Si tratta di Mikhail Lukin, scienziato moscovita che ha lavorato al progetto insieme al suo team di Harvard. Non sembra, in effetti, un classico duello da guerra fredda, piuttosto una sfida tra ricerca pubblica e privata, ed in questo caso la prima ha avuto ampiamente la meglio.

“Il computer quantistico è la bomba atomica del ventunesimo secolo, il cui potenziale costruttivo è maggiore rispetto a quello distruttivo” – Alexander Lvovsky, professore di fisica all’Università di Calgary e responsabile del laboratorio di ottica quantistica del Russian Quantum Center.

Le infinite possibilità che si profilano all’alba di questi nuovi sviluppi sono assai suggestive, ma altri tipi di notizie scoraggiano in maniera proporzionale e opposta. Ci riferiamo alla morte di Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace che ha concluso i suoi giorni nelle carceri cinesi all’età di 61 anni. Secondo le fonti del New York Times il governo cinese avrebbe censurato i messaggi di cordoglio per la scomparsa dell’attivista finanche sulla piattaforma WeChat, il programma di messaggistica istantanea più quotato in Asia. Non è una gran novità che il governo di Pechino abbia smanie da Grande Fratello, dopo la lesione della libertà di pensiero ora sono passati anche alla memoria.

Liu Xiaobo

Liu Xiaobo

Infine chiudiamo con un approfondimento consigliato, sempre sul tema delle rivoluzioni tecnologiche ma applicate al vivere cittadino. Presentato al Festival della Partecipazione, “Il nostro diritto digitale alla città” è stato tradotto dall’inglese e curato dall’associazione Openpolis, ed è un piccolo quanto essenziale testo che sciorina tutta una serie di tematiche gravitanti intorno la smart city, con una critica puntuale, tanto che ci salutiamo con una citazione saliente scovata proprio all’interno del testo.

“Faremo elaborare dai calcolatori elettronici tutti i dati del problema? Perché no?! Tuttavia, la macchina non utilizza che dati che provengono da domande a cui si risponde con “sì” o “no”. Essa stessa non risponde che a domande che vengono poste con un “sì” o con un “no”. Chi oserà pretendere che tutti i dati sono stati raccolti? Chi legittimerà questo impiego della totalità? Chi dimostrerà che il “linguaggio della città”, per poco che ve ne sia uno, coincida con l’ALGOL, il Syntol o il FORTRAN, linguaggi delle macchine, e che questa traduzione non sia un tradimento? Di più, la macchina non rischia di diventare strumento nelle mani di certi gruppi di pressione, di certi politici? Non è forse già un’arma per gli uomini al potere e per i servi dei politici? – Henri Lefebvre (La Rivoluzione Urbana, 1970)

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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