Un gasdotto per domarli tutti?

Perché la “Pipelinistan Conspiracy” NON spiega la guerra in Siria

"Un gasdotto per domarli tutti, un gasdotto per trovarli, un gasdotto per ghermirli e nel buio incatenarli"

“Un anello gasdotto per domarli, un anello gasdotto per trovarli, un anello gasdotto per ghermirli e nel buio incatenarli”

Questo avrebbe dovuto essere un articolo sui recenti sviluppi della Guerra in Siria e sulle crescenti tensioni tra americani e russi in seguito all’abbattimento da parte di un F-15 della coalizione a guida americana di un fighter SU-22 dell’esercito regolare siriano di Bashar Hafiz al-Asad, sviluppi che, se da un lato aprono a scenari particolarmente foschi, dall’altro lato sono stati accolti in maniera fin troppo paranoica e guerrafondaia nei vari angoli del web. Quindi mi sarei scagliato in una donchisciottesca battaglia contro la paranoia-da-terza-guerra-mondiale, magari con un titolo da Post del tipo “No, non sta scoppiando la terza guerra mondiale, andate pure al mare”.

Poi però, mentre cercavo informazioni sugli ultimi sviluppi, mi rendevo conto di un mio retropensiero ricorrente e costante: “non mi stanno raccontando tutto”.

Germe del dubbio che, se in altri tempi avrebbe segnalato forse acume e spirito critico, oggi è più spesso sintomo di convinzioni recondite basate su tutto fuorché fatti provati. Insomma: se sei convinto di qualcosa e non sai perché è molto probabile si tratti di fake news, ma sicuramente strofinare le bucce dei cetrioli per renderli meno amari funziona, ed è solo un caso che facciano comunque schifo una volta su due.

Quindi ho cercato di risalire a monte: mentre seguivo la campagna elettorale francese nei primi mesi del 2017 Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise (partito di estrema sinistra), aveva più volte – su Twitter e durante un comizio marsigliese – definito la guerra in Siria nient’altro che una “guerre des pipelines” (francesizzato “piplìn”).

Dall'inizio

“E’ fin dall’inizio che sostengo che la guerra in #Siria non è una guerra di religione ma di gasdotti e pipeline”

Questa teoria era stata in realtà suggerita per la prima volta nell’agosto 2012 da un editoriale del brasiliano Pebe Escobar, collaboratore di RT e Sputnik, sul sito di Al-Jazeera, poi rielaborata anche dal Guardian, ma solo grazie a Mélenchon mi si era così conficcata nel cervello. Maturavo così l’idea che in realtà la guerra in Siria fosse uno scontro per il controllo di risorse energetiche e nulla più.

Ero insomma certo che UE e USA da un lato e Russia e Iran dall’altro, in compartimenti stagni, si stessero scontrando esclusivamente per il controllo dei gasdotti che attraverserebbero – o dovrebbero attraversare – il territorio siriano o iracheno e dei quali l’unico effettivamente esistente, pur se incompiuto, è ad oggi l’AGP (Arabic Gas Pipeline).

Il tracciato dell'AGP, che, una volta terminato,porterebbe il gas egiziano fino a Kilis in Turchia, mentre ora rifornisce Israele, GIordania Libano e Siria

Il tracciato dell’AGP, che, una volta terminato, porterebbe il gas egiziano fino a Kilis in Turchia, mentre ora rifornisce Israele, Giordania, Libano e Siria

Infatti, secondo una doxa che dall’articolo di Escobar (che si riferiva principalmente a un accordo tra Iran, Iraq e Siria e non al piano qatariota) trae spunto, è convinzione diffusa in particolare negli ambienti di estrema sinistra (e destra) europei che le contestazioni del 2011 a Bashar al-Asad, che hanno poi condotto alla guerra cui oggi assistiamo, sarebbero state orchestrate dalle potenze occidentali.

Tutto questo per il rifiuto nel 2009, da parte del dittatore siriano, di dare il proprio consenso al progetto qatariota, proposto da Qatar Petroleum e Exxon, di un gasdotto che attraversasse il territorio iracheno, siriano e turco e rifornisse l’Europa di gas naturale, concedendo al fabbisogno europeo un’alternativa al monopolio della russa Gazprom. Tale rifiuto, dettato dichiaratamente dalla volontà di non scontentare l’alleato russo, sarebbe dunque -secondo i sostenitori di questa teoria- alla base della guerra civile siriana.

In aggiunta a ciò altri due progetti in cantiere avrebbero, a quanto si dice, condizionato lo sviluppo della guerra:

  • Il Progetto Nabucco, che sarebbe in origine (nel 2002) dovuto partire dall’Iran ma che in seguito alle tensioni legate al nucleare (prima dell’intesa Obama-Rohani) fu ripensato con base nei giacimenti di Turkmenistan (fuori dalla mappa, sull’altra sponda del Mar Caspio) e Azerbaijan. Tale progetto, secondo i sostenitori della “Pipelineistan theory” avrebbe dovuto collegarsi eventualmente, presso la turca Kilis, con l’AGP, con il progetto qatariota o, in ultima istanza, con l’Islamic Gas Pipeline.1200px-Nabucco_Gas_Pipeline-en.svg
  • Il Progetto Islamic Gas Pipeline (IGP), legato ad un accordo stipulato tra Iraq, Siria e Iran per l’esportazione di gas naturale da parte di quest’ultimo, fu annunciato nel luglio 2011. Sebbene l’accordo sia stato siglato dopo lo scoppio della rivoluzione siriana sembra però, stando a quanto sostiene l’analista Cédric Mas, che le trattative fossero cominciate molto prima. Tale progetto sarebbe stato per Asad coronamento di quella da lui definita nei primi mesi del 2011 “Strategia dei 4 mari” (Caspio, Nero, Mediterraneo e Golfo Persico) con la Siria al centro dello scacchiere mediorientale del gas in partnership con la Turchia.  Questo progetto sarebbe stato in origine, secondo Escobar, il casus belli del complotto anti-Asad e anti-Iran in quanto avrebbe consentito all’Iran di esportare il gas del Golfo in Europa (diventando però diretto rivale della Russia della quale è alleato – questa è una delle falle di questa teoria). Questo complotto fu poi reinterpretato  – dopo l’accordo sul nucleare tra Obama e il presidente iraniano Rohani  – identificando come casus belli alternativo il già citato rifiuto del progetto qatariota da parte di Asad.
    Il percorso dell'IGP tra Iran, Iraq e Siria. Nei piani di Asad tale gas sarebbe stato destinato principalmente al consumo esterno, ma potenzialmente esportabile

    Il percorso dell’IGP tra Iran, Iraq e Siria; nei piani di Asad tale gas sarebbe stato destinato al consumo sia interno che esterno

La teoria del complotto qatariota si scontra però con alcune verità:

1) Il primo grande ostacolo al piano proposto dal Qatar non è tanto russo quanto saudita: sono i sauditi a non voler assolutamente – e men che mai in questo momento di forti tensioni – un aumento delle esportazioni da parte del Qatar. I sauditi si sono del resto opposti a questo progetto sin dall’inizio in ragione del fatto che, sia nella sua versione A (quella che attraversava la Siria) che nella sua versione B (quella passante per Kuwait e Iraq), la pipeline qatariota sarebbe comunque dovuta passare per il loro territorio.

Come potrebbero apparire le pipeline iraniana (in verde) e qatariota (in rosso)

Possibile tracciato delle pipeline iraniana (IGP, in verde) e qatariota (Qatar-Turkey Pipeline, in rosso), secondo il sito Middle East Eye

2) Il progetto Nabucco è invece naufragato in primis per le tensioni relative al nucleare iraniano (prima dell’intesa Obama-Rohani), oltre che per il defilarsi di Turkmenistan e Azerbaijan, che hanno stretto accordi rispettivamente con Cina e Russia per la vendita dello stesso gas che avrebbe dovuto innervare le tubature di Nabucco. Venuto meno il progetto Nabucco, viene quindi meno la possibilità di collegare, attraverso la Turchia, i gasdotti siriani con l’Europa.

3) Nessuno di questi tre progetti è stato poi in alcun modo realizzato, neppure in parte, a causa all’instabilità dei territori in guerra che avrebbe dovuto attraversare. Anche l’IGP – progetto lanciato con dichiarazioni di finanziamento oltre i 10 miliardi di dollari – non ha ad oggi visto stanziato un singolo centesimo né ha un piano di fattibilità, e la costruzione non è stata in alcun modo approcciata in ragione del fatto che alcune delle zone ad esso destinate sono tuttora sotto il diretto controllo dello Stato Islamico.  Viene quindi piuttosto da pensare che la guerra in Siria sia più un ostacolo all’economia europea e americana del gas che non quell’utile strumento con cui ottenere profitti che si era millantato. Il gas iraniano è prodotto tra l’altro in quantità scarsamente sufficienti anche per il solo consumo interno dello stesso Iran (al punto che durante i mesi invernali il gas viene importato dai gasdotti azeri) e questo contraddice sia la teoria di Escobar che le sue diramazioni successive.

Ma soprattutto: se l’amministrazione Obama (e Trump poi) avesse avuto veramente destituire Asad, l’avrebbe già fatto. Di occasioni Obama ne ha avute molte per entrare di peso nella scena siriana, anche prima del vero e proprio impegno militare della Russia di Putin nel settembre 2015. La famosa “linea rossa” delle armi chimiche (superata per la prima volta nell’agosto 2013) sembrerebbe essere stata oltrepassata più volte dai generali di Asad e le risposte, quando ci sono state, sono state exploit occasionali non dettati da una strategia ben chiara.

Del resto, se gli interessi europei e americani fossero preponderanti nella crisi siriana tanto da influenzare buona parte delle opposizioni interne, la risoluzione del conflitto sarebbe davvero molto più semplice. A un americano e a un francese riesce molto difficile immaginare di non essere protagonista della scena internazionale (a un italiano forse un po’ meno). Fatto sta che il ruolo euro-atlantico nella crisi siriana è stato negli ultimi anni ridimensionato, in quanto più che altro passivo e attendista.

Se da un lato considerare la sola questione religiosa al centro delle guerre mediorientali sarebbe chiaramente ingenuo, anche l’illusione eurocentrica per cui tutte le disgrazie del mondo arabo sarebbero esclusiva responsabilità della sete di potere e delle astute (?) manovre di alcuni leader occidentali è una spiegazione semplicistica. Con questo non si vogliono negare le dirette responsabilità americane, francesi, italiane, russe, nel complesso gioco di forze mediorientale: si vuole però cercare  di non perdere di vista la complessità della situazione siriana in cui differenze tra gruppi religiosi, gruppi di potere, alleanze tra potenze regionali e locali, giocano un ruolo molto più sostanziale di quanto non sembri da una semplice occhiata a Google Maps con uno sguardo che ha già deciso, in quella mappa, cosa vuole trovare.

Ma qualora non foste convinti, ecco a voi la pipeline che spiega OGNI COSA

Ma qualora non foste convinti, ecco a voi la pipeline che spiega OGNI SANTISSIMA COSA (by @karlremarks)

Fonti:

http://www.middleeasteye.net/essays/pipelineistan-conspiracy-why-war-syria-was-never-about-gas-144022537

http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/04/12/les-pipelines-et-les-gazoducs-sont-ils-a-l-origine-de-la-guerre-en-syrie-comme-l-affirme-jean-luc-melenchon_5110147_4355770.html

Sull’Autore

Nasco a Como nel '92, parto per Bologna a studiare Lingue nel 2011 e, con la testa almeno, non la lascio più. Al momento vivo a Parigi, dove perfeziono lo studio dei dialetti arabi orientali. Seguo particolarmente le vicende politiche francesi, maghrebine e mediorientali. Ascolto di tutto, mangio di tutto, leggo di tutto, vedo di tutto. Sono un bulimico della narrazione.

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