La realtà virtuale riduce il dolore

Sempre più studi dimostrano quanto la realtà virtuale sia utile a chi si sottopone a trattamenti medici.

Se siete tra quelli che considerano il distacco digitale dalla realtà come un fenomeno totalmente negativo dovrete ricredervi. La diffusione dei visori VR (Virtual Reality) che sembra essere inarrestabile, non trova il suo successo solamente nell’intrattenimento, ma si sta ritagliando un importante spazio anche nella medicina.

Un pioniere di questa nuova visione della tecnologia è il prof. Luis Mosso Vazquez, dell’Universidad Panamericana in Messico, che dopo aver osservato suo figlio giocare totalmente immerso in un videogame di Spiderman, ha intuito che quel tipo di avulsione dalla realtà potesse rivelarsi molto utile anche ai pazienti del suo ospedale.

In uno dei suoi numerosi studi sul campo, il prof. Mosso ha registrato come 30 minuti di navigazione in 3D abbiano effetti positivi nei pazienti reduci da impegnative operazioni cardiache. L’ansia da operazione chirurgica crea notoriamente stress psicologico e fisiologico causando complicazioni e prolungando il ricovero. Tali disagi possono essere contrastati attraverso il rilassamento con VR in fase post-operatoria in unità intensive apposite, con effetti positivi su pressione arteriosa, dolore e stress. Nel suo studio in particolare, la riduzione del dolore post-operatorio è stata riscontrata nell’88% dei pazienti.

Oltre a fornire un valido aiuto nel recupero post-chirurgico, questa tecnologia trova un altro impiego come sostituto dell’anestesia totale nelle day surgery: in procedure come rimozione di lipomi, cisti ed ernie ad esempio, i pazienti sono spesso sedati totalmente. Con l’introduzione di un visore 3D è sufficiente un’anestesia locale per portare a compimento l’intervento senza dolore e soprattutto senza gli effetti collaterali dell’anestesia totale legati alla potenziale tossicità ed alla lentezza di smaltimento (specialmente nel caso di persone anziane).

Credits: University of Washington

                                           Credits: University of Washington.

I vantaggi promettono di essere molteplici e rivoluzionari nel loro piccolo: oltre al risparmio di tempo (un’ora dopo l’operazione i pazienti possono tornare a casa) è garantito anche un notevole risparmio economico dal momento che i farmaci anestetici di cui si farebbe a meno (ad esempio Fentanyl o Midazolam) sono molto costosi. Anche se i dati raccolti per ora non sono sufficienti, il prof. Mosso stima che l’introduzione sistematica dei trattamenti con VR porterà a una riduzione totale dei costi della chirurgia del 25%. Davvero niente male.

Le potenzialità e gli impieghi di questa tecnologia in ambito medico sembrano essere sconfinati e gli studi pubblicati sono in costante aumento. L’Università di Washington, ad esempio, ne ha portato a termine uno molto significativo: durante le sessioni di trapianto cutaneo, alcuni pazienti vittime di ustioni gravi sono stati sottoposti a un’esperienza virtuale -appositamente creata per pazienti ustionati- chiamata SnowWorld e i risultati sono molto incoraggianti. L’attività delle zone del cervello relative al dolore, osservata con risonanza magnetica funzionale, presenta una decisa riduzione.

Chiaramente le esperienze virtuali oltre a essere coinvolgenti devono essere rilassanti. I software disponibili sono molteplici e i più diffusi sono proprio SnowWorld, in cui in uno scenario glaciale si interagisce con simpatici pupazzi di neve ed Enchanted Forest, grazie al quale si può vagare liberamente per una foresta tra cascate e ruscelli.
Assolutamente da evitare gli sparatutto, che per quanto coinvolgenti e distraenti siano, incrementano il rischio di sanguinamento a causa dell’aumento della pressione sanguigna.

La realtà virtuale promette quindi di cambiare l’impatto che molti trattamenti medici avranno sui pazienti, rendendoli meno impegnativi e preoccupanti: dalla dialisi alla chemioterapia, dall’endoscopia al medicamento di ustioni e ferite. Un ulteriore importante spiraglio ci porta anche a sperare che in un futuro molto prossimo, la chirurgia raggiungerà anche pazienti che per anzianità o intolleranza o altri disagi devono rinunciare ad un intervento a causa dell’anestesia.

José Luis Mosso, Gregorio T. Obrador, Brenda Wiederhold, Mark Wiederhold, Verónica Lara and Amador Santander (2012). Cybertherapy in Medicine – Experience at the Universidad Panamericana, IMSS and ISSSTE Mexico, Virtual Reality in Psychological, Medical and Pedagogical Applications, Dr. Christiane Eichenberg (Ed.), InTech, DOI: 10.5772/52349. Available from: https://www.intechopen.com/books/virtual-reality-in-psychological-medical-and-pedagogical-applications/cybertherapy-in-medicine-experience-at-the-universidad-panamericana-imss-and-issste-mexico

https://www.hitl.washington.edu/projects/vrpain/SCIAMFin.pdf

Sull’Autore

Appassionato di scienza, amo la semplicità, odio i semplicismi

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