#AgendaSetting: il braccio di ferro tra governi e colossi del web

Ben ritrovati ad #AgendaSetting, la rubrica da 92 minuti d’applausi (tutti per la correttrice di bozze però).

Questa settimana è tempo di affrontare un argomento spinoso su cui, onestamente, manca ancora una quadra: parliamo del rapporto tra i governi e i colossi del web. Facendo un piccolo passo indietro per contestualizzare, cominciamo col dire che questa settimana Facebook ha ufficialmente raggiunto i due miliardi di utenti iscritti, portato a termine un nuovo tentativo di volo di “Aquila”, il drone a quota 3mila metri che dovrebbe portare il wifi nelle zone più remote del mondo, e infine messo a punto un nuovo upgrade del suo algoritmo che penalizzi l’eccesso di condivisioni (sempre mirato all’arginare click baiting e fake news).

Nonostante tutto la grafica dei video celebrativi resta demenziale

Nonostante tutto la grafica dei video celebrativi resta demenziale

Sul fronte Google invece arrivano cattive notizie dall’Europa, l’Unione infatti ha multato per 2,4 miliardi di euro il colosso di Mountain View per aver infranto le regole dell’antitrust continentale approfittando della propria posizione dominante per influenzare le ricerche degli utenti nella comparazione di prodotti e prezzi. Una decisione, come ovvio, accolta in maniera negativa dalla società che ha preso le distanze dalle accuse. Un affare spinoso che pare ancora lontano dal suo epilogo, che verosimilmente vedrà il colosso del web costretto a versare quanto richiesto dall’UE e a rivedere il proprio sistema di indicizzazione.

Una lunga premessa per introdurre un altrettanto lungo e articolato articolo di Charles Arthur sul sito del giornale inglese The Guardian titolato “Regolamentazione di Internet: è ora di frenare i giganti del tech?“. Il quesito ha in sé le questioni sopracitate e molte altre, snocciolate in un pezzo difficile, nodoso e ramificato, ricco di questioni ancora distanti da risposte soddisfacenti. I “giganti” si sono spartiti il web, questo è certo:

Il capitalismo ha reso possibile l’instaurarsi della logica “i vincitori prendono tutto”, così Google e Facebook ad oggi vantano più del 70% degli investimenti pubblicitari (sul web) statunitensi.

La spartizione degli spazi digitale ha seguito un percorso simile all’occupazione del selvaggio west, un’espansione fuori controllo e scevra di ogni regolamentazione. Ricorrere oggi a procedure come quella intrapresa dall’UE contro Google palesa, ulteriormente, quelli che sono i rapporti di forza in campo: entità come Facebook, Google, Amazon (ecc.) non sono più solo società, ma richiedono una diplomazia del tutto simile a quella che si riserva ai singoli stati, di cui spesso il PIL è inferiore al fatturato dei suddetti colossi. E ancora, saranno loro i padroni del futuro?

Pensiamo a Instagram, quando ancora non era stata acquistata da Facebook. Con solo 13 dipendenti all’attivo ha di fatto scalzato Kodak, società centinaia di volte più grande.

ue vs google

Gli equilibri sono saltati, alle stesse società viene affidato il compito di auto-regolamentarsi, gestire i propri contenuti (quelli postati dagli utenti), ma la situazione appare fuori controllo. Gli stessi capi di Twitter sono consapevoli d’aver fornito la tecnologia per l’espansione di focolai che hanno portato a fenomeni come la Brexit, sul fronte Facebook ancora si discute di quanto la diffusione delle fake news sia costata l’elezione ad Hillary Clinton, ogni giorno su You Tube vengono caricati video propagandistici dello Stato Islamico che spesso vegetano sulla piattaforma per più di 24h (tempo sufficiente a diffondere il messaggio), e la messaggistica istantanea è uno dei più inflazionati mezzi di comunicazione per i fondamentalisti.

Ognuna di queste realtà descritte racchiude in sé svariate sotto tematiche che portano a ragionare nello stesso momento a etica, privacy, sicurezza, concorrenza (s)leale, (dis)informazione, economia, solo per citarne alcuni. La nostra giurisprudenza non è in grado di arginare queste dinamiche fuori controllo, questa è una delle poche certezza in merito ad un macro argomento, mai così apicale, cui francamente questo nostro appuntamento settimanale non può dare alcun indicazione certa sui futuri sviluppi, ma che ha solo il chiaro intento di porvi un focus che continueremo a seguire insieme a voi.

Sull’Autore

Napoletano, emigrato a Roma. Scrittore per passione, giornalista per devozione. Nella valigia di cartone gli opendata, i tweet di Gasparri e altre cose più o meno serie. Articolista per Mangiatori di Cervello, vincitore dell'Amazon Scholarship 2016, autore del blog CrocifissoInvano.

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