Omeopatia, una breve analisi

Tempo fa è esplosa la polemica riguardo un bambino di 7 anni morto di otite perchè la famiglia (e il medico omeopata) aveva deciso di trattarlo con l’omeopatia. Si è parlato molto della medicina tradizionale e della sua controparte omeopatica, come sempre si sono sollevate le voci delle polemiche e scrivo questo articolo per cercare di riportare chiarezza.

Iniziamo parlando dell’omeopatia, su cosa si basa esattamente? Tutto parte con l’inventore di questa medicina alternativa: Samuel Hahnemann (1755-1843). Hahnemann nel suo libro “Versuch über ein neues Princip zur Auffindung der Heilkräfte der Arzneisubstanzen, nebst einigen Blicken auf die bisherigen ” (sì, è tutto il titolo della pubblicazione) spiega i primi due pilastri della sua teoria: la legge dei simili e le dosi infinitesimali.

La prima legge spiega che per curare una malattia è necessario ricreare gli stessi sintomi nel paziente per sostituire la medicina alla malattia, poi la medicina finisce di fare effetto e la malattia con essa, la seconda legge invece spiega che diluendo in dosi incredibilmente piccole una sostanza sia possibile aumentarne l’efficacia terapeutica sul paziente.

Per capire le teorie di Hahnemann è necessario osservare anche in che quadro storico esse sono nate, la medicina di allora si basava su teorie estremamente antiquate, le conoscenze mediche di allora si potevano considerare al limite del misticismo e si sapeva molto poco del reale e pratico funzionamento del nostro corpo, si praticavano ancora i salassi e si parlava ancora di “forza vitale”.

  C. F. Samuel Hahnemann in un’incisione del 1831. © Wikimedia

Osserviamo la cosa con il classico approccio scientifico, cosa possiamo dire riguardo questi due principi? Esaminiamo prima il secondo principio, la diluizione aumenta la forza della sostanza. Posso affermare, con un certo tasso di sicurezza, che questa ipotesi sia completamente senza basi scientifiche. Diluendo una sostanza si riduce la sua concentrazione percentuale all’interno di un soluto e basta. La “forza” non aumenta anzi gli effetti dei principi attivi diminuiscono perché in pratica si è ridotta la quantità di “medicina” che si dovrebbe assumere. Potete verificare voi stessi diluendo del caffè per 300 volte (travasate mezzo bicchiere, lo riempite di acqua, mescolate, ripetete da capo). Vi garantisco che alla fine se lo bevete di caffè nel bicchiere non sarà rimasto molto.

E del primo principio? Beh… anche in questo caso non ho buone notizie per l’omeopatia. La prima legge infatti va semplicemente contro tutto quello che la medicina ha studiato per secoli, non ha una spiegazione scientifica verificabile (in pratica non ci sono modi per provare che la tesi sia giusta tramite esperimenti scientifici) e di conseguenza non può nemmeno essere considerata “scienza”.

Ci sono altri principi alla base delle cure omeopatiche oltre questi due principali e, vi invito se siete interessati a guardare su internet, nessuno di loro ha però principi scientifici solidi. Come mio solito, vorrei chiudere con una breve riflessione: la medicina moderna è in costante sviluppo. La ricerca medica rinnova costantemente teorie e approcci alle malattie innovando e inventando tecniche sempre più precise e avanzate. La medicina omeopatica no. I principi di base sono gli stessi sviluppati alla fine del 1700 e attualmente non ci sono ricerche di nessun tipo.

Contrariamente alla comune tradizione di pensiero la scienza è un flusso in costante evoluzione, mai statico e mai fermo. La pseudoscienza, del resto, non può vantarsi dello stesso pregio.

Sitografia:

https://web.archive.org/web/20130607180057/http://www.cbc.ca/marketplace/includes/2011/episodes/cureorcon/labtests.pdf

http://www.1023.org.uk/the-1023-overdose-event.php

http://medbunker.blogspot.it/2012/06/guida-illustrata-allomeopatia.html

Sull’Autore

Classe 1996, studio scienze agrarie all'università di Firenze. Tra i miei interessi maggiori ci sono: le scienze naturali, il teatro, la filosofia e le felpe nere con il cappuccio. Probabilmente la più grande invenzione nell'ambito dei vestiti dai tempi dei pantaloni.

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