Abbiamo tutti un mare d’ansia

O forse siamo semplicemente nervosi. L’ansia è un’emozione comune come la paura, la gioia, la tristezza e la rabbia. È dovuta al prefigurarsi di un pericolo imminente ipotetico, o concreto ed il suo scopo evolutivo è quello di preservare l’integrità e la sopravvivenza. Come sappiamo bene, l’ansia esiste anche in forma patologica e affligge in Italia 10 milioni di persone. I sintomi sono seri e prevedono astenia, nausea, tremori e fascicolazioni.

Un’ulteriore conseguenza che può gravare sulle spalle di chi ne soffre è la stigmatizzazione, ovvero il fenomeno sociale che tende ad incolpare il malato della sua stessa malattia. Negli ultimi anni, fortunatamente, molte celebrità e personaggi di successo hanno dichiarato pubblicamente di aver sofferto di disturbi della sfera mentale lanciando un messaggio incoraggiante per chi ne soffre tuttora e dimostrando che, anche se tutti possono esserne colpiti, tutti possono uscirne. Molto positivo che se ne parli apertamente, dunque, ma forse la faccenda è sfuggita di mano.

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Nonostante sia questa l’epoca di Instagram, dei fisici scolpiti e del narcisismo sfrenato, sembra che ostentare una mente combattuta, tormentata o disagiata eserciti sempre un certo fascino. Ecco così spuntare nelle varie home dei social iperboli che associano a situazioni quotidiane un linguaggio da psicologia clinica: se dobbiamo andare ad una festa e non conosciamo nessuno, abbiamo ansia sociale; se incontriamo la nostra ex, abbiamo un attacco di panico; se domani abbiamo un esame, ecco l’ansia generalizzata.

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Fin qui in realtà non ci sarebbe niente di male: è ironia e le persone che soffrono seriamente di quei disturbi non si offenderanno. Forse. La cosa che invece è fuori controllo è la pioggia di Xanax che ci sta bersagliando. Ecco che in un attimo, senza che ce ne rendessimo conto, questo psicofarmaco è diventato, nell’immaginario comune, la nuova valeriana.

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Quest’ultima non necessita di ricetta medica, non causa dipendenza, assuefazione, né provoca sintomi d’astinenza. Tuttavia non è neanche un farmaco salvavita in caso di attacco di panico (reale) e, se non sappiamo di cosa si tratta, basti sapere che provoca sintomi spesso scambiato per una crisi cardiaca (tremori, sensazione di soffocamento, oppressione toracica, tachicardia). In altri termini, non è certo uno scherzo.

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Credits: Il Baffo

Passino la moda, l’ironia, l’autoironia e la dissacrazione, ma vedere il nome di uno psicofarmaco impresso sulle cover degli smartphone, su infiniti gadget e in una valanga di meme sui social forse è troppo: si delegittima chi ne fa uso per disturbi gravi e si alleggerisce la portata del farmaco stesso. Gli effetti collaterali che possono verificarsi sono molto gravi: convulsioni, allucinazioni, difficoltà nel parlare, problemi di coordinazione e di equilibrio.

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Non è proprio una Zigulì e, forse, è un po’ eccessivo per affrontare una partita della nostra squadra del cuore.

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Vista la vastità del fenomeno dei disturbi mentali, forse è arrivato il momento di trattare l’argomento con meno superficialità, con più consapevolezza ed attraverso una seria discussione. Fondamentali sono l’educazione e chiaramente i mezzi di comunicazione, un po’ come sta accadendo ad esempio, con cyber-bullismo, disturbi alimentari, sesso e sostanze stupefacenti (forse le ultime due un po’ meno).

Per ogni celebrità che esce allo scoperto ci sono migliaia di persone intrappolate nell’ansia che ne soffrono in silenzio e lottano con se stessi per arrivare in fondo alla giornata. Non è una cosa chic o figa o semplicemente un termine da utilizzare fino allo sfinimento: ognuno di noi merita d’essere preso sul serio e magari, per una volta, potremmo aver semplicemente bisogno di una camomilla od essere un po’ nervosi.

da Il Baffo

Credits: Il Baffo

Sull’Autore

Studente di Scienze Biologiche, appassionato di sostenibilità, natura e innovazione.

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