No moneta ma smartphone: il progresso del Somaliland piace al terrorismo

Vie di Hargeisa, capitale del Somaliland (Credits: Medeshivalley.com/ Facebook)

Vie di Hargeisa, capitale del Somaliland (Credits: Medeshivalley.com/ Facebook)

Il denaro non ha confini, nell’era di internet meno che mai. Le transazioni online sono uno strumento che ormai conosciamo bene, tant’è che oggi qualsiasi banca offre ai propri clienti servizi di home banking gestibili dal proprio smartphone. Ma c’è anche un’economia nata proprio grazie alla rete, associata da moltissimi al concetto dei bitcoin: monete virtuali nate proprio per acquistare nel world wide web, che spesso si defilano dal concetto classico di moneta per assumere caratteristiche proprie. Tutto ciò non ci sorprende se parliamo di Occidente o Paesi come la Cina, ma qualcosa di grosso sta avvenendo da un’altra parte del globo.

Il Corno d’Africa è da decenni vittima di siccità e carestie che mettono in ginocchio la popolazione, con la comunità internazionale che puntualmente mette in moto la macchina degli aiuti umanitari. Ecco, in questo punto del mondo dove perfino l’acqua potabile è una merce rara, l’economia sta cambiando pelle: siamo più precisamente in Somaliland, Stato autoproclamatosi indipendente dalla Somalia allo scoppio della guerra civile nel 1991, dove non è difficile vedere per strada gente con carriole stracolme di carta moneta come nella Germania post-Grande Guerra. L’altra faccia della medaglia si chiama Zaad, una piattaforma di denaro elettronico creata nel 2009 da Telesom, il maggiore operatore di telefonia mobile del Paese, basato su un sistema analogo ideato qualche anno prima dalla kenyota Safaricom, chiamato M-PESA.

Tutto passa attraverso il telefono, in uno Stato la cui valuta non compare in alcun tasso di cambio ufficiale, in quanto non utilizza lo Scellino somalo (il cui cambio è 1€ = 649.02 SOS) bensì quello del Somaliland (1€ = 1814,39 SQS), controllato dalla Banca centrale. Il governatore di quest’ultima, Abdi Diriir Abdi, non si è però espresso entusiasta sulla nuova frontiera: “Telesom è al di là della nostra portata – ha dichiarato nel 2014 alla Rivista Missioni Consolata – non sappiamo quanti soldi incassano e, di conseguenza, come regolarci con le tasse. Inoltre, Zaad provoca inflazione e offende la dignità della nostra moneta. In Kenya o Tanzania, le compagnie di telefonia mobile usano la valuta locale. Perché qui no?” (Viene adottato il dollaro, ndr). Più che le istituzioni, però, i veri avversari della Telesom sono le agenzie di rimesse degli immigrati, su tutte la Dahabshiil.

Nata nel 1970 in Somalia, oggi questo colosso finanziario ha sedi in 144 Paesi, tra cui il proprio quartier generale a Dubai: un dettaglio non insignificante, dato che il Somaliland ha recentemente firmato un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per ospitare la loro base navale nel porto di Berbera, il più grande del Paese, e ricevere in cambio armamenti e addestramento militare; inoltre, i due governi cooperano anche dal punto di vista commerciale, tant’è che lo stesso porto di Berbera è per il 65% dell’emiratina DP World, uno dei più importanti terminalisti al mondo del settore container marittimo. Per chiudere il cerchio, il fondatore della Dahabshiil, Mohamed Said Duale, era di Burao, situato nell’attuale Somaliland; oggi suo figlio Abdirashid Duale è CEO della multinazionale.

somalia2

Certo, sono indizi un po’ fini a se stessi, ma certamente il mercato di questo punto estremo dell’Africa fa gola a molti. Soprattutto per lo status del Somaliland, che non riconosce l’autorità di Mogadiscio nonostante ufficialmente sia questa l’unica legittimata a governare: ciò che accade sotto Hargeisa è quindi molto difficile da tracciare, ancora di più se lo si può disperdere nel web. Dal punto di vista dell’economia “concreta”, il Paese è molto povero: il PIL pro-capite è di 444 dollari, secondo i dati 2015 del Ministry of National Planning and Development, mentre il 60% del PIL è dato dall’allevamento di bestiame. Ad usufruire di questo alone poco chiaro che copre la finanza locale sarebbero così i terroristi di al-Shabaab, tant’è che la già citata Dahabshiil ha un contenzioso dal 2013 con l’inglese Barclays, che voleva chiudere un suo conto poiché accusata di finanziare il gruppo jihadista.

Il colosso bancario aveva anche ricevuto pressioni affinché rivedesse la propria decisione, poiché, come aveva dichiaro Philippe Lazzarini, coordinatore delle Nazioni Unite per le misure umanitarie in Somalia, “A huge number of Somalis rely on remittances, which are estimated to be as much as US$1.2 billion every year – more than the entire humanitarian operation in the country”. Quindi, continuava, “It is not an overstatement to say this move will cut a lifeline for essential services in Somalia”. Alla luce di tutto ciò, vedere nel boom di Zaad una pericolosa longa manus non è certo complottismo.

Per approfondire:

Somaliland: Il paese che non c’è (Rivista Missioni Consolata)

Barclays to cut Somalia’s remittance “lifeline” (IRIN)

Barclays’ reprieve for Dahabshiil welcomed by Oxfam (BBC)

Dahabshiil wins injunction against Barclays (Dahabshiil)

Somaliland In figures 2015 (Ministry of National Planning and Development)

Sull’Autore

Nato in Friuli nel 1995, vivo e studio a Gorizia, dove seguo il corso di laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Trieste. La passione per il giornalismo nasce al liceo, subito dopo quella per il calcio mi porta a diventare arbitro. Collaboro anche con Sconfinare e Messaggero Veneto, per MdC sono il Caporedattore della sezione Società e Diritti.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione