Notte di terrore a Torino: quando la psicosi si impadronisce della nostre vite

A Torino la coppa dalle grandi orecchie sta scivolando via. Le migliaia di tifosi raccolti nella centrale piazza San Carlo guardano increduli quel 3-1 a favore del Real stampato sul maxischermo. Nel cuore della gente la tristezza per l’ennesima finale persa si mescola alla gioia per aver vissuto, nonostante il risultato, una grande serata di sport. Non dovrebbe esserci spazio per altre emozioni, e invece un’altra emozione è dietro l’angolo ed è puro terrore.

L’esplosione di un petardo, forse il tonfo di una ringhiera caduta. Qualcuno grida “c’è una bomba” e si scatena il panico. Gente che scappa come impazzita, persone calpestate, vetri ovunque. Qualcuno cerca riparo nella tenda della Protezione Civile ma anche questa viene travolta. La forza immane della folla piega persino la ringhiera del parcheggio sotterraneo e alcune persone cadono giù: un volo di quasi due metri. Sulla piazza sembra sia passato un tornado. A terra rimangono scarpe, vestiti, zaini, ma è il sangue a fare impressione.

Quando la folla si disperde, molte persone non riescono più a ritrovarsi. Qualcuno vaga smarrito, cercando di uscire dall’incubo; i soccorritori chiamano al megafono i genitori dei bambini rimasti soli dopo la grande fuga. Il fischio finale della partita è coperto dalle sirene della ambulanze. Il bilancio è impressionante: più di 1500 feriti, tre in gravissime condizioni. I tifosi più anziani, quelli con più finali sulle spalle, ricordano lo spettro dell’Heysel. Una tragedia che per poco non si è ripetuta.

bandiera insanguinata

Sangue in piazza: una serata di sport ha rischiato di trasformarsi in tragedia

Viviamo in tempi inquieti in cui è sufficiente un rumore più assordante del solito per trasformare una serata di festa in una notte di terrore. In quei pochi attimi la gente ha creduto che l’ora del terrorismo fosse scoccata anche in Italia. Torino come Nizza, Berlino o Manchester. I tifosi accorsi per la Champions come i turisti sulla Promenade des Anglais, i clienti del mercatino di natale, i fan di Ariana Grande. Per fortuna, il terrorismo non c’entrava nulla. Le dinamiche della tragedia mancata sono ora al vaglio degli inquirenti. Si dovrà scoprire cosa è andato storto nella gestione dell’evento, verificare il piano di sicurezza, la presenza di vie di fuga. Capire quale miccia abbia scatenato il panico. Ma è ormai evidente come la psicosi si sia impadronita delle nostre vite. E’ un segnale inquietante perché vuol dire che il terrorismo, anche senza dirottare aerei o fabbricare armi chimiche, sta già vincendo.

Mentre a Torino si consumava la folle fuga, Londra cadeva vittima dell’ennesimo attentato. Tre pazzi sanguinari seminavano morte a colpi di furgone e coltelli. Un filo rosso lega le due città. Non solo il sangue e la paura, ma la perdita di sicurezza. La convinzione che i nostri valori non basteranno a garantirci un futuro. Ma non tutto è perduto: a 24 ore dalla tragedia, durante il concerto di Manchester in ricordo delle vittime del recente attacco, poliziotti e fan ballano insieme sulle note di Viva la VidaLa speranza è più forte della paura.

Sull’Autore

Nato nel 1991 a Milano, vivo e studio a Torino. Laureato in Giurisprudenza con il massimo dei voti, le mie più grandi passioni sono il giornalismo e il diritto. Recito da quasi dieci anni in una compagnia teatrale portando in scena commedie divertenti, ma anche spettacoli che fanno riflettere. Mi interesso di politica, cultura, spettacolo e molto altro ancora.

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