La sessualità è un tabù? A parlarne ci pensa Netflix

Parlare di sessualità è molto difficile, soprattutto se si vuole mettere in evidenza come viene concepita nel mondo frenetico e tecnologico in cui siamo immersi quotidianamente. Tuttavia, nonostante questa difficoltà, è importante produrre continua informazione e controinformazione, nonché alimentare il dibattito intorno al sesso. Nell’aprile 2017 Netflix ha messo in onda la serie-documentario Hot Girls Wanted: turned on, la quale ha ripreso un docu-film del 2015 sulla pornografia estendendolo a sei puntate in cui vengono attraversati differenti mondi che oggi declinano la sessualità in modalità e contesti tra i più disparati.

La libertà sessuale e il modo di concepire la sessualità sono ancora pervasi da moltissimi stereotipi e difficilmente ci si riesce ad addentrare nelle sfaccettature che può assumere, nelle positività e nelle negatività. Al contrario, però, il nostro mondo digitale ci ha portati a vivere il sesso quotidianamente alla velocità della luce: ne usufruiamo e lo produciamo, lo diffondiamo e ci informiamo su di esso attraverso il web e i media, le app e l’e-commerce. Questa serie in ogni puntata mette in luce un mondo preciso, che è caratterizzato e caratterizza la nostra sessualità, portando testimonianze, narrazioni, storie ma anche informazioni e statistiche sull’educazione sessuale, sulla pornografia, sulle app di incontri e in che misura queste vengono usate.

Si parla di come la pornografia prodotta da donne sia un importantissimo mezzo di emancipazione femminile, in quanto la gestione del proprio corpo attenga anche alla fruizione di esso al fine del guadagno, e di come questo guadagno non debba essere conseguente alla necessità di sottomissione alla volontà ed al piacere solamente maschile. La pornografia è un mezzo di educazione sessuale molto importante ed è quindi fondamentale che attraverso di essa vengano passati messaggi chiari di libertà e parità dei sessi, di piacere conforme alla quotidianità dei desideri maschili e femminili, esprimendo pertanto una precisa responsabilità del/della regista e/o produttore.

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Erika Lust, regista e produttrice pornografica, su uno dei suoi set

Non si parla solo di sesso “su schermo” ma anche di easy sex, come quello a cui ci ha abituati applicazioni come Tinder. Rapporti fugaci, rapporti veloci, rapporti senza impegno, di cui apprezziamo la spensieratezza e la praticità ma che spesso ci fanno dimenticare la parte umana e relazionale di noi stessi, addestrandoci ad un mercato florido e sempre disponibile di amanti, le cui aspettative alle volte però sono lontane dalle nostre.

Una delle puntate ci mostra anche come il mondo delle cam unite ai social media e al web abbia fortemente messo in crisi l’economia del cinema pornografico, permettendo tuttavia a molte ragazze di auto-sostentarsi unendo l’utile al dilettevole, al fine di potersi dedicare ai propri interessi personali senza dover necessariamente fare un lavoro sottopagato (vi consiglio di seguire su Youtube l’attrice e artista Amarna Miller e guardare questo documentario).

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Amarna Miller for XConfession of Erika Lust

Al contempo però, questo documentario mette in luce anche le pesanti contraddizioni che spesso sottostanno alla fruizione della sessualità come descritta. Dal punto di vista lavorativo, capita che alcune ragazze scelgano di fare le pornoattrici costrette da situazioni socio-economiche-familiari molto complesse e sfavorevoli, credendo nell’elevato indotto creato dalla pornografia ma non essendo preparate a concepire in modo libero il proprio corpo e la propria sessualità. Il rovescio della medaglia si traduce spesso in un abuso di sostanze per sopportare il peso di una scelta non totalmente libera ma condizionata da fattori esogeni.

Altrettanto magistralmente viene poi messa in luce la velocità estrema a cui i ragazzi giovanissimi sono abituati nel condividere loro stessi e le proprie vite su social media come Facebook, Instagram, Snapchat, Periscope, intessendo rapporti interpersonali con persone mai conosciute concretamente, fino alla narrazione di un episodio in cui una ragazza si è ritrovata a filmare lo stupro di un amica per condividerlo online: il virtuale narra il reale, lo distorce e nutre il proprio ego, soprattutto quando quest’ultimo è privo di rapporti sociali e relazioni umane tangibili.

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Nel complesso, Netflix ha prodotto una narrazione puntuale e a 360° di come oggi viviamo i nostri rapporti sessuali, di come la donna concepisca il proprio corpo, di come ne sia padrona e di come questa padronanza necessiti di una elevata consapevolezza di noi stesse e della vita reale, e di come alle volte sia necessario fermarsi a riflettere per non farsi trasportare dalla tecnologia.

Sull’Autore

Laureata magistrale in Sociologia e Servizio Sociale presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. Da sempre attiva sia politicamente che nel sociale, specialmente nel campo della riduzione del danno nel consumo di sostanze. Scrivere è un'opportunità per sé e per stimolare un cambiamento. Riflettere per agire.

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