Mobile first: la piramide dei bisogni mobile

In principio era la carta. Con l’avvento del digitale ci siamo preparati a salutare il mondo delle parole in bianco e nero, preparando loro i più grandi funerali sorretti dalle più autorevoli firme del panorama internazionale. Ogni anno sarebbe stato quello giusto per voltare pagina, ogni anno quello decisivo. E invece no. Mentre la stampa annaspa, noi siamo passati dal web 2.0 al mobile e allo smartphone come estensione collaterale, adeguandoci prima per spirito di sopravvivenza e poi per curioso esibizionismo.

Abbiamo accettato il compromesso, l’ibrido quotidiano e le innumerevoli definizioni che gli esperti ci hanno cucito addosso. Eppure, non abbiamo fatto in tempo nemmeno ad abituarci che, come un fulmine improvviso, è arrivata lei, l’era delle app.

Feuerbach sosteneva che siamo essenzialmente ed irrimediabilmente ciò che mangiamo. Se il noto filosofo tedesco fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe potuto declinare questo assioma in mille maniere diverse però il principio resterebbe il medesimo: ma esattamente, cos’è che mangiamo?

Giga, minuti, giorni, byte? Che cosa?

smartphone-1894723_960_720

Il team di Comscore, la società di misurazione cross-piattaforma che rileva con precisione le audience, i brand e il comportamento dei consumatori in tutto il mondo, ha diffuso una ricerca dal titolo La piramide dei bisogni mobile, analizzando il comportamento degli utenti da device mobile e individuano le aree maggiormente performanti in termini di tempo speso ed engagement rate“Il concetto di mobile first non è più una caratteristica che contraddistingue solo aziende e consumatori orientati alla tecnologia”, hanno spiegato i ricercatori, “ma rappresenta, ormai, la realtà per un crescente numero di utenti di internet che si affidano a dispositivi smartphone e tablet in maniera sempre più esclusiva”.

I temi affrontati nel report includono la quota dominante di app e mobile sul tempo digitale complessivo rappresentata e le differenze di comportamento per le diverse fasce demografiche, sulla base delle quali cambia la suddivisione delle attività tra le piattaforme utilizzate. E i risultati, probabilmente, non ci sorprenderanno. L’indagine, infatti, ha messo in evidenza che gli aspetti delle principali categorie di contenuti che sono oggetto di comportamenti mobile first sono retail, social networking, notizie, finanza e viaggi.

gray-2158653_960_720

Bisogni primari: aria, cibo, acqua, vestiti. Proviamoci: quante volte JustEat e simili ci hanno salvato nei momenti peggiori? Tante, almeno quante le volte in cui abbiamo guardato il frigo disperati, scoprendo che la spesa l’avevamo fatta solo nei nostri sogni.

Shopping&Retail: tasto dolente, e la carta di credito lo sa. Non può essere un male una cosa che risulta così facile, giusto? Facile, come non ricordare più com’è che facevamo prima.

Security: Il Mobile soddisfa il bisogno di sicurezza dell’uomo contemporaneo, quello che non sopporta i cambiamenti climatici e, dunque, deve sapere sempre se portare l’ombrello. Quello che non ricorda dove ha parcheggiato eppure è specializzato nel controllo morboso del conto in banca e delle telecamere di casa.

Rapporti personali: se è vero che siamo l’insieme delle relazioni che abbiamo e che continuamente costruiamo, non ci sorprenderà il fatto che app di messaggistica, networking e mobile dating sovrastano incontrastate il mondo della comunicazione mobile. Regine assolute: Facebook, WhatsApp, Line, WeChat, QQ Messenger.

Il mobile è un bisogno, una necessità sociale o compromesso esistenziale per cui la dimensione di ciò che sei passa necessariamente attraverso la rappresentazione e la condivisione di ciò che fai. Perché, ad essere veramente realisti, bisogna ammettere che culturale è anche sinonimo di abitudinario.

Sull’Autore

Laureata in Editoria e Scrittura, Specializzata in Giornalismo d'inchiesta, Master in Comunicazione, Web Marketing e Social Media. Lavoro con i numeri, ma scrivo perchè ho un conto in sospeso con le parole, quelle forti che quando le pronunci muovono tutto intorno, come un sasso lanciato nell'acqua.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione