Animal spirits: futuro dell’economia europea?

Business is driven by the animal spirits
The bull and the bear, and there’s reason to fear its
Effects on capital investment, income and growth

Keynes trattò nella sua General Theory le ragioni legate alle scelte economiche le quali, in base alla propria natura umana (più che a un fatto economico) sono la risposta alla variazione del ciclo economico.

Certo, questo non impedisce di analizzare gli agenti economici come “razionali”, ma ci pone di fronte a una serie di nuove problematiche. Ad esempio, possiamo capire come la percezione degli individui circa lo stato contabile di una banca possa causare un bank run senza che il conto finanziario di essa sia realmente negativo (è il caso del bank run descritto in Mary Poppins quando il bambino chiedeva indietro i penny e, non volendo ridarglieli indietro, tutti si convinsero che la banca fosse in fallimento).

Le stesse aspettative dominano gli effetti delle politiche economiche, per cui, per quanto tale politica possa essere elaborata nei minimi dettagli, a volte non si verifica l’effetto sperato. Ciò non è tuttavia determinato solo dalla struttura della politica economica quanto dalla percezione della popolazione e, nella fattispecie, del ruolo dell’opinione pubblica (e degli influencer) su chi elabora le leggi.

Alcuni anni fa è stato pubblicato un libro intitolato Animal spirits, di Akerlof e Shiller, i quali hanno studiato la storia economica in relazione a come le aspettative giochino forza nelle decisioni individuali e collettive (ad esempio, notando come Lopéz Portillo, presidente del Messico negli anni ’70, nonostante la catastrofica politica economica, fosse riuscito a rimanere in carica grazie all’uso sapiente della narrazione, generando un boom che finì con la fine del suo mandato). In particolare, le pagine le quali concludono la prima parte del libro, spiegano esattamente come oggi la teoria economica non stia tanto modificando le proprie costruzioni teoriche quanto lasciando spazio, nell’era della post truth, agli animal spirits.

Infatti, nella sezione Narrazioni, gli autori scrivono che:

I politici sono grandi narratori, soprattutto sui temi economici. Passano molto tempo in pubblico, e quindi a raccontare storie: e poiché gran parte della loro interazione con l’opinione pubblica concerne l’economia, anche quelle storie riguardano l’economia (…) in genere è considerato poco professionale per gli economisti basare le proprie analisi su narrazioni: ci dicono che dovremmo attenerci solo ai dati quantitativi e alla teoria, la quale è basata sull’ottimizzazione. Dobbiamo attenerci ai fatti. Bisogna fare attenzione quando si utilizzano narrazioni, perché i mass media inventano storie che la gente vuole sentire. C’è dunque la tendenza a enfatizzare la rilevanza degli eventi economici (…) ma se fossero proprio le narrazioni a muovere i mercati? E se questa enfasi artificiale avesse effetti reali sul funzionamento dell’economia?

Scritto nel 2009, questo libro è ottimo per capire come le nostre percezioni influenzino l’evoluzione dei fatti economici. Diciamoci la verità: oggi la nostra percezione dell’economia si basa su come bravi oratori e blogger riescano ad influenzare le nostre percezioni e su come vengono presentati i dati. Soprattutto negli ultimi due anni, mi pare che l’economia e la politica si stiano avvicinando sempre di più al mondo di YouTube, dove basta che un youtuber importante dica qualcosa su un film o su un altro youtuber che tutti i bimbominchia idolatranti (latranti è il segmento chiave) si mettano a buttare merda su quella cosa/persona con frasi copia-incolla.

ANIM

Sì, potete farci una maglietta

Un quadro a tinte fosche, eppure veritiero: basti vedere i commenti su internet. Il fatto che una persona si ponga, per natura, come “incoerente” ovviamente metterà sull’attenti gli elettori, i quali renderanno vana qualsiasi manovra economico-politica attuata. Ma basta che uno si sappia raccontare bene e i bimbominchia si riverseranno a stendere veli per il passaggio del loro eroe. Questi non sono solo ragazzini, ma anche (e soprattutto) gente di mezza età. Questo ci fa capire come le persone siano poco razionali e suggestionabili.

Faccio un esempio: secondo voi, se Renzi avesse proposto una cosa tipo il reddito di cittadinanza, come sarebbe andata a finire per l’opinione pubblica? Dipende dalla psicologia degli individui. La scelta sarebbe stata tra tre possibilità: un gruppo avrebbe valutato l’idea indipendentemente dal proponente, un gruppo avrebbe attaccato l’idea e uno l’avrebbe sostenuta. Ora, se lo avesse fatto Renzi, come si sarebbero comportati i 5 stelle? L’avrebbero accusato di plagio oppure sbugiardato, dicendo come la sua idea fosse una mancia elettorale. Ma se, dalla stessa parte, i 5 stelle avessero proposto il reddito di cittadinanza, Renzi ne avrebbe sostenuto la non fattibilità, gli elettori del PD avrebbero seguito Renzi e quelli del M5S avrebbero seguito i leader a ruota attaccando gli altri. Morale? Non è importante cosa si fa, ma chi la fa. È una forma di ciò che Akerlof e Shiller chiamano “moltiplicatore di fiducia”.

Faccio un altro esempio, quello in cui gli animal spirits si concentrano di più. È indubbio il ruolo dell’euro come mezzo di trasmissione della deflazione tedesca e, certamente, le politiche europee di austerity si sono protratte troppo nel tempo per poter far sperare nel risorgimento economico dell’Europa (senza contare che l’austerity non faccia che far aumentare il debito). Eppure, una volta intrapresi alcuni passi in avanti in tal senso (la politica monetaria espansiva o il Piano Juncker), per quanto limitati, essi non hanno avuto un impatto reale sull’opinione pubblica, poiché essa si  è divisa tra i sostenitori, i critici e i talebani: quelli che ormai si sono fatti convincere che uscire dall’euro non produca nulla se non benessere e nessun rischio (che, invece, esiste), forse potranno spendere solo quando vedranno i loro paladini al governo con una nuova moneta nazionale.

QED

QED! Il fatto è che le persone non sono critiche verso l’istituzione monetaria europea (non solo almeno, e a ragione): semplicemente odiano l’euro e sarebbero disposti a spendere solo a  patto che l’euro si rompesse. Poco importa la politica monetaria espansiva di Draghi o le reali responsabilità, per loro l’euro è il nemico da distruggere e, a causa di questa mitologia popolare, gli interventi espansivi -quei pochi posti a livello europeo- risultano risibili negli effetti reali.  La popolazione potrebbe spendere solo qualora ciò che le hanno inculcato in testa a furia di marketing, immaginette e anche canzoni si sarà realizzato. Quindi… sì, l’uscita dall’euro potrebbe avere risvolti positivi nei consumi (ripeto, potrebbe).

Poi è ovvio che non sempre sia così, il problema si verifica quando l’economia comincia a funzionare come YouTube, dove il primo bravo blogger ti fa sentire come se fossi Dio in terra, quando, magari, in realtà, sei solo un cinquantenne idiota che non saprebbe distinguere tra una politica monetaria e una politica fiscale.

In conclusione, vorrei riprendere le parole dell’economista De Grauwe:

L’espansione e la recessione sono fenomeni endemici ai sistemi capitalistici poiché molte decisioni economiche vengono prese da investitori e consumatori i quali guardano lontano per decide come impiegare le proprie risorse. Tuttavia il futuro è incerto e, come risultato, gli investitori e i consumatori si guardano a vicenda. Questo disegno rende possibile che l’ottimismo di un individuo si trasmetta creando un movimento di aspettative auto-realizzatesi ottimistiche. L’ottimismo induce i consumatori a consumare di più e gli investitori a investire di più, rendendo motivato il loro ottimismo. È anche vero il contrario, poiché il pessimismo potrebbe trasferirsi agli altri individui provocando una contrazione dell’attività economica. Gli animal spirits prevalgono.

Questo è, secondo me, il futuro dell’economia europea: l’influenza degli animal spirits sarà sempre maggiore, poiché l’influenza dell’informazione (e della contro-informazione) alimenterà sempre di più il pregiudizio della popolazione, rendendo sempre più difficile certi percorsi di sviluppo politico-economico europeo. Quindi, cosa dovremo temere, in questa eterna corsa al ciclo economico?

giphy

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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