I social NON sono nemici dei libri (lo snobismo dei lettori sì)

Poco tempo fa è uscito su Quartz un articolo dal titolo sensazionalista che ha avuto un enorme riscontro sul web, tanto da essere riproposto su praticamente tutti i giornali online, italiani ed internazionali. Scritto da Charles Chu, blogger e autore di testi sul self-empowerment, si apriva più o meno con queste parole: “Nel tempo che passi sui social media ogni anno, potresti leggere 200 libri” (In the time you spend on social media each year, you could read 200 books). Boom, bomba sganciata. Tripudio da stadio che si solleva piano e poi esplode, finalmente qualcuno che ci dice le cose come stanno, i social media sono il male, grazie per averci aperto gli occhi.

Ma anche no. L’articolo parte dal presupposto che, per leggere 200 libri all’anno, sono necessarie esattamente 417 ore e che, nell’arco di dodici mesi, spendiamo almeno 1642 ore davanti la tv e 608 sui social media. Di conseguenza, basta eliminare queste due fonti di distrazione per farcire di titoli la nostra lista di libri letti. Una cosa facile. In effetti, ad una prima lettura, anche a me era venuta voglia di fare il log out da tutti i social network di cui faccio parte, lungi da me voler sprecare il tempo in questo modo, quei numeri erano troppo grandi per non prendere una decisione drastica. Poi però ho riflettuto meglio e ho pensato: ma davvero i social sono nemici dei libri?

libri diario

Faccio una piccola premessa e dico fin dall’inizio che parlo da bookworm: leggo almeno un libro al mese, rientro nella categoria di “lettori forti” che in Italia nel 2016 erano soltanto il 5,7% (questo dato, unito al fatto che vivo in Sicilia -regione in cui c’è la più bassa percentuale di lettori, ossia il 25,8%- fanno di me una sorta di creatura mitologica). Ho a cuore la questione della lettura e mi rattrista sapere che quasi nessuno ormai riconosce alla letteratura il merito di una propria crescita personale (“A che serve leggere? Ho fatto l’università della vita”) e che solo poche persone si concedono ormai questo piacere. La colpa, almeno in questo ultimo caso, è in gran parte delle nostre vite frenetiche: ha ragione Charles Chu quando dice che ci manca il tempo ed è vero che quando non avevo internet in ogni apparecchio elettronico leggevo molto di più. Ma c’è un punto che il nostro autore non ha considerato e su cui, secondo me, sbaglia in pieno. Chi lo ha detto che sui social c’è solo spazzatura? Caro Charles, non è colpa di nessuno se sul tuo News Feed ci sono solo ultra quarantenni che postano stickers di cagnolini (o qualsiasi cosa facciano gli ultra quarantenni su Facebook nella tua nazione). Perché ti confido, e spero che tu non prenda troppo male questa notizia, che i social media sono stati per me importantissimi, in materia di libri. No, davvero, non sto esagerando.

Un appassionato di letteratura può trovare attraverso i social una community di riferimento. A partire da Facebook, in cui il gruppo Leggo Letteratura Contemporanea, che in verità non si occupa soltanto di letteratura contemporanea in senso stretto, ha già 34.981 iscritti. Ogni giorno centinaia e centinaia di utenti fanno sentire la loro voce, recensendo un libro appena finito, chiedendo consiglio sul prossimo da leggere oppure semplicemente condividendo la propria esperienza da lettori o le foto della propria libreria. Inoltre, ogni mese viene istituita attraverso un sondaggio una lettura condivisa di un libro che poi verrà commentato in una giornata prestabilita dai membri del gruppo. Se è vero che la lettura è una faccenda personale e che, nella scelta di un libro, poco può incidere l’opinione dell’altro, è anche vero che una community del genere può farci conoscere autori, correnti e testi di cui non avevamo sentito mai parlare prima o che mai avremmo pensato di leggere. Almeno questo è quello che è successo a me, che già da tempo andavo alla ricerca di nuove scoperte letterarie sul web. Una ricerca che mi ha poi fatto approdare su alcuni social networks dedicati esclusivamente ai libri.

libreria piena di libri

I più conosciuti sono senza dubbio Goodreads e Anobii. Il primo, fondato nel 2006 dallo sviluppatore statunitense Otis Chandler, punta più sulla community, dando la possibilità non solo di lasciare recensioni, ma anche di creare liste tematiche collaborative, nonché gruppi di discussione. Anobii è un suo coetaneo ed arriva dalla Cina: Greg Sung ha voluto creare un social che fosse soprattutto una vetrina su cui esporre i libri letti e quelli da leggere, e che agevolasse anche lo scambio e la compravendita di libri. Anobii conta fra i suoi membri più italiani rispetto a Goodreads, ma quest’ultimo sta cominciando a diffondersi sempre di più nell’ultimo periodo. Esistono poi altre piccole realtà nell’ambito dei social media, come Zazie, social network italiano che ancora però non si è imposto come alternativa valida, oppure l’esperimento social di Amazon Kindle, che permette agli utenti che possiedono un kindle di votare e commentare i libri una volta che sono stati terminati direttamente dal device.

Ma c’è un’altra strada che gli appassionati di libri hanno scelto di percorrere sul web ed è quella del vlog: seduti davanti una videocamera, dotati di espressione carismatica e perfetta eloquenza, i cosiddetti booktubers ci raccontano le loro letture, consigliandoci e orientando le nostre scelte d’acquisto (come fa ogni influencer che si rispetti). È quello che fa Ilenia Zodiaco, una delle più famose booktubers italiane, che proprio in questi giorni è stata ospite di un panel nella nuova fiera del libro di Milano, Tempo di Libri in cui ha parlato proprio della promozione dei libri attraverso i social. Ilenia, che sul web trovate anche con lo pseudonimo amoreesquallore e che ha attirato l’attenzione di quasi 30mila persone sul suo canale Youtube, sostiene che la lettura è un’attività sociale e, proprio per questo, il contatto con i social media non può che giovare alla causa, estendendo democraticamente a tutti la possibilità di avvicinarsi ai libri. Come darle torto?

petunia ollister instagram

Credit to: @petuniaollister

C’è anche chi usa metodi creativi e originali, come Stefania Soma, che su Instagram è più famosa come Petunia Ollister. Attraverso l’ideazione di fotografie altamente godibili da un punto di vista estetico, che ricorrono a colori sgargianti, contrasti netti e pattern che seguono lo stile della copertina dei libri nonché il loro contenuto, ha reso interessante la lettura persino su un social visuale su cui la parola scritta conta poco ed è l’immagine a comandare. #bookbreakfast è l’hashtag di riferimento e lì sono raccolte tutte le colazioni letterarie che Petunia Ollister vuole condividere con i suoi seguaci.

Mai giudicare un libro dalla copertina, vero. Ma a farci stuzzicare dalla curiosità di una foto ben fatta o di una grafica evocativa che male c’è? Non c’è bisogno di fare snobismi, soprattutto in un’epoca -e in un paese- in cui si legge veramente molto poco. Promuovere i libri sui social media può essere lo strumento adatto per far appassionare di nuovo le persone alla lettura, lanciare questo hobby come un nuovo trend e spiegare al mondo quanto può essere forte il potere della fantasia. Certo, forse così non riusciremo mai a leggere 200 libri all’anno, però davvero non ci tenevo: il binge-reading causa indigestione e straniamento, preferisco leggere un libro ed assaporarlo piano piano.

Sull’Autore

Siciliana, appassionata di mille cose diverse, sono una contraddizione a forma di donna. Asociale fino al midollo, diffidente come un gatto. Scrivo perché questa vita non mi basta. Mi chiamano Vanessa, *shrug*

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