Ghost in the Shell: proprio non ci siamo

Sono stato molto ingenuo a pensare che Ghost in the Shell potesse arrivare a un risultato soddisfacente. La versione cinematografica di GITS infatti si distingue per aver mutilato la storia originale pur con l’intento di riproporla.

La promessa di Ghost in the Shell non è stata mantenuta, è stata riproposta la forma (in parte) ma non il contenuto. Sanders ci ha riproposto sequenze molto simili alla versione del 1995, ma totalmente fuori dalla storia. Lo spettatore è trattato come un bambino che di fronte a un libro guarda solo le figure, in attesa che papà Sanders, fingendo di leggere, improvvisi una storia nuova e più semplice dell’originale.

Un trucchetto mal riuscito dunque, perché se da un lato troviamo ambientazioni molto ben concepite e colonne sonore più che discrete, dall’altro abbiamo la massima semplificazione con conseguente impoverimento di una trama originariamente spettacolare. In questo film è morta la tensione filosofica che si poteva così ben percepire nell’anime del 1995.

Oltre alla banalizzazione di temi interessantissimi e attualissimi, nella sua versione da Action Movie americano (che ormai è come dire cine-panettone in Italia) distrugge ogni traccia dell’elemento più pregnante in Ghost in the Shell: il mistero. Sia mai detto che qualcosa risulti oscuro o complesso da capire, sia mai detto che si debba riflettere sulle cose.

Tranquilli comunque, tutti si danno un sacco di calci e pugni, tutti si sparano addosso e la Johansson è sempre gnocca.

Sull’Autore

Classe 1994, vivo a periodi alterni nella magica Bologna. Studio arti visive al Dams, scrivo, suono, canto e disegno. Quando capita faccio anche l'imbianchino.

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