Attentato a San Pietroburgo: anche la Russia trema?

Lo scorso 3 aprile si è verificato un attentato a San Pietroburgo: l’attentatore, con una bomba fatta in casa, ha ucciso 14 persone in un vagone in viaggio tra le stazioni della metropolitana cittadina.

Non è la prima volta che si parla di attentati in Russia, eppure questo sembra aver un risalto maggiore, soprattutto dopo che, a seguito degli attentati da parte di affiliati all’IS, la Russia sembrava aver preso definitivamente il posto degli USA come forza militare in Medio Oriente. Eppure eccoci qua a contare nuovamente i morti, nonostante ancora non siano chiare le responsabilità primarie dell’attentato poiché, ad oggi, non c’è stata ancora nessuna rivendicazione.

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Due giorni fa, come afferma il The Moscow Times, il Russia’s Investigative Committee ha identificato l’attentatore della metro di San Pietroburgo. Il suo nome era Akbarzhon Dzhalilov, 22 anni, nato in Kirghizistan, cittadino russo dal 2011. Le autorità russe non avevano mai sospettato un collegamento tra Dzhalilov e organizzazioni terroristiche (ad oggi stanno indagando anche su questa pista) e, anche nell’appartenenza religiosa all’Islam, non sembravano risaltare in lui segni di islamismo radicale. 

La bomba fabbricata sarebbe stata costruita da un estintore contenente (nonostante non sia ancora ufficiale) nitrato d’ammonio. L’esposizione generata sarebbe stata equivalente alla detonazione di mezzo chilo di tritolo (e se la detonazione di 1 grammo di tritolo è in grado di liberare 4186,8 Joule… fatevi due conti sulla potenza dell’esplosione). Il danno causato dalla esplosivo è stato aggravato da uno strato di schegge fatto di monete e cuscinetti a sfera fissate attorno al materiale esplosivo. È stato inoltre trovato un secondo ordigno, sotto una panchina della metropolitana, che però si è dimostrato difettoso.

Vi erano poi dei segnali d’avvertimento: le Autorità investigative russe erano già sulle tracce di un possibile attentato, ma le informazioni non erano sufficienti. Sembra che esista una rete di sabotaggio legata all’IS in Russia ma, nonostante esistano alcuni “informatori”, essi non sembrano aver fornito alle Autorità una visione completa dei piani dell’organizzazione, poiché sono collocati in basso nella catena di comando.

La prima ricostruzione descrive Dzhalilov come un attentatore suicida solitario, il che spiegherebbe il motivo per cui nessuno ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Nonostante si stiano analizzando i collegamenti tra Dzhalilov e le reclute dello Stato islamico collocate nel suo paese natio, le motivazioni e le affiliazioni di Dzhalilov rimangono poco chiare; tuttavia, la connessione sembra plausibile.

L’attentato a San Pietroburgo non ha lasciato indifferente il Cremlino, il quale si sta mobilitando per isolare al più presto eventuali pericoli e tenere la popolazione al sicuro, il che non è strano: è opinione diffusa che la leadership di Vladimir Putin sia stata forgiata anche dalla gestione delle emergenze terroristiche che, dagli anni ’90 ad oggi, hanno ripetutamente colpito la Russia. Insomma, hanno imparato ad usare il terrore come arma politica (nonostante non siano tutti di questa opinione).

Per quanto sia difficile da comprendere, la vita sta già tornando normale a San Pietroburgo, nonostante la paralisi delle vie del centro – un promemoria inquietante della tragedia che si è verificata poche ore prima.

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Gli eventi tragici tendono a unire le persone (come successe a Parigi e Bruxelles): non c’era quasi nessun panico o rabbia (riferisce sempre il The Moscow times), molti residenti, dopo essersi sentiti tristi e persi, parlavano di una chiara necessità di aiutare gli altri e le persone erano disposte a condividere il loro dolore e per fornire sostegno emotivo. Questo fenomeno era presente il giorno dopo l’esplosione, in particolare alla riapertura della metropolitana.

Speriamo che almeno stavolta i commentatori non se la prendano per la fiaccolata con frasi tipo “Combattete l’ISIS con candele e gessetti. Si staranno cagando sotto XD“. Lo fa anche il vostro idolo Putin, dai…

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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