Captain Fantastic AKA il moderno Übermensch

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Captain Fantastic
è più simile a mio padre di qualunque altro personaggio che io abbia mai conosciuto in un film.

Anticonformista, allergico alle regole sociali e alle istituzioni del potere (burocratiche e non), votato alla libertà mentale che porta a non dipendere da niente e nessuno, ma a rispettare tutti. Così anche questo Captain Fantastic non è un hippie dalle idee estremiste o patito di bacche, non è nemmeno vegetariano, non rifiuta affatto tutto ciò che c’è di bello e buono nel mondo e nelle persone.

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                                                                                                     I giovani Cash.

Per capirlo bisogna contestualizzarlo nel suo territorio: gli Stati Uniti nel 21esimo secolo. Probabilmente in Italia sarebbe stato molto più integrato ma negli USA, patria della società del consumo, di tutte le mode e dello stile di vita fragile e mutevole a cui tutti anelano oggi, lì è un emarginato per scelta.
Emarginato per sopravvivenza, insomma. Sceglie di dare ai suoi figli tutto ciò per cui lui e l’amatissima moglie hanno lottato per anni, senza la difficoltà, gli ostacoli e i dolori di andare contro il “normale”, in due contro tutti.

Il nostro Captain ha deciso che i suoi ragazzi non saranno degli zombie insensibili e sovrappeso, non cresceranno rimbambiti dai media, dalle fake news, dal terrorismo psicologico e dalla mancanza d’opinione, ma ameranno la cultura come cibo per la mente e non come obbligo sociale imposto dall’istruzione obbligatoria. Di fondo c’è un ragionamento pericoloso da esporre: oggi si sceglie l’ignoranza, la superficialità e la noncuranza come antidoto alla pesantezza della confusione moderna.

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Siamo l’età dell’ansia,
come la definì Aldous Huxley nel 1949, dell’incertezza e della mancanza di fondamenti concreti su cui costruirsi una personalità, o anche solo un giudizio.
Gli USA rappresentano al meglio il popolo schiavizzato da materialismo e tendenze passeggere, che deve tenersi al pari con l’universo digitale in continuo cambiamento, che non concede la tregua di capire cosa è giusto e cosa no, cosa fa male o cosa piace veramente. Qui entra in campo l’analogia del Superuomo (Übermensch): colui che può vivere oltre le catene sociali di comportamento, regole, educazione, omologazione, banalizzazione della persona per appartenere al gruppo.

Captain Fantastic, che poi è Viggo Mortensen nei panni di Ben Cash, vive al di fuori di tutto quello senza cui, la maggior parte dei suoi compatrioti non potrebbe vivere, vive come vorrebbe.
Con regole, con disciplina, perché senza la vita è uno spreco di tempo e occasioni, ma senza l’obbligo di diventare qualcuno agli occhi di un mondo che lo giudica secondo canoni e “caste sociali” del tutto distorti, privi di meritocrazia di alcun genere.
E non è vero che non bisogna usare le apparecchiature, le attrezzature o i congegni moderni per essere coerenti con se stessi e vivere appieno la vita: gli oggetti sono strumenti, è l’utilizzo che conferisce loro l’identità di costruttivo o dannoso.

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È difficile dire schiettamente certe cose, è per questo che in questo film l’ironia non manca mai: un biglietto da visita semplice e sempre opportuno. Captain Fantastic è un bagno di fresca vitalità, una botta di energia viva e sprizzante e al contempo una riflessione insolita, profonda e potente, che passa senza pesare tra scene di ilare assurdità e momenti non scontati di dramma. C’è il finale che non mi aspettavo (e che non vi dirò per lasciarvi il gusto sfrigolante della sorpresa) e c’è un gran bel messaggio: crescete i vostri figli integri, forti delle persone che sono, indipendenti dalle attese altrui e potranno andare ovunque senza mai perdersi.

In tutte le famiglie, le comunità, i Paesi e con ogni persona ci vorrebbe un Captain Fantastic che insegni e ripeta quanto semplice (ma al contempo arduo e difficoltoso) sia vivere senza paura. Ma credo che un po’ di “Captains” in giro ci siano: mio padre, Matt Ross, regista del film, quel vostro professore fuori dal coro, chi vi ha svegliato quando eravate diventati un po’ amebe, un parente diverso, un amico pazzo, un compagno scombussolante, una persona incrociata a caso sui mezzi che con due parole vi ha ribaltato la visione del mondo  come si fa con la pasta della pizza. Son persone che hanno trovato la porta della gabbia dell’età moderna, sono “Übermensch” nel senso letterale della parola, o Captains, come quello del film, che continuano a “svegliare” gli altri. A salvarli. Se ne trovate uno, chiudetelo in cantina: scarseggiano sempre di più.

loc                                                                                    Locandina del film.

 

Sull’Autore

Ho studiato cinema sui film, sui libri e nei festival. Ho imparato a montare video a occhi chiusi e ad animare poligoni, ho viaggiato e nord e ad est, ho scalato la Grigna, suonato alla Scala e saltato per trapezi sotto un tendone da circo. Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Ad oggi sono filmmaker e divoro film. Di cui poi scrivo.

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