La discussione economica su internet: come orientarsi

Ho cominciato a pensare a questo articolo già qualche tempo fa, ma non ero sicuro di come affrontare la questione “discussione su internet“. Ho detto “su internet” e non “sui social” perché la discussione non è sempre limitata al solo Facebook o altro: a volte travalica la caciara tipica dei social network e finisce per assomigliare sempre di più a un dibattito vero e proprio. L’ispirazione mi è stata fornita dal video del buon Karim Musa (aka Yotobiil quale trattava degli Oscar 2014 e delle polemiche scoppiate sui social sul mancato Oscar a di Caprio e sulla premiazione de La grande bellezza. Yotobi, qui, ci dà un pratico esempio del modo in cui si sviluppino solitamente le discussioni on line:

(…) Twitter, che ci ha fatto due palle così: la palla destra che ci diceva che era bello e la palla sinistra che ci diceva che non lo era. E tutto in 140 caratteri. Adesso tu mi devi dire come cazzo fai a descrivere un film che ha vinto un Oscar con 140 caratteri. Più o meno il riassunto è questo:

  • Ehi, ti è  piaciuta “La grande bellezza”?
  • Si, moltissimo, è molto bello. a te?
  • Eh, a me non tanto.
  • #noncapisciuncazzo!

Dov’è finita la sana discussione?

Ottima domanda, poiché non esiste una risposta. Le discussioni di economia su internet sono spesso così, fatte da gente che si insulta e spara link. Anche sul sito del Sole 24 ore, ad esempio, nonostante alcuni articoli siano passabili (reitero: alcuni), dopo la pubblicazione degli articoli su Euro ed Europa (sono quelli a cui sono più interessato, come potete immaginare), indipendentemente dal contenuto una buona parte dei commenti era riassumibile in: “E il vostro buco da 50 milioni?”, “Il Sola 24 ore”,” www.bastaeuro.org” e “Fuori dall’euro e dall’UE c’è vita”. Bravi, avete esposto le vostre frasi fatte e demandato ad altri il vostro pensiero. Ora, per favore, torniamo all’economia seria, grazie. Ah e qui cito solo la questione euro perché, boh, cioè zio, l’euro è l’emblema.

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Già tempo fa mi sono lamentato di come un utente avesse detto “Io mi fido ciecamente di quello che dice (inserire nome dell’economista) e ha ragione, minchioni!”.  Credere a un economista è la cosa peggiore che si possa fare, poiché si cade in una forma di argumentum ab auctoritate il quale, però, costituisce una fallacia logica. La discussione sull’economia sta andando nella stessa direzione di quella sul cinema, sulla politica, sulla bioetica eccetera. E voi direte: “È un vecchio male italiano, non puoi farci nulla”. Possiamo, invece: cambiando paradigma di analisi e, quindi, cominciando a guardare altre fonti oltre a blog e quotidiani.

Vi chiederete “Come fai a dire che questi non abbiano letto nulla al di fuori di questi siti?Perché il lessico riflette la nostra struttura di apprendimento. Ve la dico da hegeliano e da sostenitore della sua morale dell’interiorizzazione della pena: quando una persona studia un argomento, lo interiorizza e riflette le radiazioni del suo sapere (magari semplificate). Usare frasi ricorrenti significa aver “approfondito” un solo tipo di pensiero e, quindi, questa persona non potrà soppesare altre ipotesi e criticare il proprio pensiero. È legittimo avere un’opinione, è corretto difenderla ed è una stronzata affossare la propria capacità critica e dare il culo al primo bravo blogger che capita davanti.

Spesso il fatto di non approfondire un fenomeno o di farlo solo in parte non è dovuto al poco approfondimento o studio (come l’analfabetismo funzionale, utilizzato, come la parola “populismo”, spesso a sproposito con il solo obiettivo di delegittimare l’avversario quando non si sa rispondere). Potrebbe, infatti, essere causato da barriere neurologiche. Ad esempio, quando leggo un articolo su cui non sono d’accordo, nella mia testa parte un suono che fa… no, nessun suono, ma una sensazione quasi di sinusite e di leggero dolore. Ma questo scompare quando leggo articoli più vicini alla mia idea. Ecco svelato l’arcano: non siamo svegli e illuminati, siamo scimmie pronte a lanciare sterco; ma ci fermiamo sempre prima, almeno alcuni.

Però noi siamo Mangiatori di cervello, noi pretendiamo cultura, informazione, analisi serie, tecniche  il più possibile oggettive (non abbiamo certo bisogno di usare la teoria del complotto sul signoraggio per dar ragione ai nostri pregiudizi). Ad esempio, vedete le lavagne a fianco di Yotobi? Ecco, alla vostra sinistra c’è un modello di crescita neoclassico di natura stocastica con debito. Alla vostra destra c’è una funzione di produzione Cobb-Douglas, una delle funzioni più importanti e più usate nella modellistica economica. Non vi preoccupate, capisco il problema di imparare l’economia: per questo non si può pensare di capirla dopo aver letto un articolo su internet.

Quindi, partendo da noi, possiamo migliorare la discussione e portarla a un vero e proprio dibattito, un Dib(b)attito bello bello bello. Ma come? Lasciando perdere per un momento le opinioni degli economisti dei media e andando a vedere altrove.

Dove? Sui siti di download dei working paper. Sì, forse dovremmo cominciare a discutere in questo modo. Non lo faccio per dirvi “Guardate quanto sono figo! Leggo paper accademici“, no! È proprio il contrario: non dovrebbe essere figo, dovrebbe essere logico cercare di capire ragionando sulle fonti e non rifarsi a blog i quali ti dicono ciò che vuoi sentirti dire mentre te la canti, te la suoni e ti tiri un raspone sull’autoconvincimento della tua superiorità intellettuale.

Questi che vi metto sono link di portal di download gratuito di working paper. Non sto dicendo che gli internauti debbano diventare degli econometristi: sostengo che forse, guardando un articolo strutturato in modo da sostenere un’analisi seria, le persone cominceranno a riconsiderare il loro modo di ragionare.

Pensate di poterlo fare?

ECONSTORCiteSeerX, SSRN, IDEAS, NBER, INET Institute, CESifo, senza dimenticarsi gli studi delle banche centrali (FED a Philadelphia, BCE) e delle organizzazioni internazionali (OECD) e per gli iscritti all’università (ScienceDirect). Ci sono anche i siti pirata in cui trovate anche interi libri (BookSC, Libgen.me e Bookfi.net) Insomma, avete l’imbarazzo della scelta, Mangiatori di cervello, almeno voi…

Sull’Autore

Classe 1993, vengo da Finale Ligure (SV) e sono caporedattore della sezione "Economia politica e attualità". Mi sono laureato in Scienze internazionali e diplomatiche a Genova con una tesi in economia internazionale sulla Single Euro Payments Area (SEPA). Il mio interesse per l'economia nasce dal corso di Economia politica del primo anno (odiato dal 90% degli studenti, compreso chi lo ha già passato). I miei principali interessi riguardano la diffusione della teoria economica (in particolare dell'economia monetaria e dei modelli di crescita) e lo studio di modelli macroeconomici (che, a volte, traduco e/o riassumo su questa piattaforma). Collaboro con MdC per la rubrica "Europa for dummies" e sulle questioni relative a "democrazia-populismo-popolo del web".

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