Nella guerra tra Fabbrica del Degrado e Selvaggia Lucarelli io tifo per la chemio

La notizia risale al 2011: un virus simile al Vaiolo fu utilizzato per curare cellule tumorali all’interno di un organismo; purtroppo funzionò poco e la cura per il cancro ancora non è stata trovata.

La disputa Selvaggia Lucarelli contro Fabbrica del Degrado / Sesso, Droga e Pastorizia e simili mi ricorda molto questa situazione; trovo però una metafora più calzante il curare il virus responsabile dell’apocalisse zombie provocando tumori nella popolazione. Colorite metafore a parte, la Selvaggia nazionale si è nuovamente scagliata contro Degradoland e tutta quella rete di pagine e gruppi Facebook che tanto le stanno a cuore, postando anche i nomi degli admin responsabili di tali gruppi e pagine.

Stavolta, ho deciso di scrivere i miei due centesimi sulla vicenda. Perché? Innanzitutto, schifo tanto la Fabbrica quanto la Lucarelli, quindi mi pongo in una situazione di forte obiettività; inoltre, conosco molto bene l’humus culturale di Facebook e le meccaniche delle community di Internet, tra cui appunto gruppi come Degradoland. Lo scopo di questo articolo è cercare di dare una visione chiara e oggettiva sulla vicenda, senza prendere posizione, capendo come entrambe le parti siano in errore.

Innanzitutto, partiamo con un presupposto: i fan di quelle pagine compongono una sottocultura; un gruppo di individui legato da un insieme di rituali, credenze e visioni del mondo incastonato all’interno di una cultura più grande. Non si tratta di tutti i fan di quelle pagine, ma della comunità di utenti che quei luoghi di aggregazione virtuali hanno creato, utenti attivi su gruppi Facebook, applicazioni aggreganti come WhatsApp e Telegram, che portano un apporto concreto allo sviluppo della comunità stessa. Questa è una sottocultura composta tra gli altri anche da elementi come humor nero, meme volgari e tormentoni. Attenzione: non si vuole dare nessun giudizio di sorta affermando questo, ma mettere nero su bianco qualcosa di oggettivo e innegabile, senza definirlo giusto o sbagliato.

In particolare l’humor nero di alcune loro battute ha a che fare con discriminazioni razziali e sessiste, battute sui più deboli come i portatori di handicap e altro. Il black humor è autorizzato a fare battute politicamente scorrette, che piaccia oppure no. Basti pensare all’episodio di Gilbert Gottfried: poche settimane dopo l’attacco dell’undici Settembre, il comico fece una battuta sull’accaduto; qualcuno dal pubblico gli urlò “Too soon!”, “Troppo presto!” ma nessuno si offese, in quanto conoscevano il tipo di comicità al quale avrebbero assistito allo spettacolo. Gottfried semplicemente cambiò sketch come se niente fosse.

Come in tutte le comunità (e le culture), i singoli membri tendono a difenderla dalle minacce esterne che potrebbero minare la solidità e l’unione della comunità stessa. In questo caso la minaccia è Selvaggia Lucarelli. Il problema della Lucarelli è il modo con cui si pone alla questione: atteggiamenti da bulla, niente censure negli screen che posta e il vero e proprio minacciare gli utenti, colpevoli di utilizzare linguaggio sessista e discriminatorio nei confronti delle minoranze e offensivo nei suoi. Per citare un episodio, la Lucarelli ha fato sospendere un arbitro di serie A per questa battuta.

L’atteggiamento di superiorità della Lucarelli nei confronti delle pagine, e utenti, che vuole criticare cozza coi metodi da bambina di cinque anni, viziata e prepotente. Per intenderci, “Lo farò presente al suo datore di lavoro” somiglia molto a “Lo dico alla mamma!”. La Lucarelli si fa portatrice di messaggi incongrui, nel momento in cui si presenta da una parte come portatrice di moralità e simbolo di giustizia, ma dall’altra utilizza la sua posizione di estremo vantaggio come giornalista e influencer per ricattare utenti dei social colpevoli di aver scritto una battuta infelice, imponendosi prepotentemente nelle loro vite private e lavorative.

Posto che i metodi della Lucarelli sono sbagliati, inappropriati e anche un po’ immaturi, la domanda è: ne abbiamo davvero bisogno? 

Sicuramente la censura è sbagliata sempre e comunque, ma non bisogna confondere la libertà di parola con la libertà di espressione. Ad esempio, non posso offendere una persona perché commetterei reato di ingiuria o diffamazione; non posso offendere un carabiniere, commetterei oltraggio a pubblico ufficiale. Quindi nel nostro ordinamento sono posti dei limiti a quello che si può o non si può affermare.

Posto anche che ci sono cose che è sbagliato dire, dal punto di vista giuridico e non prettamente morale, quello che fanno pagine come la Fabbrica e simili forse non è sbagliato, ma è sicuramente pericoloso. L’umorismo di queste pagine può piacere o non piacere, il problema è che loro creano un potenziale danno sociale. L’humor nero, quello vero, è prodotto da comici con un bagaglio culturale estremamente esteso, per un pubblico in grado di capirlo ed apprezzarlo appieno, in grado al contempo di superare la barriera del bigottismo e ridere delle battute. Un pubblico composto per la stragrande maggioranza di ragazzini non può avere gli strumenti per capire quello che stanno facendo e maneggiando; è un attrezzo pericoloso, che se usato scorrettamente può provocare dei gravi danni.

Affermando che alle donne devi tirare i croccantini, in un contesto così popolare e con un pubblico immenso, facilmente malleabile e plasmabile come solo i teenager sono, c’è il grosso rischio di creare un danno sociale perché i ragazzini ti imiteranno. Alcuni degli imitatori crescendo capiranno che si tratta di battute, ma altri non ne saranno in grado e allora si avrà coopartecipato (insieme a fattori come scarsa scolarizzazione, situazioni familiari difficili e altro ancora) a creare cattivi individui, i quali danneggeranno tutta la società. La Fabbrica è come un sito di notizie false, partecipa a creare singoli socialmente pericolosi in quanto veicoli di messaggi negativi. Molti utenti esposti alle loro parole non sono in grado di capire, intendere ed elaborare correttamente tali messaggi, ed è come se si stesse dando una pistola in mano a un bambino. Basti pensare agli episodi del Romics 2015, in cui frotte di ragazzetti importunavano ragazze urlando loro “Escile!”, in un chiaro comportamento imitativo della Fabbrica. 

In questa guerra inutile, stupida e insensata i veri sconfitti sono gli utenti maturi, in grado di utilizzare quello strumento potentissimo in maniera corretta. In questa guerra tra un male e un male più grande, io tifo per la cura.

Sull’Autore

da sempre avido lettore, mi interesso di tutto ciò che riguarda internet, videogiochi e fumetti. qualcuno potrebbe dire "cultura nerd", ma trovo che sia decisamente limitante come definizione. studio Semiotica, che in parole povere può essere definita come la disciplina che studia le attribuzioni di significato.

Articoli Collegati

Partecipa alla discussione

Partecipa alla discussione