Cosa c’è intorno ai tornelli bolognesi

PREMESSA: Questo è un articolo d’opinione, la mia.
Non intendo schierarmi né con il CUA, né con la Polizia, né con l’Università, non m’interessa stabilire chi abbia ragione e chi torto. M’interessa allargare lo sguardo sulla situazione e aggiungere elementi alla discussione.

Chi ha visto la terza stagione di The Wire sa che il suo elemento caratterizzante è la decisione, da parte del comandante Howard “Bunny” Colvin, di trasformare una zona quasi disabitata di Baltimora in Hamsterdam – una zona in cui è possibile vendere e consumare droga senza che la polizia intervenga; una zona in cui la droga è legale.

howardcolvin

Howard “Bunny” Colvin in “The Wire”

Nella serie HBO questa decisione di Colvin riesce parzialmente a risolvere i giganteschi problemi di ordine e sicurezza all’interno di Baltimora, riducendo i tassi di criminalità, il numero di arresti, le sparatorie. Tutti contenti in quel di Baltimora: cittadini, agenti di polizia, funzionari comunali. Via droga, drogati e spacciatori dalle strade perché tutto è stato traslato all’interno di Hamsterdam.

Partire dal plot principale della terza stagione di The Wire è fondamentale per capire il mio punto di vista su Piazza Verdi e via Zamboni, teatri degli scontri e immediate vicinanze della biblioteca “tornellata”. Perché per me Zamboni e Verdi sono la Hamsterdam bolognese: un ghetto bene in cui la droga e la delinquenza non sono legali ma comunque molto tollerate.

Il perché è presto detto: serve un posto in cui tutto ciò confluisca in modo che non si riversi nel resto della città. Inoltre, ammassandosi in una zona, queste attività sono più facilmente controllabili – ovviamente Verdi e Zamboni non sono le uniche zone problematiche del capoluogo emiliano. Aggiungo anche quello che io e due colleghi della redazione abbiamo raccolto intervistando alcuni ambulanti che stazionavano in Zamboni: gli ambulanti ci hanno detto che si posizionano in Zamboni perché popolata da studenti e perché la polizia è più tollerante in questa zona. Hanno anche detto che, qualora beccati in altre parti del centro cittadino, sono gli stessi agenti ad invitarli a spostarsi in Zamboni. Gli ambulanti potrebbero averci detto delle scemenze così come potrebbero averci dato una buona dritta per capire la situazione in cui versa la città.

Piazza verdi

Piazza Verdi e via Zamboni

Ma ho nominato gli studenti, che affollano Verdi e Zamboni e popolano gli appartamenti del centro storico: gli studenti credo siano più tolleranti – magari gli fa anche piacere trovare droga, casino e birre a due euro – ma soprattutto non sono residenti, quindi alle comunali non votano.

Qualcuno, mentre facevamo questi discorsi a voce, mi ha poi detto: “Sì, ma tutti questi spacciatori in Piazza Verdi e via Zamboni vanno presi e messi dentro”. Uhm. Io penso che togli uno spacciatore oggi, ne arriva uno nuovo domani. Togli lo spacciatore che arriva domani, ne arriva uno dopodomani. “E allora vanno messi dentro tutti”. Spostiamo l’attenzione sullo step successivo: gli arrestati vanno in carcere, e le carceri italiane sono al collasso per quello che ne so io. Per cui no, non puoi permetterti di arrestare troppa gente perché non sapresti dove metterla.

Ecco, secondo me i tornelli, in tutto questo marasma, non sono una misura anti-degrado: in una zona che vive di certi problemi, certe connivenze e certe logiche i tornelli forse non combattono il degrado, ma alzano la temperatura di una convivenza tra parti non sempre facile e pacifica. Soprattutto non può essere l’Università da sola a combattere il degrado se ad altri attori fa comodo che via Zamboni e Piazza Verdi siano il ghetto bene di Bologna.

Sull’Autore

Laurea triennale in Scienze della Comunicazione; appassionato di cinema, musica e sport. Sto ancora cercando di capire cosa farne della mia vita.

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