Cosa c’è realmente dietro l’esibizionismo

L’esibizionismo è la parafilia per la quale il soggetto, solitamente di sesso maschile (è stato stimato che per ogni donna ci sono 99 uomini parafiliaci), prova piacere nel mostrare le proprie parti intime a uno o più sconosciuti, sia adulti che bambini; talvolta questa esposizione può essere accompagnata da masturbazione. Il soggetto può essere consapevole del suo bisogno di sorprendere e scandalizzare l’involontario spettatore, tuttavia vive la necessità struggente di beneficiare dell’effetto che farà alla sua vittima.

L’esibizionista, in termini psicopatologici, non è una persona che prova piacere nell’essere guardato volontariamente, ma desidera imporre le proprie regole alla vittima scelta. Secondo Robert Stoller in questi tratti emerge l’odio e la prevaricazione manifestati attraverso la disumanizzazione della volontà dell’altro. L’altro è considerato una cosa.

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L’età d’esordio di questo tipo di parafilia è in media 18 anni, ma le radici sono già impiantate e si possono notare in alcuni comportamenti sociali in cui l’adolescente cerca di imporre le sue fantasie esibizionistiche a estranei.

La parafilia si sviluppa e manifesta pienamente nell’età adulta, per poi deflettere dopo i 40 anni. Questi dati sono approssimativi: gli studi ad oggi condotti non sono ancora in grado di darci informazioni certe riguardo la genesi e lo sviluppo di questo disturbo. Perché venga diagnosticata come patologia è necessario che si manifesti per almeno sei mesi e che gli impulsi e i comportamenti a esso associati creino un significativo disagio nella persona, tale da compromettere vita sociale, privata e lavorativa. Questo disturbo è spesso associato ad altri disturbi della stessa sfera: da uno studio condotto da Abel e Rouleau emerse che circa il 25% dei pazienti parafiliaci avevano avuto almeno una volta un episodio di esibizionismo.

L’esibizionismo appartiene alle parafilie coercitive (ovvero che vengono attuate senza il consenso dell’altro) e che non prevedono contatto. La persona esprime la sua carica sadica mettendo la vittima nelle condizioni di sottostare alla sua violenza a distanza. L’atto esibizionistico non termina quasi mai col contatto diretto, anzi, il soggetto cerca sempre di mantenere una via di fuga fra se e l’altro; la paura più profonda dell’esibizionista è l’intimità di una relazione. Il fine dell’atto esibizionistico non è quello di sedurre: tutto il piacere deriva esclusivamente dall’esibizione e dalla reazione della vittima.

E’ stato riscontrato, inoltre, che il parafiliaco non mettendo in atto i suoi impulsi va incontro a una vera e propria sindrome d’astinenza, simile a quella di un tossicodipendente. L’esibizionismo assume delle scadenze rituali, segnate da orari e luoghi ben precisi; questo perché alla base di questa parafilia c’è un bisogno incolmabile di conferme mai realmente sanato.

L’esibizionista non si sente in grado di intraprendere altre modalità di relazione. Secondo Stoller l’esibizionista è stato un bambino umiliato, non considerato, che cerca di ricostruire un immagine di sé persa nell’infanzia e, al tempo stesso, di farsi rimandare un’immagine di sé tramite la vittima. Per tali ragioni l’individuo sviluppa un bisogno di “rivalsa” sugli altri, vendicandosi della “madre”.

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Esistono svariati tipi di comportamento fra gli esibizionisti, tra i più comuni troviamo: l’anasyrma (sollevare la gonna o slacciare i pantaloni in assenza di intimo per mostrare i genitali), lo streaking (girare nudi in luoghi pubblici per creare shock) e il candaulesimo (mostrare la nudità del partner a estranei). Per il trattamento dell’esibizionismo la terapia più efficace è la psicoterapia breve strategica.

È stato dimostrato da vari studi come gli esibizionisti abbiano difficoltà a empatizzare con l’altro; il trattamento si basa sul potenziare l’identificazione empatica per capire i danni delle loro azioni. Inoltre, si lavora sui motivi che portano al bisogno del comportamento deviante. Anche la terapia di gruppo è un valido sostegno, grazie alle esperienze simili di altri pazienti. Un sostegno psicologico è indispensabile per la cura dell’esibizionismo, ma anche una corretta informazione riguardo la malattia e le modalità di aiuto, se persona a noi cara, sono altrettanto importanti.

Un parafiliaco è una persona malata con pari dignità di uno schizofrenico e non va trattato come un “invertito” o uno scarto della società. Dietro un parafiliaco c’è quasi sempre un bambino traumatizzato, abbandonato o maltrattato.
Le parafilie non sono contagiose, l’indifferenza sì.

Sull’Autore

Cresciuta nella scena punk hardcore friulana, nel tempo libero leggo molto, scrivo racconti e li illustro. Scrivo di sesso ed erotismo per Mangiatori di Cervello perché in Italia se ne parla molto (troppo) poco e male.

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