#IlGiroDelMondo: Jaisalmer

Immersa nell’enorme Deserto del Thar, l’immensa distesa arida che si estende nel Nord dell’India e copre buona parte del Rajasthan, sorge una città dorata, quasi una visione delicata ed inaspettata dopo kilometri di desolazione. Arriviamo a Jaisalmer, che incarna l’antico fascino esotico delle vie carovaniere: la città, tappa obbligata della storica Via della Seta, è una vera e propria cittadella nel deserto che lascia ammaliati per il suo tipico colore ambrato, dato dall’arenaria in cui è costruita la maggior parte degli edifici.

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Il forte di Jaisalmer

A troneggiare su una città che sorge a pochissimi kilometri dal vicino ed ostile Pakistan troviamo il simbolo indiscusso di Jaislamer: il suo Forte. Cuore storico della città fondato nel 1156 e successivamente ampliato e fortificato per far fronte alle frequenti scorribande musulmane, ciò che lo differenzia dagli altri forti che sovente si incontrano in svariate città della regione è il fatto che rimane tutt’ora abitato da oltre 3000 persone e brulica dunque di ristoranti, locali, templi e negozi. Frequente è notare, appena di lato alla porta d’ingresso di un’abitazione, la ridente e sgargiante immagine del dio Ganesha, divinità panciuta dalla testa d’elefante che rappresenta l’abbondanza e che viene ritratta come segno di buon auspicio. Se la vista, dall’alto del Forte color sabbia, è indubbiamente mozzafiato – e anche l’idea di trovarsi faccia a faccia con una vacca in un minuscolo vicolo ha certamente il suo impatto – ciò che più rimane impresso sono forse i templi jainisti. La città, infatti, è un luogo di pellegrinaggio fondamentale per questa religione orientale, e l’interno di questi edifici offre sempre uno spaccato artistico e culturale di enorme valore. Consigliati sono il Chandraprabhu, dedicato al tirthankar della luna e riccamente decorato e il Rikhabdev, più silenzioso ma altrettanto artistico.

Ai piedi del Forte brulicano quelle strade che formano la città vecchia: qui, in tutta la loro decadente bellezza, si trovano decine di “haveli“, ovvero magnifiche abitazioni di antichi mercanti o uomini di potere costruite tra il XVIII e il XX secolo in quell’arenaria color miele a cui ho già accennato e che fa di Jaisalmer un’esperienza estetica inattesa. Caratterizzati da grate intarsiate, portali in pietra, trafori e balconcini, gli haveli sono il simbolo di un antico splendore legato allo status mercantile della città, perduto con il tempo. La più grande è la Patwa-ki-Haveli, dalla facciata che ricorda più un lavoro di intricati merletti piuttosto che di scalpelli e pazienza. Altrettanto bella è la Nathmal-ki-Haveli, residenza di un ministro prestigioso e finemente decorata da due fratelli tanto in competizione da arricchire le due ali del palazzo con dettagli diversi. Tra un’haveli e l’altra si snodano stradine silenziose e piazze caotiche, cooperative che vendono meravigliosi tessuti provenienti dal duro lavoro delle donne dei villaggi vicini nel cuore del deserto ed artisti di strada. Quando comincia a calare il sole, l’ideale è spostarsi di qualche kilometro per ammirare un tramonto mozzafiato su un piccolo lago artificiale, il Gadi Sagar: tra stromi di uccelli migratori che danzano in cielo, piccoli ed eleganti tempietti che emergono dalle acque ed enormi pesci gatto che reclamano cibo dai visitatori abituali, le acque si tingono di quei colori rossastri che già dipingono gli edifici della città.

Il tramonto sul Deserto del Thar

Il tramonto sul Deserto del Thar

Certo, in un luogo del genere anche il deserto reclama la propria parte: così, dopo meno di un’ora di bus o jeep tra strade dissestate, vederete apparire qualche tenda, un paio di container, un villaggio dove ci si aspetta il nulla. Da questi luoghi dimenticati dal mondo partono quotidianamente brevi tour a dorso di cammello, per permettere ai viaggiatori curiosi di ammirare l’alba o il tramonto nel cuore del nulla, tra dune e sterpaglie, in completo silenzio. Non che il Desert National Park non custodisca un ecosistema ricchissimo: numerosi, anzi, sono gli uccelli rapaci, i serpenti e i roditori che chiamano questa regione “casa”.

Ritornando verso la città, con gli occhi ancora colmi dell’allucinante bellezza del vuoto e la luna alta nel cielo, chiedete di fermarvi qualche minuto fuori strada, a motore e fari spenti. Lo spettacolo del firmamento sul deserto, lontano da quell’inquinamento luminoso a cui siamo ormai troppo abituati, ricompensa qualsiasi disturbo.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

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