Gusti sessuali, parafilie e reati sessuali: cosa sono e come distinguerli

Pochi sono nella storia i casi in cui l’uomo abbia fatto sfoggio di una crudeltà maggiore di quanta ne impiega per castigare e punire il suo simile quando lo ritiene colpevole delle cosiddette perversioni sessuali. […]
Crudeltà come queste non hanno eguali nella storia se non nel contesto delle persecuzioni razziali e religiose.
(Dott. Alfred Kinsey, 1948)


Anche tu sei un pervertito. Un depravato, fatto e finito.
Ehi, calma. Non metterti subito sulla difensiva. Lasciami spiegare. […]
Bene, facciamo che per rompere il ghiaccio inizio io.
Da adolescente ho raggiunto un intenso orgasmo (una ventina di orgasmi) fantasticando su un membro di un’altra specie animale, un Homo neanderthalensis. […]

A dire la verità, il Neanderthal era troppo bestiale per i miei gusti, ma in quell’epoca pre-internet era l’unico uomo nudo a portata di dita.
Be’, l’unico ominide nudo, ma tocca arrangiarsi con quel che si ha.

Quanto a te, lettore, può darsi che riportare alla luce un ricordo altrettanto indecente costi uno sforzo di memoria tremendo, o che invece ti sia sufficiente voltarti, domattina appena sveglio, per ricordare che razza di creatura pelosa ti sei portato a casa tu, ieri sera.
Comunque sia, anche nel tuo passato sessuale c’è sicuramente qualcosa che ti farebbe vergognare se portato alla luce.

Tutti abbiamo dei piccoli segreti sporchi, mantenuti a dovere per preservare la nostra reputazione.
A me, ad esempio, potrebbero negare l’accesso al museo di storia naturale per paura che disonori il manichino di un uomo delle caverne.
Il problema di certi piccoli segreti sporchi, però, è che tutti ne serbiamo, e ciò significa che la storia della sessualità umana che noi diamo per vera è, a conti fatti, una bugia.

Una bugia pericolosissima, che fa sentire persona dalla normo-sessualità un invertito. […]
Ultima cosa da chiarire, prima di iniziare il nostro viaggio, è che capire non significa scusare.
Anche l’umana comprensione ha un limite, ed entrare nella testa altrui non è piacevole quando si arriva ad avere a che fare con reati sessuali.
(Jesse Bering, Perv, viaggio nelle nostre perversioni, 2013)

A sinistra il Dott. Alfred Kinsey a lavoro con Paul Gebhard, ricercatore nel campo della sessualità.

A sinistra il Dott. Alfred Kinsey a lavoro con Paul Gebhard, ricercatore nel campo della sessualità.

Voglio tu focalizzi bene queste parole, caro lettore, prima di addentrarti in questo pezzo.
Perché per parlare di sesso non serve saperlo fare e non serve averlo fatto. Serve lavarsi bene dal pregiudizio e scindere, innanzitutto, cos’è patologico e cosa è poco comune, e fare l’importantissima distinzione (Formulata da Ellis e Symonds) fra comportamento e orientamento sessuale.

Che cos’è una parafilia?
Le parafilie sono disturbi sessuali poiché gli oggetti o le situazioni che determinano l’eccitamento sessuale si discostano da quelli comunemente riscontrati nella normalità. La scelta dell’oggetto o la deformazione dell’atto si manifestano con caratteristiche di esclusività, continuità e quasi compulsività.

Se la perversione si stabilizza, essa potrà influenzare seriamente le capacità del soggetto di instaurare relazioni affettuose soddisfacenti e reciproche; potrà infatti causare comportamenti devianti nocivi al benessere dell’individuo e potrebbe indurlo a compiere atti non socialmente accettati o reati contro terzi. Viceversa, non sono da considerarsi patologici quei comportamenti perversi che si manifestano in modo transitorio e restano circoscritti all’interno di una sessualità sana e di una relazione di coppia.

Il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) descrive le parafilie come contraddistinte da impulsi, fantasie o comportamenti sessuali intensi e ricorrenti, che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali; tra i criteri diagnostici è considerata inoltre la conseguente presenza di disagio clinicamente significativo, di compromissione dell’area sociale o lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento individuale.

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Come classificare la nostra sessualità.
La sessualità dell’individuo è influenzata da geni, esperienze prenatali, chimica cerebrale, esperienze della prima infanzia, dinamiche familiari, cultura e un numero indicibile di altre variabili che interagiscono in maniera imperscrutabile. È un sistema complesso e impossibile da smontare pezzo per pezzo, e per descriverlo in maniera semplice useremo una metafora di Jesse Bering:

La nostra sessualità è come una slot machine, ha quattro caselle e ognuna di queste corrisponde a un tratto sessuale dell’individuo. Dietro la prima gira la ghiera dell’orientamento sessuale, che può avere quattro esiti: eterossessuale, omosessuale, bisessuale, asessuale. La seconda casella stabilisce l’obbiettivo erotico primario: persona, animale, oggetto erotico, niente (se nella prima casella esce asessuale). Nella terza casella appare il comportamento erotico: rapporto normale, parafilia da corteggiamento (esibizionismo, voyeurismo, frotteurismo), altra parafilia (necrofilia, zoofilia, ecc.) e masturbazione.

E infine, nell’ultima casella, c’è il comportamento erotico legato all’età, con sei risultati possibili:
Pedofilia: preadolscenti
-Ebefilia:
età puberale
-Efebofilia:
tardo-adolescenti
-Teleiofilia:
adulti
-Gerontofilia:
anziani
-Nulla
(sempre se la persona risulta asessuale)

A determinare il risultato finale è la combinazione di tutti e quattro i simboli delle caselle, la somma dei quattro risultati determina il profilo erotico.

Le parafilie più diffuse ad oggi sono: esibizionismo, feticismo, frotteurismo, pedofilia, masochismo sessuale, sadismo sessuale, feticismo da travestimento, voyeurismo. Le parafilie dell’atto invece sono: coprofilia, urofilia, scatologia telefonica, spermatofagia, asfissiofilia, onirofilia, biastofilia, hiphenophiliaTra le parafilie dell’oggetto compaiono: necrofilia, zoofilia, prostitutofilia, transessuofilia, maieisufilia, formicofilia, clismofilia, sitofilia, dismorfofilia, autofilia, efebofilia, gerontofilia, etc.

Per concludere voglio precisare che i criteri diagnostici con cui medici, psicologi, e psichiatri definiscono alcuni comportamenti e pulsioni cambiano nel tempo, con l’evolvere delle conoscenze nel campo di indagine specifico. Un esempio, piuttosto famoso, riguarda l’omosessualità, che fino al 1974 era elencata come parafilia nel DSM. Fu definitivamente eliminata solo nel 1987.

Negli anni, l’essere umano, a forza di chiedersi se una condotta sessuale fosse “naturale” o “innaturale”, ha perso di vista la domanda fondamentale: è dannosa? Finché un desiderio deviante non fa del male ad altri o a te (e se te ne fa chiediti sempre se lo fa perché ti fa effettivamente del male o perché il giudizio sociale ti fa male), non è da considerarsi una malattia mentale.

Sull’Autore

Cresciuta nella scena punk hardcore friulana, nel tempo libero leggo molto, scrivo racconti e li illustro. Scrivo di sesso ed erotismo per Mangiatori di Cervello perché in Italia se ne parla molto (troppo) poco e male.

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