#IlGiroDelMondo: Delhi

Con i suoi 21 milioni di abitanti – non a caso è la quinta area  metropolitana più popolosa al mondo, all’interno di un subcontinente che supera ampiamente il miliardo di anime – Delhi, territorio federato che include la capitale indiana Nuova Delhi, è un caos ricco di una storia millenaria e una cultura vibrante. Se i primi abitanti della regione risalgono al secondo millenio a.C., infatti, la vita della città nelle varie epoche si è intrecciata con l’epica del Mahabarata hindu, oltre ad essere stata capitale di vari, estesi imperi di secolo in secolo. Luogo perfetto per partire alla scoperta del famoso “triangolo d’oro” indiano, ovvero l’area ricca di monumenti mozzafiato che si estende tra Delhi, Agra e Jaipur, tra gli Stati del Rajasthan e l’Uttar Pradesh, Delhi offre una miriade di scorci ed impressioni contrastanti al visitatore che decide di esplorarla.

Per le strade di Vecchia Delhi

Per le strade di Vecchia Delhi

La prima area da affrontare per levarsi subito di dosso l’inevitabile shock culturale che un occidentale incontra visitando l’India è Vecchia Delhi: caotica e polverosa, incredibilmente rumorosa e decisamente lontana dai classici standard di sicurezza europei, è il luogo perfetto per abituarsi all’ondata di profumi e suoni che saranno fedeli compagni per tutto il viaggio. Tra i quartieri commerciali di Chandni Chowk e Chawri Bazar, a pochi passi dallo sgargiante mercato delle spezie locale si trova quello che è il più importante luogo di culto per l’imponente comunità musulmana di Delhi: la Moschea del Venerdì, Jama Masjid. Costruita verso la metà del 1600 in pietra arenaria rossa e marmo bianco, commissionata da Shah Jahan, imperatore musulmano a capo, all’epoca, del grandioso Impero Moghul che controllava gran parte dell’India centro-settentrionale, è un’imponente moschea il cui cortile può contenere fino a 25000 fedeli. Qui imparerete una regola essenziale del vivere indiano: non si può entrare nei luoghi di culto indossando le scarpe, ed è quindi necessario, prima di accedere in qualsivoglia tempo, a prescindere dalla religione lì praticata, toglierle e restare in calzini, se non a piedi nudi. Inoltre, è lì costume far pagare, piuttosto che il biglietto d’accesso, ai visitatori una piccola tassa per l’utilizzo di macchine fotografiche (o smartphone) all’interno dei monumenti.

Uscendo da questo grandioso edificio ci si trova faccia a faccia con uno dei fenomeni sociali più interessanti dell’India: la strada. Si consiglia di non spostarsi a piedi per lunghe distanze, a Vecchia Delhi così come nel resto della città: se i locali, infatti, sanno benissimo orientarsi tra mancanza di marciapiedi ben definiti, mucche e capre che scorrazzano in libertà e la cronica, apparente assenza della segnaletica stradale, sostituita tranquillamente da un uso scellerato del clacson, per un occidentale può essere difficile capire quando, dove e come attraversare la strada. Si consiglia allora di muoversi con i mezzi a propria disposizione: la metro, per le lunghe distanze, oppure i caratteristici “tuc tuc“. Di cosa parliamo? Altro non sono, spesso, che delle Api Piaggio (com’è piccolo il mondo) senza porte, dipinte in chiassosi verde e giallo, adibite a taxi low-cost ed ideali per ammirare da vicino – ma non troppo vicino – la vita scorrere, veloce e disordinata, sulle strade di questa enorme metropoli.

La Tomba di Humayun

La Tomba di Humayun

Se tra fili della corrente penzolanti in bella vista ed animali che attraversano la strada sprezzanti del pericolo ne avete abuto abbastanza – per ora – di luoghi affollati ed ingorghi, non è un problema: il fatto che la città sia stata, nei secoli, capitale del Sultanato di Delhi, dell’Impero Moghul e poi centro importante per gli inglesi significa che il centro è ricchissimo di monumenti che aspettano soltanto di essere visitati. Se molto famoso è il Forte Rosso (omonimo di quello della vicina Agra, tra l’altro) a Vecchia Delhi, ci sono però soltanto due monumenti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO: il Qutb Minar e la Tomba di Humayun. Il primo è il più alto minareto in mattoni al mondo, che raggiunge i 72 metri per 14 metri di base, e si inserisce all’interno di un ampio complesso archeologico che comprende una serie di monumenti tutti commissionati durante il primo Sultanato di Delhi, nel XIII secolo – tra cui una moschea le cui colonne sono state trafugate dopo la distruzione di decine di tempi hindu. La Tomba di Humayun, invece, è un maestoso mausoleo in stile persiano in prossimità del fiume Yamuna, voluta dalla moglie di questo imperatore moghul dopo la sua morte nel 1562 e circondata di tranquilli, simmetrici giardini. Prima opera architettonica costruita seguendo i canoni persiani in India, questa Tomba ispirerà i futuri complessi funerari moghul, tra i quali spicca il Taj Mahal, che non ha certo bisogno di presentazioni. Simile a quella di Humayun e poco lontana è anche la Tomba di Safdarjung, altrettanto interessante da visitare. Chi volesse, invece, godere a pieno di un giardino verde e rigoglioso, tra scoiattoli e quelle aquile che spesso sostuituiscono i piccioni nei cieli di Delhi, non deve perdersi i Lodi Gardens.

Il Tempio sikh.

Il Tempio sikh.

In linea con i più sfacciati stereotipi occidentali, poi, nella capitale così come nel resto del subcontinente è facile respirare un’aria di misticismo e spiritualità che il caos di certi bazaar forse non lascia trapelare. A questo concorrono i numerosissimi templi sparsi in ogni luogo nella città e rappresentativi della miriade di culti e fedi di cui si compone l’universo religioso orientale. L’hinduismo – la religione in assoluta più diffusa nel Paese – può vantare due edifici splendidi ed ordinati, il Tempio di Askhardan e il Laxmi Narayan Mandir, inauguarto da Mahatma Gandhi in persona nel secolo scorso. Al loro interno si possono ammirare gli idoli che rappresentano le più celebri e potenti divinità hindu: queste statue, scolpite con dovizia di particolare, sono spesso vestite con suntuosi abiti e tempestate di pietre preziose. Altrettanto impressionante è il Gurudwara Bangla Sahib, uno dei più grandi tempi sikh, che comprende una piscina per le abluzioni così come un museo che ripercorre la storia del sikhismo ed una mensa dove quotidianamente i fedeli sono invitati a mangiare insieme. Assolutamente unico e moderno è, poi, il Tempio del Loto, sede della recente fede Ba’hai nonchè uno dei simboli della città. Luogo a dir poco surreale, circondato di verdissimi giardini innaffiati con acqua riciclata e da nove piscine, all’interno del tempio, volutamente spoglio, regna un silenzio surreale.

Ben meno sacri sono gli edifici di Nuova Delhi, quasi tutti eretti negli ultimi due secoli sotto dominazione inglese. L’influsso dell’architettura europea e d’oltremanica si nota soprattutto negli sfarzosi palazzi del governo e nell’India Gate, un arco costruito per ricordare i caduti indiani durante la Prima Guerra Mondiale. Molto moderno, sebbene decisamente meno suntuoso, è il luogo che custodisce le spoglie di colui che è considerato il padre della nazione indiana: Mahatma Gandhi. La Tomba di Gandhi, per molti meta di pellegrinaggio, è anch’essa circondata da un parco dove non è raro trovare famiglie che fanno un pic nic o giovani che giocano a cricket.

E queste, chiaramente, sono soltanto una frazione delle tantissime attrattive che il nord dell’India ha da offrire ad un viaggiatore.

Sull’Autore

Studentessa di Giornalismo e Diritti Umani a Parigi. Appassionata di troppe cose per elencarle tutte. Per MDC mi occupo di viaggi e polemiche.

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