Via Gola a Milano: una lettera da chi ci abita

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Buongiorno ai milanesi, d’origine e adottivi,
farei un po’ di chiarezza iniziale, giusto per capire di cosa si sta parlando quando si nomina via Gola a Milano. Il problema degli spacciatori scapestrati di via Emilio Gola è la diretta conseguenza dell’azione di quei politici che giocano a fare gli sbirri, come un Riccardo De Corato, per fare l’esempio calzante. La colpa è loro, poiché invece che impostare politiche realmente efficaci contro le mafie che lucrano sulla droga – come fatto a suo tempo dal Portogallo, che ha depenalizzato la detenzione di tutte le sostanze –  promuovono azioni repressive inefficaci, oltre che disastrose. E il risultato di tali politiche è lo spaccio in via Gola, nel caso specifico.
Un’altra precisazione da fare è che in via Gola “i centri sociali” non esistono: o meglio, l’immaginario dei “centri sociali” non esiste nel Paese tutto, così come se lo figura buona parte della popolazione. Via Gola ha una storia gloriosa di spazi sociali occupati che, ad oggi, non esistono più: l’ultimo luogo sociale occupato oggi è Cuore in Gola, che ha il merito di animare la “finta” zona pedonale locale con feste di compleanno per i bambini del circondario, oltre che a organizzare incontri culturali su tematiche spesso dimenticate.
In ultimo, per quanto condivisibile, l’azione del “cittadino” al quale è stato dato un pugno in faccia per l’essersi lamentato del falò, come riportato dal Corriere Milano in questo articolo, è stata certamente da sprovveduto. È poco consigliabile andare da soli in mezzo agli sbronzi per farsi giustizia da soli: lo si impara alle feste delle scuole superiori. Seppur la violenza immotivata sia sempre da codardi, sopratutto se con le spalle coperte dalla superiorità numerica.

via-gola-milano-1Fatte le dovute precisazioni, chi scrive è un abitante di via Emilio Gola, adottato nel 2009. Ho scelto questa zona 7 anni fa, poiché, passandoci, ho visto i ragazzi del quartiere giocare a calcio tra le auto, bandiere palestinesi ai balconi, scritte politiche sui muri e, particolare non da poco, in 100 metri di via si contano un bel numero di piccoli negozi, dal macellaio al “frutta e verdura” bio, passando dal locale di musica live fino al night club. Un ambiente che, personalmente, mi fa sentire a casa.
Al di là della visione personale sulla via, in Gola il problema individuato da “tutti” è lo spaccio per strada: ma a cosa è dovuto? Scherzando con un mio ex-ragazzo, dicevamo che, al tempo, la Moratti avesse una cartina di Milano stampata sulla scrivania: la tazza del caffè veniva sempre appoggiata su via Gola, facendo sì che se la dimenticasse ogni giorno. E il vero problema è questo: via Gola interessa solo quando capita qualcosa, quando una troupe di un qualche programma televisivo di avvoltoi (o di Iene) ha voglia di fare lo scoop (e che scoop, in Gola si spaccia dagli anni ’70!), ma non esistono politiche reali per il quartiere rivolte a chi già ci abita.

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Le assi bruciate durante il Capodanno provengono da un cantiere che giace morto da 6 anni, ovvero, da quando è stato raso al suolo il centro sociale L’Orso per costruirci una palazzina a due piani terminata a metà, letteralmente a metà. Nessun intervento del Comune: dopo 6 anni la proprietà ha abbattuto la metà non terminata lasciando un buco di cemento dieci metri per cinque.
Si è deciso di pedonalizzare la prima parte di via Gola, ed è sempre gradito quando spariscono le auto dalla strada: l’intervento del Comune? Cancellare (male) le righe gialle dei parcheggi e installare una telecamera. Stop. Di fatto, camminando per strada, sembra di essere l’ultimo sopravvissuto ad una catastrofe nucleare: non una panchina, non un’aiuola. Il nulla.

via-gola_25rcIl tratto di strada tra via Gola e via Magolfa (il proseguo di via Pichi) è stato abbandonato dall’amministrazione: è diventato un parcheggio selvaggio, dove, addirittura, alcune piante messe dal comune sono morte per l’incuria. Questa stessa via, per altro, non ha un nome preciso: dopo l’edificazione del lotto Gola/Magolfa (dove c’era un campo d’erba, l’ultimo in città) questo tratto di strada si sarebbe dovuta chiamare via Pichi. Ma qualcosa dev’essere andato storto all’ufficio predisposto al cambio toponomastico (altra tazza di caffè dimenticata sulla pratica?). Attualmente, la via è ancora ufficialmente “via Gola n.16/X”, ma gli stessi Ghisa scrivono sulle contravvenzioni “via Pichi”, rendendo tutti i residenti inclini al bipolarismo.

Qual è, dunque, la soluzione per rendere via Gola un luogo più sereno (e bello)? I militari? La polizia? Gli sgomberi, le retate, le multe, il coprifuoco o i jersey di cemento, magari? Oppure delle politiche inclusive rivolte alla popolazione – grazie al cielo variegata per provenienza, reddito e cultura – che puntino alla valorizzazione delle strade? Un presidio sì, ma educativo e culturale, che faccia da collante tra le mille anime di via Gola. Gli spazi commerciali sfitti ci sono, le risorse si trovano (nell’era del crowdfunding, e che diamine), manca solo la volontà.

un abitante di via Gola

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